04.10.2010. – Anche i privati e le associazioni cercano il business –

Lun. 4 -Non solo organismi professionali, nella scommessa della mediazione entrano in gioco anche i privati e chi ha maturato competenze in materia. Tutti convinti che si tratti di un’opportunità. «Facciamo conciliazione dal 1998 – ricorda Tiziana Pompei, vicesegretario di Unioncamere – la strutturazione sul territorio è ampia, finora 55 camere si sono accreditate, sono più della metà degli organismi iscritti». Di certo i numeri in ballo (600-800mila liti da dirimere) fanno impressione. «Siamo preparati all’impatto – aggiunge Pompei –: se la metà degli organismi sono camere di commercio allora è ragionevole ritenere che buona parte del contenzioso cadrà su queste». Sarà importante il rapporto con le altre forze in campo, «ci aspettiamo che si creino collegamenti virtuosi con gli ordini professionali».

 

Una posizione di forza è anche quella di Adr Center, organismo con sede centrale a Roma, che da anni fa mediazione, primo organismo registrato, il cui ad, Leonardo D’Urso si dice sicuro del successo della novità: «Non meno del 65% delle mediazioni andranno a buon fine. Saremo i nuovi giudici di pace, operatori di giustizia a tutti gli effetti». L’accordo è infatti titolo esecutivo e deve essere conforme all’ordine pubblico e alle norme imperative. «Finora abbiamo scherzato. Oggi c’è una responsabilità. È positivo l’interesse, anche perché bisogna coprire il territorio: occorre comunque che il ministero vigili», ha aggiunto l’ad di Adr Center. Secondo il quale «anche chi oggi corre per essere inserito nel registro dovrà adeguarsi quando sarà pubblicato il nuovo regolamento». Chiamati in causa soprattutto i mediatori: «Hanno sei mesi di tempo per aggiornare i propri requisiti. Ad esempio – precisa D’Urso – il corso di formazione è ora di 40 ore, con il regolamento sarà di 50, per cui è necessario fare 10 ore di corso. Per quanto ci riguarda, a fine ottobre partirà un corso integrativo per 100 nuovi mediatori».

 

Tra i nuovi nati, l’Angec, Associazione nazionale gestione conflitti di Reggio Calabria, e la Camera di conciliazione di Milano, che hanno appena ricevuto l’ok dal ministero. Mariantonietta Miccoli, presidente dell’associazione calabrese ricorda che «il mediatore in effetti non giudica, ma porta le parti a trovare la soluzione a cui magari non avevano pensato. E la condivisione rasserena il rapporto». «L’istituto – precisa Miccoli – non dovrebbe essere obbligatorio, ma non c’è altra via: nel 2003 è partita la conciliazione societaria, ma facoltativa, al sud nessuno l’ha sfruttata».

 

Stefano Rubiu, della Camera di Milano, sottolinea come sia un’opportunità per i legali: «Il nostro organismo è composto da soli avvocati, solo questi possono dare un contributo non solo come mediatori, ma anche come consulenti». Bisogna valutare l’impatto. «Non so fino a che punto un centinaio di organismi in tutta Italia possano reggere. A Milano – lancia l’allarme Rubiu – siamo una ventina. Se da marzo arriva tutto quel contenzioso rischiamo di trasformarci in tanti tribunalini…».

Fonte: IL SOLE 24 ORE

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