Stampa

Corte di Cassazione n. 19730/2016 -notifica a persona diversa dal destinatario - in caso di mancata attestazione della spedizione raccomandata informativa è nulla – 03.10.2016.

Scritto da Redazione on . Postato in Articoli News

“in caso di consegna del piego a persona diversa dal destinatario dell’atto, l’omessa attestazione della spedizione della lettera raccomandata dall’ultimo comma dell’art. 7 costituisce, non una mera irregolarità, ma un vizio dell’attività dell’agente postale che determina, fatti salvi gli effetti della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, la nullità della notificazione nei riguardi del destinatario”

CORTE DI CASSAZIONE

II SEZIONE CIVILE

SENTENZA N. 19730 – 14 SETTEMBRE -3 OTTOBRE 2016

 

Presidente Bucciante – Relatore Giusti

Fatti di causa

– Con sentenza in data 17 luglio 2012 il Tribunale di Trento, sezione distaccata di Cles, respingeva la domanda di M.G. di accertamento del confine con la proprietà del convenuto M.A. e, in accoglimento della domanda da quest’ultimo avanzata in via riconvenzionale, accertava e dichiarava l’avvenuto acquisto, in forza di usucapione, della servitù di passaggio a piedi e con mezzi meccanici a carico del fondo dell’attore ed a favore della (…) .

– Con sentenza in data 21 novembre 2013 la Corte d’appello di Trento ha dichiarato inammissibile, in quanto tardivo, il gravame proposto da M.G. con atto notificato il 31 ottobre 2012.

2.1. – La Corte d’appello ha rilevato che nella specie la sentenza del Tribunale è stata notificata a mezzo del servizio postale al difensore della parte soccombente ai fini della decorrenza del termine breve concesso dalla legge per l’impugnazione.

Quanto al dies a quo relativo a detto termine, la Corte di Trento ha ritenuto la notifica perfezionata in data 28 settembre 2012, allorquando l’Avv. Marco F., figlio e socio dell’Avv. Franco F., procuratore di M.G. , ha ricevuto il plico postale pressolo studio legale di M…, corso M...

La Corte d’appello ha escluso che detta notifica si sia perfezionata nella successiva data del 1 ottobre 2012, allorché l’ufficiale postale ha provveduto – come prescritto dall’art. 7, ultimo comma, della legge 20 novembre 1982, n. 890, aggiunto dall’art. 36, comma 2-quater, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito con la legge 28 febbraio 2008, n. 31 – ad inviare all’Avv. Franco F. (sempre al medesimo indirizzo) la comunicazione di avvenuta notifica (cosiddetta CAN).

– Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello M.G. ha proposto ricorso, con atto notificato il 23 maggio 2014, sulla base di un motivo.

L’intimato ha resistito con controricorso.

Ragioni della decisione

– Con l’unico mezzo (violazione e falsa applicazione dell’art. 7 della legge 20 novembre 1982, n. 890, come modificato dall’art. 36, comma 2-quater, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito nella legge 28 febbraio 2008, n. 31, nonché dell’art. 325 cod. proc. civ.) il ricorrente sostiene che la notifica della sentenza non poteva ritenersi perfezionata il giorno 28 settembre 2012, essendo il piego stato consegnato a persona diversa dal destinatario e dovendo necessariamente seguire l’invio della comunicazione di avvenuta notificazione, effettuato il 1 ottobre 2012. Ad avviso del ricorrente, la notifica della sentenza del Tribunale di Trento, sezione distaccata di Cles, si è perfezionata, nei confronti del procuratore di M.G. , il giorno 1 ottobre 2012. Ciò in quanto la notifica a mezzo posta di un atto giudiziale, non consegnato personalmente al destinatario, si perfeziona soltanto alla data della notizia che l’ufficio postale dà al destinatario a mezzo della prescritta raccomandata, non già alla data della consegna dell’atto a persona diversa dal destinatario, pur abilitata a riceverlo.

– La censura è fondata.

2.1. – Ai sensi dell’art. 7 della legge n. 890 del 1982, in tema di notificazione di atti a mezzo posta, “l’agente postale consegna il piego nelle mani proprie del destinatario, anche se dichiarato fallito”; ma “se la consegna non può essere fatta personalmente al destinatario, il piego è consegnato, nel luogo indicato sulla busta che contiene l’atto da notificare, a persona di famiglia che conviva anche temporaneamente con lui ovvero addetta alla casa ovvero al servizio del destinatario, purché il consegnatario non sia persona manifestamente affetta da malattia mentale o abbia età inferiore a quattordici anni” (in mancanza delle persone suindicate, poi, “il piego può essere consegnato al portiere dello stabile ovvero apersona che, vincolata dal rapporto di lavoro continuativo, è comunque tenuto alla distribuzione della posta al destinatario”).

L’art. 36, comma 2-quater, del decreto-legge n. 248 del 2007, convertito nella legge n. 31 del 2008, ha introdotto una cautela ulteriore per l’ipotesi in cui il piego non venga consegnato personalmente al destinatario dell’atto, aggiungendo al citato art. 7 un comma, l’ultimo, con cui si prevede che, in tal caso, “l’agente postale dà notizia al destinatario medesimo dell’avvenuta notificazione dell’atto a mezzo di lettera raccomandata”.

Ad avviso del Collegio, la notifica a mezzo posta eseguita mediante consegna dell’atto a persona diversa dal destinata – indicato sulla busta che contiene l’atto può considerarsi perfezionata, dopo la legge n. 31 del 2008, dalla spedizione, allo stesso destinatario dell’atto, della lettera raccomandata con cui l’agente postale lo informa dell’avvenuto recapito dell’atto al terzo estraneo, pur abilitato a riceverlo. In altri termini, la notificazione a mezzo posta non coincide con la consegna dell’atto a persona, pur abilitata, ma diversa dal destinatario: il procedimento notificatorio attende, per il suo completamento, l’ulteriore elemento della fattispecie a formazione progressiva, costituito dall’invio al destinatario medesimo, a cura dell’agente postale, della prescritta lettera raccomandata con cui si dà notizia dell’avvenuta notificazione dell’atto.

Siffatta interpretazione dell’art. 7 della legge n. 890 del 1982 si pone in linea con i precedenti di questa Corte. Per un verso, infatti, si è statuito (Cass. Pen., Sez. VI, 17 novembre 2010, dep. 2 febbraio 2011, n. 3827) che la notifica a mezzo posta eseguita mediante consegna dell’atto a persona diversa dal destinatario, pur se al domicilio dichiarato, non può considerarsi perfezionata, dopo l’entrata in vigore della legge n. 31 del 2008, finché non sopraggiunga l’ulteriore adempimento della spedizione allo stesso destinatario della lettera raccomandata che lo informa dell’avvenuto recapito dell’atto al terzo estraneo. E per l’altro verso si è rilevato (Cass. civ., Sez. V, 25 gennaio 2010, n. 1366; Cass. civ., Sez. Lav., 21 agosto 2013, n. 19366) che, in caso di consegna del piego a persona diversa dal destinatario dell’atto, l’omessa attestazione della spedizione della lettera raccomandata dall’ultimo comma dell’art. 7 costituisce, non una mera irregolarità, ma un vizio dell’attività dell’agente postale che determina, fatti salvi gli effetti della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, la nullità della notificazione nei riguardi del destinatario.

Ne deriva che, ove oggetto della notificazione a mezzo del servizio postale sia una sentenza ed il piego che la contiene sia consegnato, non personalmente al destinatario, ma ad un terzo abilitato a riceverlo, il termine breve per l’impugnazione, di cui all’art. 325 cod. proc. civ., decorre dalla data di perfezionamento della notificazione, coincidente, non con quella della consegna del piego, ma con il momento, successivo, della spedizione, al destinatario medesimo, della prescritta lettera raccomandata informativa a cura dell’agente postale.

2.2. – Ha pertanto errato la Corte di Trento a ritenere tardiva la notificazione dell’atto di appello.

Poiché, infatti, in data 28 settembre 2013 la sentenza emessa dal Tribunale è stata consegnata dall’agente postale a persona diversa dal destinatario (all’Avv. Marco F., figlio e socio dell’Avv. Franco P., procuratore domiciliatario di M.G. ), la notifica si è perfezionata soltanto il successivo 1 ottobre 2012, allorché l’agente postale ha inviato al destinatario medesimo, a mezzo di lettera raccomandata, la comunicazione di avvenuta notificazione; e rispetto a tale dies a quo è tempestivo l’appello notificato in data 31 ottobre 2012.

– La sentenza impugnata è cassata.

La causa deve essere rinviata ad altra sezione della Corte d’appello di Trento.

Il giudice del rinvio provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese, ad altra sezione della Corte d’appello di Trento.

Stampa

Corte di Cassazione sentenza n. 24629/2015 - opposizione a decreto ingiuntivo – spetta all’opponente avviare il procedimento di mediazione, in mancanza l’opposizione sarà improcedibile – 03/12/2015 -

Scritto da Redazione on . Postato in Articoli News

La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha definitivamente chiarito: “E', dunque, l'opponente ad avere interesse ad avviare il procedimento di mediazione pena il consolidamento degli effetti del decreto ingiuntivo ex art. 653 c.p.c.. Soltanto quando l'opposizione sarà dichiarata procedibile riprenderanno le normali posizioni delle parti: opponente convenuto sostanziale, opposto - attore sostanziale. Ma nella fase precedente sarà il solo opponente, quale unico interessato, ad avere l'onere di introdurre il procedimento di mediazione; diversamente, l'opposizione sarà improcedibile”.

 

CORTE DI CASSAZIONE

III SEZIONE CIVILE

SENTENZA N. 24629/2015

Presidente: VIVALDI ROBERTA

Relatore: VIVALDI ROBERTA

Data pubblicazione: 03/12/2015

SENTENZA Rep.

sul ricorso 116-2014 proposto da: Ud. 07/10/2015

A. SRL .., in persona dell'amministratore unico Sig. G. S., considerata domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall'avvocato O. O. giusta procura a margine del ricorso;

- ricorrente -

contro

B. SRL, in persona dell'A.U. L. C., elettivamente domiciliata in ROMA, …72, presso lo studio dell'avvocato D. B.I i ., che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato G.T. giusta procura in calce al controricorso;

- controricorrente –

avverso la sentenza n. 946/2013 della CORTE D'APPELLO di TORINO, depositata il 16/05/2013 R.G.N. 1891/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 07/10/2015 dal Consigliere Dott. ROBERTA VIVALDI; udito l'Avvocato M. S. per delega; udito l'Avvocato D. B. .; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. GIOVANNI GIACALONE che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La A. srl ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi avverso la sentenza del 16.5.2013 con la quale la Corte d'Appello di Torino - in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso 'nei suoi confronti su ricorso della B.  srl per il pagamento di canoni di locazione - aveva confermato la sentenza di primo grado che aveva dichiarato improcedibile l'opposizione proposta per il mancato avvio della mediazione obbligatoria ai sensi dell'art. 5 d.lgs n. 28 del 2010. Resiste con controricorso la B. srl.

MOTIVI DELLA DECISIONE

In via preliminare va disattesa l'eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla resistente. Vero è che è ammissibile l'impugnazione con la quale l'appellante si limiti a dedurre soltanto vizi di rito avverso una pronuncia che abbia deciso anche nel merito in senso a lui sfavorevole, solo ove i vizi denunciati comporterebbero, se fondati, una rimessione al primo giudice ai sensi degli artt. 353 e 354 c.p.c..

Nelle ipotesi in cui, invece, il vizio denunciato non rientra in uno dei casi tassativamente previsti dai citati artt. 353 e 354 c.p.c., è necessario che l'appellante deduca ritualmente anche le questioni di merito. Diversamente, l'appello fondato esclusivamente su vizi di rito è inammissibile, oltre che per un difetto di interesse, anche per non rispondenza al modello legale di impugnazione (S.U. 14.12.1998 n. 12541; da ultimo Cass. 29.1.2010 n. 2053; Cass.25.9.2012 n. 16272). Ma questo solo se la pronuncia abbia deciso anche nel merito in senso sfavorevole all'impugnante; situazione che non si è verificata nel caso in esame di pronuncia, solo in rito, sulla improcedibilità della opposizione.

Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione, falsa applicazione di norma di diritto (art. 360, coma 1 ° , n. 3, c,p.c.): in particolare, violazione dell'art. 5 D.lgs 28/2010. La disposizione di cui all'art. 5 d.lgs. n. 28 del 2010, di non facile lettura, deve essere interpretata conformemente alla sua ratio. La norma è stata costruita in funzione deflattiva e, pertanto, va interpretata alla luce del principio costituzionale del ragionevole processo e, dunque, dell'efficienza processuale. In questa prospettiva la norma, attraverso il meccanismo della mediazione obbligatoria, mira - per così dire - a rendere il processo la extrema ratio: cioè l'ultima possibilità dopo che le altre possibilità sono risultate precluse.  Quindi l'onere di esperire il tentativo di mediazione deve allocarsi presso la parte che ha interesse al processo e ha il potere di iniziare il processo. Nel procedimento per decreto ingiuntivo cui segue l'opposizione, la difficoltà di individuare il portatore dell'onere deriva dal fatto che si verifica una inversione logica tra rapporto sostanziale e rapporto processuale, nel senso che il creditore del rapporto sostanziale diventa l'opposto nel giudizio di opposizione. Questo può portare ad un errato automatismo logico per cui si  individua nel titolare del rapporto sostanziale (che normalmente è " l'attore nel rapporto processuale) la parte sulla quale grava l'onere.  Ma in realtà - avendo come guida il criterio ermeneutico dell'interesse e del potere di introdurre il giudizio di cognizione - la soluzione deve essere quella opposta. Invero, attraverso il decreto ingiuntivo, l'attore ha scelto la linea deflattiva coerente con la logica dell'efficienza processuale e della ragionevole durata del processo. E' l'opponente che ha il potere e l'interesse ad introdurre il giudizio di merito, cioè la soluzione più dispendiosa, osteggiata dal legislatore. E' dunque sull'opponente che deve gravare l'onere della mediazione obbligatoria perché è l'opponente che intende precludere la via breve per percorrere la via lunga. La diversa soluzione sarebbe palesemente irrazionale perché premierebbe la passività dell'opponente e accrescerebbe gli oneri della parte creditrice. Del resto, non si vede a quale logica di efficienza risponda una interpretazione che accolli al creditore del decreto ingiuntivo l'onere di effettuare il tentativo di mediazione quando ancora non si sa se ci sarà opposizione allo stesso decreto ingiuntivo.

E', dunque, l'opponente ad avere interesse ad avviare il procedimento di mediazione pena il consolidamento degli effetti del decreto ingiuntivo ex art. 653 c.p.c.. Soltanto quando l'opposizione sarà dichiarata procedibile riprenderanno le normali posizioni delle parti: opponente convenuto sostanziale, opposto - attore sostanziale. Ma nella fase precedente sarà il solo opponente, quale unico interessato, ad avere l'onere di introdurre il procedimento di mediazione; diversamente, l'opposizione sarà improcedibile. Il motivo, quindi, non è fondato.

Con il secondo motivo si denuncia vizio di omessa, insufficiente, e comunque contraddittoria, motivazione circa il fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360, coma 1°, n. 5, c.p.c.). Il motivo è inammissibile perché aspecifico. La ricorrente, al di là della critica, soltanto enunciata, non specifica, né riporta in ricorso, quali siano le parti della motivazione insufficienti, carenti o contraddittorie, né indica quali siano le ragioni della decisività degli errori motivazionali; vai a dire la loro rilevanza ai fini della decisione. Conclusivamente il ricorso è rigettato. La novità delle questioni trattate giustifica la compensazione delle spese. Sussistono le condizioni per l'applicazione del disposto dell'art. 13 c. 1 quater dpr n. 115/2002 introdotto dalla legge 228 del 2012.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso Compensa le spese. Ai sensi dell'art. 13, comma 1 quater del d.p.r. n. 115/2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del coma 1- bis, dello stesso art. 13. Così deciso in Roma, il giorno 7 ottobre 2015, nella Camera di Consiglio della Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione.

Stampa

Convegno del 23 aprile 2015 ad Aversa (CE) - " Il Giudice di Pace a XX anni dalla sua istituzione, storia, bilancio, prospettive alla luce del DDL di riforma della M.O."

Scritto da Redazione on . Postato in Articoli News

Il 23 aprile, presso il Teatro Cimarosa di Aversa, in occasione del ventennale dall'istituzione del Giudice di Pace, si terrà un importante incontro, ove verrà tracciato un bilancio sull'importantissimo contributo che il Giudice " di prossimità " cioè vicino al cittadino, ha portato all'intero sistema giustizia. L'Avv. Nicola di Foggia, Giudice di Pace di Napoli e Vice Presidente dell'Associazione Nazionale Giudici di Pace, ha curato l'organizzazione dell'evento, al quale parteciperanno  il Sindaco di Aversa, Giuseppe Sagliocco, nonché importanti rappresentanti della Giustizia, in particolare l'Avv. Raffaele Cennicola, Avvocato Generale della Suprema Corte di Cassazione, il Presidente della Corte di Appello di Napoli, Antonio Bonajuto, il Procuratore Generale della Repubblica di Napoli, Luigi Mastrominico, il Presidente del Tribunale di Napoli Nord, Elisabetta Garzo, il Procuratore Generale della Repubblica Tribunale Napoli Nord, Francesco Greco, il Presidente della Camera Penale di Aversa, Paolo Trofino, il Presidente della Camera Civile di Aversa, Carlo Maria Palmiero,  l'Avv. Vincenzo Crasto, Giudice di Pace, delegato dall'Angdp al CNF. Inoltre, all'incontro è prevista la partecipazione, tra gli altri, del Prof. Modestino Acone, Docente di Diritto Processuale Civile, del rappresentante dell'Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Cioffi, di un rappresentante del CNF, Maria Masi, nonché del Presidente della Cassa Forense, Nunzio Luciano. 

Stampa

Differita Evento Streaming Processo Telematico

Scritto da La Redazione on . Postato in Articoli News

Il sito Giudicedipace.it e' lieto di offrire ai propri lettori, in collaborazione con RoadTvItalia, la differita dell'evento formativo sul PROCESSO TELEMATICO del giorno 11/03/2015 :

 

Stampa

Regolamento recante disposizioni per l’accertamento dell’esercizio della professione di Avvocato

Scritto da Redazione on . Postato in Articoli News

Il Ministero della Giustizia  ha adottato lo schema del decreto relativo al Regolamento recante disposizioni per l’accertamento dell’esercizio della professione, a norma dell’articolo 21, comma 1, della 31 dicembre 2012, n. 247”, sottoposto all'esame del CNF per il relativo parere.

In esso sono sanciti, in otto punti, i requisiti che, comprovanti un esercizio effettivo, continuativo, abituale e prevalente, consentono la permanenza nell'Albo degli avvocati.

Tali requisiti devono concorrere congiuntamente, con la conseguenza che la mancanza anche di uno solo di essi determina la cancellazione dall'Albo: ogni tre anni il consiglio dell'ordine circondariale procederà alla verifica della sussistenza delle predette condizioni, verifica che però non sarà svolta per i primi cinque anni dalla prima iscrizione all'albo (quindi è stata esclusa, nei termini indicati, per i giovani avvocati).

 

Qui di seguito i requisiti richiesti:

 a) titolarità di una partita IVA attiva; 

b) l’uso di locali e di almeno un’utenza telefonica destinati allo svolgimento professionale, anche in associazione professionale, società professionale o in associazione di studio con altri colleghi;

c) la trattazione di almeno cinque affari per ciascun anno, anche se l’incarico professionale è stato conferito da altro professionista (es. domiciliazioni);

d) la titolarità di un indirizzo di posta elettronica certificata, comunicato al consiglio dell’Ordine;

e) adempimento dell’obbligo di aggiornamento professionale secondo le modalità e le condizioni stabilite dal Consiglio Nazionale Forense;

f) possesso di una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione, ai sensi dell’art. 12, comma 1, della legge;

g) versamento dei contributi annuali dovuti al consiglio dell’ordine;

h) versamento dei contributi dovuti alla Cassa di Previdenza Forense.

 

Il Consiglio dell'Ordine circondariale, qualora accerti la mancanza dei requisiti sopra elencati, prima di deliberare la cancellazione dall'Albo, invita l'avvocato a presentare eventuali osservazioni entro un termine non inferiore a trenta giorni per dedurre giustificati motivi oggettivi o soggettivi. L’avvocato può chiedere di essere ascoltato personalmente.

La delibera di cancellazione è notificata entro quindici giorni all’interessato e comunicata al CNF e a tutti i consigli degli ordini territoriali.

É prevista la possibilità per l'avvocato che sia stato cancellato di iscriversi nuovamente all'Albo, ma i termini sono diversi a seconda delle ipotesi: infatti nel caso in cui un avvocato sia stato cancellato perché privo di partita IVA o non abbia in uso il locale o l'utenza telefonica o non sia in possesso di posta elettronica certificata o di polizza assicurativa o perché non abbia versato i contributi al consiglio dell'ordine o quelli alla Cassa di Previdenza Forense, quest'ultimo può essere nuovamente iscritto all'Albo in qualunque momento, purchè dimostri di avere acquisito i predetti requisiti.

Quando invece l'avvocato sia stato cancellato per non aver trattato almeno cinque casi all'anno o per non aver assolto all'obbligo di aggiornamento professionale, non potrà essere nuovamente iscritto all'albo prima che siano decorsi dodici mesi da quando la delibera di cancellazione è divenuta esecutiva.