Corte di Cassazione Ordinanza n. 6837/2022 – Cartelle esattoriali - Impugnabilità dell’estratto ruolo esattoriale – 02.03.2022 .

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza in esame, nonostante la recente normativa introdotta, che prevede la non impugnabilità dell’estratto ruolo esattoriale, in attesa della decisione della Corte Costituzionale, ha ritenuto l’estratto ruolo esattoriale impugnabile, in particolare, ha ribadito: “L'estratto di ruolo è atto interno all'Amministrazione da impugnare unitamente all'atto impositivo, notificato di regola con la cartella di pagamento, perché solo da quel momento sorge l'interesse ad instaurare la lite ex art. 100 c.p.c., salvo il caso in cui il ruolo e la cartella non siano stati notificati: ipotesi in cui, non potendo essere compresso o ritardato l'esercizio del diritto alla…

Corte di Cassazione Ordinanza n. 24632/2020 – ritardo o cancellazione volo aereo – richiesta pagamento compensazione pecuniaria e risarcimento del danno -competenza del giudice adito – 05.11.2020 –

Importante Ordinanza della Corte di Cassazione, relativa alla competenza e alla giurisdizione del giudice adito, in materia di compensazione pecuniaria e risarcimento danni subiti a causa del ritardo e/o della cancellazione dei voli aerei. In particolare, la Suprema Corte, richiamando una importante sentenza della Corte di Giustizia Europea, ha precisato che le due domande sono soggette ciascuna alla competenza di un giudice diverso. La domanda di pagamento dell'indennizzo previsto dal Regolamento 261/04 è soggetta alle regole di giurisdizione e di competenza "ordinarie", stabilite dal Regolamento 1215/12. Mentre la domanda di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale è soggetta,…

Corte di Cassazione Ordinanza n. 40627/2021 – verbale di contestazione -tutor -in caso di contestazione la prova dell’omologazione spetta all’amministrazione -17.12.2021 -

Con l’Ordinanza in esame la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un automobilista, ribadendo il principio enunciato dalla Corte costituzionale: “con il principio di diritto più volte enunciato da questa Corte, la quale ha chiarito che in presenza di contestazione da parte del soggetto sanzionato spetta all'Amministrazione la prova positiva dell'iniziale omologazione e della periodica taratura dello strumento”. CORTE DI CASSAZIONE II SEZIONE CIVILE ORDINANZA N. 40627 Anno 2021 Presidente: ORILIA LORENZO Relatore: GRASSO GIUSEPPE Data pubblicazione: 17/12/2021 la seguente ORDINANZA sul ricorso 31922-2018 proposto da: B. M., rappresentato e difeso dall'avvocato D. S., giusta delega in…

Corte di Cassazione Sezioni Unite Civili Sentenza n. 10012/2021 – validità notifica in caso di irreperibilità temporanea – non basta la prova della spedizione - è necessaria la prova dell’avviso di…

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza in esame ha, finalmente, risolto il contrasto interpretativo esistente sulla questione all’interno della giurisprudenza di legittimità, che vedeva contrapposte due diversi indirizzi sulla procedura notificatoria degli atti impositivi, in particolare sull’applicazione dell art. 8, legge 890/1982. Il massimo Collegio di legittimità ha “ cestinato” l’orientamento che afferma che ai fini della prova del perfezionamento della notifica postale diretta in caso di assenza temporanea del destinatario, è sufficiente che l’Ente impositore notificante produca in giudizio l’avviso di ricevimento della raccomandata contenente l’atto notificando, con…

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Corte di Cassazione Sezioni Unite n° 10672/09 – impugnabilità del preavviso di fermo amministrativo – 11.05.09. -

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Images: cassazione sito.jpgLa Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con l'ordinanza in oggetto,  ha stabilito che il preavviso di fermo amministrativo previsto dall'art. 86 del d.P.R. n. 602 del 1973 è un atto impugnabile, precisando tra l’altro: “che deve ritenersi impugnabile ogni atto che porti, comunque, a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa tributaria, in quanto sorge in capo al contribuente destinatario, già al momento della ricezione della notizia, l'interesse, ex art. 100 c.p.c., a chiarire, con pronuncia idonea ad acquisire effetti non più modificabili, la sua posizione in ordine alla stessa e, quindi, ad invocare una tutela giurisdizionale, comunque, di controllo della legittimità sostanziale della pretesa impositiva e/o dei connessi accessori vantati dall'ente pubblico”.    



                                                           CORTE DI CASSAZIONE
   

                                                            SEZIONI UNITE CIVILI
   

                                                 Ordinanza 11 maggio 2009, n. 10672
           




                                                     SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
   

La controversia concerne l'impugnazione di un preavviso di fermo amministrativo di una autovettura comunicato al contribuente dal concessionario GET S.p.A. a seguito del mancato pagamento di cartelle esattoriali relative ai contributi dovuti al Consorzio di Bonifica Ufficio Fiumi e Fossi di Pisa per gli anni dal 1994 al 1999.
L'azione era proposta innanzi al Giudice di Pace di Pisa, che, su istanza della parte, sospendeva il minacciato fermo amministrativo: tanto l'esattore che l'ente impositore contestavano, nel costituirsi in giudizio, l'impugnabilità del preavviso, sostenendo che solo l'eseguito fermo avrebbe potuto costituire oggetto di impugnazione.
 Il contribuente, al fine di risolvere ogni dubbio, ha proposto ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione innanzi a queste Sezioni Unite, chiedendo che venga determinata a quale giudice spetti la giurisdizione nell'ipotesi di impugnazione del preavviso di fermo amministrativo. Né l'esattore, né l'ente impositore si sono costituiti in giudizio.   

                                                                 MOTIVAZIONE
   

Al quesito posto dal ricorrente - a quale giudice spetti la giurisdizione in una controversia che concerna l'impugnazione di un preavviso di fermo amministrativo ex art. 86, d.P.R. n. 602 del 1973 - queste Sezioni Unite hanno già dato una risposta (indiretta) con l'ordinanza n. 14831 del 2008, pronunciata in una fattispecie nella quale oggetto di impugnazione era, come nel caso in esame, un preavviso di fermo amministrativo.
 
Nella richiamata ordinanza, nella quale, tuttavia, il tema della impugnabilità del preavviso di fermo non è stato affrontato direttamente, è stato affermato il seguente principio di diritto: «Il giudice tributario innanzi al quale sia stato impugnato un provvedimento di fermo di beni mobili registrati ai sensi del d.P.R. n. 602 del 1973, art. 86, deve accertare quale sia la natura - tributaria o non tributaria - dei crediti posti a fondamento del provvedimento in questione, trattenendo, nel primo caso, la causa presso di sé, interamente o parzialmente (se il provvedimento faccia riferimento a crediti in parte di natura tributaria e in parte di natura non tributaria), per la decisione del merito e rimettendo, nel secondo caso, interamente o parzialmente, la causa innanzi al giudice ordinario, in applicazione del principio della translatio iudicii.
Allo stesso modo deve comportarsi il giudice ordinario eventualmente adito.
Il debitore, in caso di provvedimento di fermo che trovi riferimento in una pluralità di crediti di natura diversa, può comunque proporre originariamente separati ricorsi innanzi ai giudici diversamente competenti».
 
Nel caso di specie si tratta sicuramente di materia tributaria essendo l'atto impugnato relativo ad una pretesa di contributi consortili e sul punto queste Sezioni Unite hanno stabilito che: «I contributi spettanti ai consorzi di bonifica ed imposti ai proprietari per le spese di esecuzione, manutenzione ed esercizio delle opere di bonifica e di miglioramento fondiario, rientrano nella categoria generale dei tributi, con la conseguenza che la domanda di restituzione delle somme versate a tale titolo, proposta dopo il primo gennaio 2002, è devoluta alla giurisdizione delle commissioni tributarie, in applicazione del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 2 nel testo modificato dalla l. 28 dicembre 2001, art. 12, n. 448, il quale ha esteso la giurisdizione tributaria a tutte le controversie aventi ad oggetto tributi di ogni genere e specie» (Cass. S.U. n. 10703 del 2005). 
Vi è altro, tuttavia, su cui occorre ragionare, sia in relazione alla circostanza che nel caso di specie l'azione sia stata introdotta anteriormente all'entrata in vigore della modifica apportata al d.lgs. n. 546 del 1992, art. 19, dal d.l. n. 223 del 2006, art. 35, comma 25-quinquies, che ha collocato tra gli atti impugnabili innanzi al giudice tributario anche il fermo ex art. 86, d.P.R. n. 602 del 1973, sia in relazione al fatto che nel caso di specie l'atto impugnato sia costituito dal preavviso e non da un già eseguito fermo amministrativo.
 Orbene nella richiamata ordinanza n. 14831 del 2008, queste Sezioni Unite avevano ritenuto che, alla luce della modifica introdotta all'art. 19, d.lgs. n. 546 del 1992, dall'art. 35, comma 26-quinquies, d.l. n. 223 del 2006 (convertito con modificazioni con l. n. 248 del 2006), non potesse essere mantenuta l'esegesi anteriormente proposta dalle medesime Sezioni Unite (ord. nn. 2053 e 14701 del 2006), secondo cui la giurisdizione sul fermo amministrativo spettava al giudice ordinario essendo tale atto "preordinato all' espropriazione forzata, atteso che il rimedio, regolato da norme collocate nel titolo 2° sulla riscossione coattiva delle imposte, si inserisce nel processo di espropriazione forzata esattoriale quale mezzo di realizzazione del credito".
Questa esegesi, hanno affermato le Sezioni Unite nell'ordinanza n. 14831 del 2008, "non può oggi essere mantenuta di fronte alla chiara volontà del legislatore di escludere il fermo di beni mobili registrati dalla sfera tipica dell' espropriazione forzata, rafforzando l'idea, da alcuni sostenuta, che l'adozione dell'atto in questione si riferisca ad una procedura alternativa all'esecuzione forzata vera e propria, che nel d.P.R. n. 602 del 1973, trova la propria tipizzante disciplina nel capo II del titolo II (mentre la disciplina del fermo di beni mobili registrati, non a caso, sarebbe dettata nel capo III, del medesimo titolo)".
 Queste conclusioni, che danno corpo ad una valenza non solo innovativa, ma anche (e prima ancora) interpretativa delle modifiche normative disposte con l'art. 35, comma 25-quinquies, d.l. n. 223 del 2006, potrebbero ritenersi risolutive nel caso di specie a superare il dubbio che, essendo stata la causa introdotta anteriormente alla richiamata modifica dell'art. 19, d.lgs. n. 546 del 1992, debba essere confermata la giurisdizione del giudice ordinario effettivamente adito: se il fermo amministrativo non è, come sembra invero più giusto ritenere anche in relazione alla collocazione "topografica" di tale atto nel sistema normativo, un atto dell' espropriazione forzata, ma un atto riferito ad una procedura alternativa all'esecuzione forzata vera e propria, allora deve escludersi la giurisdizione del giudice ordinario che, in materia tributaria, ha giurisdizione relativamente alle sole controversie attinenti alla fase dell'esecuzione forzata. Ma vi è un ulteriore elemento da considerare: la circostanza che nel caso di specie oggetto dell'impugnazione sia un preavviso di fermo amministrativo, la cui impugnabilità è, peraltro, il nucleo centrale della controversia. 
Il preavviso di fermo è stato istituito dall'Agenzia delle Entrate con nota n. 57413 del 9 aprile 2003, disponendo che i concessionari, una volta emesso il provvedimento di fermo amministrativo dell'auto, ma prima di procedere alla iscrizione del medesimo, comunichino al contribuente moroso - che non abbia cioè provveduto a pagare il dovuto entro i sessanta giorni dalla notifica della cartella - un avviso ad adempiere al debito entro venti giorni, decorsi i quali si provvedere a rendere operativo il fermo.
La richiamata nota dell'Agenzia delle Entrate dispone, inoltre, che nell'ipotesi di persistente inadempimento, il preavviso «vale, ai sensi del d.m. 7 settembre 1998, n. 503, art. 4, comma 1, secondo periodo, (il quale resta applicabile, giusta la disposizione di cui all'art. 3, comma 41, d.l. n. 203 del 2005, convertito con modificazioni con l. n. 248 del 2005, fino all'emanazione del decreto ministeriale previsto dal comma 4 dell'art. 86, d.P.R. n. 602 del 1973, in ordine alle procedure per l'esecuzione del fermo amministrativo), come comunicazione di iscrizione del fermo a decorrere dal ventesimo giorno successivo».
Sicché il preavviso è sostanzialmente l'unico atto mediante il quale il contribuente viene a conoscenza della esistenza nei suoi confronti di una procedura di fermo amministrativo dell'autoveicolo.
 
Come è evidente il preavviso si colloca all'interno di una sequela procedimentale - emanazione del provvedimento di fermo, preavviso, iscrizione del provvedimento emanato - finalizzata ad assicurare, mediante una pronta conoscibilità del provvedimento di fermo, una ampia tutela del contribuente che di quel provvedimento è il destinatario: in questa prospettiva il preavviso di fermo svolge una funzione assolutamente analoga a quella dell'avviso di mora nel quadro della comune procedura esecutiva esattoriale, e come tale avviso esso non può non essere un atto impugnabile.
In specie qualora si pensi che, come tante volte accade con l'avviso di mora, l'atto in questione potrebbe essere il primo atto (e, peraltro, valendo anche come comunicazione dell'automatica iscrizione del fermo, il solo atto) con il quale il contribuente viene a conoscenza dell'esistenza nei suoi confronti di una pretesa tributaria che egli ha interesse a contrastare.
 Il fatto che il preavviso di fermo amministrativo non compaia esplicitamente nell'elenco degli atti impugnabili contenuto nel d.lgs. n. 546 del 1992, art. 19, non costituisce un ostacolo, in quanto, secondo un principio già affermato da questa Corte, e che il Collegio condivide, l'elencazione degli atti impugnabili, contenuta nel d.lgs. n. 546 del 1992, art. 19 va interpretata in senso estensivo, sia in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente (artt. 24 e 53 Cost.) e di buon andamento della p.a. (art. 97 Cost.), che in conseguenza dell'allargamento della giurisdizione tributaria operato con la l. n. 448 del 2001.
Con la conseguenza che deve ritenersi impugnabile ogni atto che porti, comunque, a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa tributaria, in quanto sorge in capo al contribuente destinatario, già al momento della ricezione della notizia, l'interesse, ex art. 100 c.p.c., a chiarire, con pronuncia idonea ad acquisire effetti non più modificabili, la sua posizione in ordine alla stessa e, quindi, ad invocare una tutela giurisdizionale, comunque, di controllo della legittimità sostanziale della pretesa impositiva e/o dei connessi accessori vantati dall'ente pubblico (v. Cass. nn. 21045 del 2007, 27385 del 2008).
 
Pertanto deve essere affermato il seguente principio di diritto: «Il preavviso di fermo amministrativo ex art. 86, d.P.R. n. 602 del 1973 che riguardi una pretesa creditoria dell'ente pubblico di natura tributaria è impugnabile innanzi al giudice tributario in quanto atto funzionale, in una prospettiva di tutela del diritto di difesa del contribuente e del principio di buon andamento della pubblica amministrazione, a portare a conoscenza del medesimo contribuente, destinatario del provvedimento di fermo, una determinata pretesa tributaria rispetto alla quale sorge ex art. 100 c.p.c. l'interesse del contribuente alla tutela giurisdizionale per il controllo della legittimità sostanziale della pretesa impositiva». Nel caso di specie deve, quindi, essere dichiarata la giurisdizione del giudice tributario e le parti devono essere rimesse innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Pisa.
La novità della questione giustifica la compensazione delle spese.
   

                                                                      P.Q.M.
   

La Corte Suprema di Cassazione, pronunciando sul ricorso dichiara la giurisdizione del giudice tributario e rimette le parti innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Pisa. Compensa le spese.
 
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Corte di Cassazione Sezioni Unite n° 14831 – fermo amministrativo – giurisdizione e competenza – natura del credito che ha originato il provvedimento – 05.06.08. -

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Images: cassazione sito.jpgImportantissima sentenza della Suprema Corte a Sezioni Unite, in materia di  fermi amministrativi ed ipoteche ex D.P.R. 602/73. In particolare, la Corte ha stabilito il principio di diritto secondo il quale la competenza e la giurisdizione del Giudice adito va determinata in base alla natura dei crediti posti a fondamento del provvedimento. In tal modo, si risolve il contrasto giurisprudenziale sorto subito dopo l’emanazione del cd “ Decreto Bersani”, il quale, inizialmente, sembrava attribuire la competenza esclusiva alle Commissioni Tributarie, in materia di fermi amministrativi ed ipoteche ex D.P.R. 602/73.  “Deve, pertanto, essere affermato il seguente principio di diritto: «il giudice tributario innanzi al quale sia stato impugnato un provvedimento di fermo di beni mobili registrati ai sensi dell'art. 86, D.P.R. n. 602 del 1973, deve accertare quale sia la natura - tributaria o non tributaria - dei crediti posti a fondamento del provvedimento in questione, trattenendo, nel primo caso, la causa presso di sé, interamente o parzialmente (se il provvedimento faccia riferimento a crediti in parte di natura tributaria e in parte di natura non tributaria), per la decisione del merito e rimettendo, nel secondo caso, interamente o parzialmente, la causa innanzi al giudice ordinario, in applicazione del principio della translatio iudicii. Allo stesso modo deve comportarsi il giudice ordinario eventualmente adito. Il debitore, in caso di provvedimento di fermo che trovi riferimento in una pluralità d crediti di natura diversa, può comunque proporre originariamente separati ricorsi innanzi ai giudici diversamente competenti»”.   


                                   CORTE DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE CIVILI 

                                                  
5 giugno 2008 n. 14831  



                                                   Svolgimento del processo

La controversia riguarda l'impugnazione innanzi al giudice tributario di un preavviso di fermo di beni mobili registrati ai sensi dell'art. 86, D.P.R, n. 602 del 1973 notificato al contribuente dal concessionario per la riscossione in relazione ad una cartella esattoriale per il pagamento della somma di € 46.287,73. La Commissione adita rigettava l'istanza di sospensiva del fermo per difetto di giurisdizione e il contribuente ha proposto ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione, a seguito del quale il giudice tributario ha sospeso il processo.
Gli intimati INPS e Montepaschi Serit Sicilia non si sono costituiti né nel giudizio innanzi alla Commissione Tributaria, né nel giudizio innanzi a questa Corte.
 

                                                             Motivazione

1. Il ricorso chiede alle Sezioni Unite di dichiarare la giurisdizione del giudice tributario nella fattispecie cui è interessata la controversia sulla base della disposizione di cui all'art. 35, comma 26-quinquies, D.L. n. 248 del 2006, convertito con modificazioni con L. n. 296 del 2006, con la quale all'art. 19, comma 1, D.Lgs. n. 546 del 1992, che enumera gli atti impugnabili innanzi alle Commissioni tributarie, è stata aggiunta una lettera e-ter del seguente tenore: «il ricorso può essere proposto avverso  il fermo di beni mobili registrati di cui all'art. 86 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni».
1.1. Nonostante la chiarezza del dato normativo non sembrerebbe lasciare dubbi su una soluzione positiva, la questione pone, in realtà, un duplice problema: quello del coordinamento della richiamata disposizione introdotta nell'art. 19, D.Lgs. n. 546 del 1992, con la norma espressa dall'art. 2 del medesimo decreto che fissa i limiti della giurisdizione tributaria, e quello della circoscrivibilità della competenza del giudice tributario a conoscere delle sole controversie concernenti il fermo di beni mobili registrati relativo alla riscossione di tributi.
2. Il primo problema si pone in quanto l'art. 2, D.Lgs. n. 546 del 1992 esclude dalia giurisdizione tributaria «le controversie riguardanti gli atti della esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento e, ove previsto, dell'avviso di cui all'articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, per le quali continuano ad applicarsi le disposizioni del medesimo decreto». E il fermo di beni mobili registrati è atto successivo alla notifica della cartella o dell'avviso di mora e trova la propria disciplina nel titolo II del D.P.R. n. 602 del 1973 dedicato alla riscossione coattiva dei crediti (e specificamente nel Capo III di tale titolo).
2.1. Sulla base di quanto disposto dall'art. 2, D.Lgs. n. 546 del 1992, queste Sezioni Unite, anteriormente alla surricordata modifica dell'art. 19 del medesimo decreto, avevano ritenuto che in ordine al fermo di beni mobili registrati disciplinato dall'art. 86, D.P.R. n. 602 del 1973, sussistesse la giurisdizione del giudice ordinario in quanto il fermo «è preordinato all'espropriazione forzata, atteso che il rimedio, regolato da norme collocate nel titolo II sulla riscossione coattiva delle imposte, si inserisce nel processo di espropriazione forzata esattoriale quale mezzo di realizzazione del credito» (Cass. S.U. ord. nn, 2053 e 14701 del 2006).
Questa esegesi non può oggi essere mantenuta di fronte alla chiara volontà del legislatore di escludere il fermo di beni mobili registrati dalla sfera tipica dell'espropriazione forzata, rafforzando l'idea, da alcuni sostenuta, che l'adozione dell'atto in questione si riferisca ad una procedura alternativa all'esecuzione forzata vera e propria, che nel D.P.R. n. 602 del 1973 trova la propria tipizzante disciplina nel capo II del titolo II (mentre la disciplina del fermo di beni mobili registrati, non a caso, sarebbe dettata nel capo III, del medesimo titolo). In siffatta prospettiva è piuttosto evidente che la modifica introdotta all'art. 19, D.Lgs. n. 546 del 1992, collocando il fermo tra gli atti impugnabili innanzi alla Commissioni tributarie, abbia di riflesso determinato una modifica dell'art. 2 del medesimo decreto, in particolare del secondo periodo del primo comma di detta norma nella parte in cui esclude dalla giurisdizione tributaria le controversie riguardanti gli atti dell'esecuzione forzata successivi alla notifica della cartella di pagamento. Ciò indica ancora una volta di più che la individuazione dell'area della giurisdizione tributaria, e dei relativi limiti, può essere compiuta solo mediante una lettura integrata degli artt. 2 e 19, D.Lgs. n. 546 del 1992 e rende testimonianza di una chiara volontà legislativa di generalizzare la giurisdizione tributaria, lasciando alla giurisdizione ordinaria solo la sfera residuale dell'espropriazione forzata vera e propria la cui disciplina ha movenze simili a quella contenuta nel codice di rito e rispetto alla quale possono ben essere funzionali gli strumenti giurisdizionali di tutela del debitore garantiti dal medesimo codice.
3. La necessità di una lettura integrata degli artt. 2 e 19, D.Lgs. n. 546 del 1992 agevola la soluzione del secondo problema: quello, cioè, se il giudice tributario debba limitarsi a conoscere delle sole controversie concernenti il fermo disposto in relazione a crediti tributari, escludendosi quelle controversie che riguardino il fermo adottato per crediti da sanzioni amministrative, in particolare quelle regolate dal codice della strada, rispetto alle quali è previsto l'utilizzo delle procedure di riscossione delle imposte a mezzo ruoli esattoriali.
Infatti, la modifica introdotta all'art. 19, D.Lgs. n. 546 del 1992, di cui si discute in questa sede, non ha apportato, come sua conseguenza, una corrispondente modifica del primo periodo del comma 1 dell'art. 2 del medesimo decreto, a norma del quale la giurisdizione tributaria resta ancorata, come alla sua base legittimante, alle controversie concernenti tributi, sia pure di ogni genere e specie, comunque denominati.
3.1. Ciò non può non significare che le controversie relative al fermo di beni mobili registrati che possono essere conosciute dal giudice tributario siano solo quelle concernenti crediti da tributi. E' questa, peraltro, la sola lettura della norma che si presenti come costituzionalmente orientata, in particolare alla luce delle recentissime sentenze del giudice delle leggi nn. 64 e 130 del 2008, secondo le quali «la giurisdizione del giudice tributario, in base all'art. 102, secondo comma della Costituzione, deve ritenersi imprescindibilmente collegata alla natura tributaria del rapporto: pertanto, l'attribuzione alla giurisdizione tributaria di controversie non aventi natura tributaria - sia che derivi direttamente da un'espressa disposizione legislativa ovvero, indirettamente, dall'erronea qualificazione di "tributaria" data dal legislatore (o dall'interprete) ad una particolare materia - comporta la violazione del divieto costituzionale di istituire giudici speciali».
Con la prima di tali sentenze è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo, in riferimento all'art. 102, secondo comma, Cost., l'art. 2, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, come modificato dall'art. 3- bis , comma 1, lettera b), del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248 -nella parte in cui stabilisce che «appartengono alla giurisdizione tributaria anche le controversie relative alla debenza del canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche previsto dall'articolo 63 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni».
Con la seconda delle predette sentenze è stato, invece, dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 2, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, nella parte in cui attribuisce alla giurisdizione tributaria le controversie relative alle sanzioni comunque irrogate da uffici finanziari, anche laddove esse conseguano alla violazione di disposizioni non aventi natura tributaria.
3.2. Quest'ultima sentenza è particolarmente rilevante rispetto al caso qui in discussione proprio perché relativa ad una fattispecie nella quale la formula adottata dal legislatore sembra in qualche modo prescindere, allo stessomodo di quella concernente il fermo di beni mobili registrati, dal riferimento a controversie aventi ad oggetto tributi. E in effetti, queste Sezioni Unite avevano interpretato quella formula - «sanzioni comunque irrogate da uffici finanziari» - come attinente ad una disposizione idonea ad individuare «la giurisdizione delle Commissioni Tributarie non con riferimento alla materia della controversia, ma in relazione all'organo competente ad irrogare la sanzione, nel senso che l'applicazione di questa da parte di un ufficio finanziario vale a radicare la giurisdizione delle Commissioni Tributarie anche nel caso in cui si tratti d'infrazione diversa da quelle più direttamente tributarie» (Cass. S.U. n. 13902 del 2007; v. anche Cass. S.U. n. 2888 del 2006 e 24398 del 2007).
Questa esegesi della norma non è stata condivisa dal giudice delle leggi il quale ha affermato «che la lettura che dell'art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 546 del 1992, dà il diritto vivente, finisce per attribuire alla giurisdizione tributaria le controversie relative a sanzioni unicamente sulla base del mero criterio soggettivo costituito dalla natura finanziaria dell'organo competente ad irrogarle e, dunque, a prescindere dalla natura tributaria del rapporto cui tali sanzioni ineriscono», così ponendosi «in contrasto con l'art. 102, secondo comma, e con la VI disposizione transitoria della Costituzione, risolvendosi nella creazione di un nuovo giudice speciale» (Corte cost. n. 130 del 2008). E ciò perché, come affermato in precedenza dallo stesso giudice delle leggi, la giurisdizione tributaria, «deve ritenersi imprescindibilmente collegata» alla «natura tributaria del rapporto» e non può essere ancorata «al solo dato formale e soggettivo, relativo all'ufficio competente ad irrogare la sanzione» (Corte cost. ord. n. 34 del 2006).
3.3. Se questo necessario ancoraggio alla natura tributaria del rapporto è il fondamento della legittimità costituzionale della giurisdizione tributaria, anche per quanto riguarda il fermo bisogna affermare che in tanto il giudice tributario potrà conoscere delle relative controversie in quanto le stesse siano attinenti ad una pretesa tributaria.
Sicché deve essere affermato il seguente principio di diritto: «La giurisdizione sulle controversie relative al fermo di beni mobili registrati di cui all'art. 86, D.P.R. n. 602 del 1973, appartiene al giudice tributario ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 2, comma I e 19, comma 1, lettera e-ter), D.Lgs. n. 546 del 1992, solo quando il provvedimento impugnato concerna la riscossione di tributi». Siffatta interpretazione si presenta, peraltro, aderente ad una volontà legislativa di pervenire ad una generalizzazione della giurisdizione tributaria, non più legata all'impugnazione di singoli specifici atti, che rimanga, tuttavia, coerente con il concetto di giurisdizione delimitata da una determinata materia, complessivamente considerata, che mantenga il giudice tributario nella fruizione, costituzionalmente ammissibile, di giudice "sui tributi" e non di giudice"dell'amministrazione finanziaria".
4. L'affermato principio di diritto non comporta conseguenze negative per l'ipotesi che il fermo di beni mobili registrati concerna una pluralità di pretese, solo alcune delle quali di natura tributaria.4.1.
In una simile ipotesi, infatti, qualora il ricorso non sia stato originariamente proposto innanzi al giudice competente in relazione alla specifica natura dei crediti posti a fondamento del provvedimento di fermo, opererebbe il principio della translatio iudicii che consente al processo, iniziato erroneamente, in parte o in tutto, davanti ad un giudice che non ha la giurisdizione necessaria, di poter continuare davanti al giudice effettivamente dotato di giurisdizione, onde dar luogo ad una pronuncia di merito che conclude la controversia, comunque iniziata, realizzando in modo più sollecito ed efficiente il servizio giustizia, costituzionalmente rilevante (v. Cass. S.U. n. 4109 del 2007). È questo un modo per assicurare il rispetto del principio del giusto processo senza forzare il dato costituzionale sull'ambito della giurisdizione tributaria: l'applicazione della translatio iudicii rappresenta, infatti, una adeguata tutela del cittadino che deve avere la possibilità di ricorrere alle garanzie apprestate dall'ordinamento sul piano giurisdizionale attraverso un percorso lineare e privo di"trappole formali", senza che tuttavia le esigenze di semplificazione e celerità del processo si convertano in una violazione dei limiti costituzionali.
Sicché il giudice adito dovrà verificare se i crediti posti a fondamento del provvedimento di fermo oggetto dell'impugnazione siano crediti di natura tributaria - ipotesi nella quale sussisterà la giurisdizione del giudice tributario - o crediti di natura non tributaria - ipotesi nella quale sussisterà la giurisdizione del giudice ordinario - e, in esito a tale accertamento, affermerà o declinerà la propria giurisdizione, nel primo caso, trattenendo la causa per la decisione del merito; nel secondo caso, rimettendo la stessa, innanzi al giudice competente.
Tanto avverrà anche nell'ipotesi in cui il provvedimento di fermo oggetto di impugnazione concerna più crediti di diversa natura (tributaria e non): in tal caso il giudice adito separerà le cause, trattenendo quella per la quale egli ha giurisdizione e rimettendo la restante al giudice competente.
Il debitore potrà in ogni caso proporre originariamente l'impugnazione separatamente innanzi ai giudici diversamente competenti in relazione alla natura dei crediti posti a base del provvedimento di fermo contestato.
Deve, pertanto, essere affermato il seguente principio di diritto: «il giudice tributario innanzi al quale sia stato impugnato un provvedimento di fermo di beni mobili registrati ai sensi dell'art. 86, D.P.R. n. 602 del 1973, deve accertare quale sia la natura - tributaria o non tributaria - dei crediti posti a fondamento del provvedimento in questione, trattenendo, nel primo caso, la causa presso di sé, interamente o parzialmente (se il provvedimento faccia riferimento a crediti in parte di natura tributaria e in parte di natura non tributaria), per la decisione del merito e rimettendo, nel secondo caso, interamente o parzialmente, la causa innanzi al giudice ordinario, in applicazione del principio della translatio iudicii. Allo stesso modo deve comportarsi il giudice ordinario eventualmente adito.
Il debitore, in caso di provvedimento di fermo che trovi riferimento in una pluralità d crediti di natura diversa, può comunque proporre originariamente separati ricorsi innanzi ai giudici diversamente competenti».
5. Nella fattispecie oggetto del presente giudizio, i crediti esposti nella cartella esattoriale posta a fondamento del provvedimento di fermo impugnato consistono in contributi INPS per le assicurazioni sociali dei lavoratori dipendenti che non hanno natura tributaria e, pertanto, la giurisdizione spetta al giudice ordinario, nel caso, in funzione di giudice del lavoro.
Sicché va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro e in applicazione del principio della translatio iudicii la causa deve essere rimessa innanzi al Tribunale territorialmente competente.
Non occorre provvedere sulle spese, stante la mancata costituzione della parte intimata.
 

                                                                 P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione pronunciando sul ricorso, dichiara la giurisdizione del giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro e rimette la causa innanzi al Tribunale territorialmente competente.
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Corte di Cassazione Sezioni Unite n° 4077/2010 – illegittima l’ipoteca se iscritta per un credito inferiore ad € 8.000,00- 16.02.2010.-

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Images: cassazione sito.jpgImportantissima sentenza emessa dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, la quale ha stabilito che l'iscrizione ipotecaria effettuata dalla società di riscossione  è illegittima quando attuata in virtù di un credito inferiore all'importo di ottomila euro. In particolare la Suprema Corte ha precisato che:     rappresentando un atto preordinato e strumentale all'espropriazione immobiliare, anche l'ipoteca soggiace al limite per essa stabilito, nel senso che non può essere iscritta se il debito del contribuente non supera gli 8.000,00 euro”. Pertanto, con l’intervento della Corte di cassazione a Sezioni Unite si chiude definitivamente il contrasto giurisprudenziale  a favore dell’orientamento sorto con la nota sentenza del 2007, emessa dal Tribunale di Napoli, V Se. Civile, Dott. Sensale. 




                                                           SENTENZA N° 4077/10
  

                                                            REPUBBLICA ITALIANA

                                                     IN NOME DEL POPOLO ITALIANO 

                                                   LA CORTE SUPREMA
DI CASSAZIONE

                                                             SEZIONI UNITE CIVILI   

Composta dagli III.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott.    Vincenzo Carbone Primo Presidente  
Dott.    Roberto Preden Presidente di sezione   
Dott.    Michele D' Alonzo Consigliere
Dott.    Mario Finocchiaro Consigliere   
Dott.    Lucio Mazziotti di Celso Consigliere 
Dott.    Giuseppe Salmè Consigliere   
Dott.    Antonio Segreto Consigliere  
Dott.    Aniello Nappi Consigliere   
Dott.    Francesco Tirelli Cons.rel.  

ha pronunciato la seguente
SENTENZA

sul ricorso proposto da: S.p.A Equitalia Polis, elettivamente domiciliata in Roma, via C. l, presso lo studio dell'avv. A. G., che la rappresenta e difende per procura in atti; - ricorrente
-
contro D. M. G., elettivamente domiciliato in Roma, via G. …, presso lo studio A. P., rappresentata e difesa per procura in atti dall'avv. A. M. - controricorrente
¬per la cassazione della sentenza n. 3770/2007, depositata dal Giudice di Pace di Castellammare di Stabia in data 25/6/2007.
OGGETTO: Opposizione all'esecuzione.
Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 16/2/2010 dal Relatore Cons. Francesco Tirelli; Sentito l'avv. G..
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dotto Raffaele Ceniccolai
La Corte, rilevato che con atto di citazione notificato il 13/4/2007 alla spa Gest Line (oggi S.p.A Equitalia Polis), D. M. G. ha proposto opposizione alla iscrizione ipotecaria effettuata sull'immobile di sua proprietà, sito in Castellammare di Stabia, via G. P.., asserendo che la stessa era dipesa dal mancato pagamento di una cartella esattoriale mai notificata e relativa ad un preteso credito di natura sconosciuta, ammontante ad appena 916,93 euro;
che nella contumacia della convenuta, il Giudice di pace di Castellammare di Stabia ha innanzitutto qualificato l'azione come opposizione all'esecuzione e dopo aver ritenuto la propria competenza (rectius, giurisdizione) , è passato all'esame del merito, all'esito del quale ha annullato l'iscrizione perché il credito garantito non arrivava agli 8. 000, 00 euro previsti come limite minimo dall' art. 77 del DPR n. 602/1973 e succ. mod..;
che la spa Equitalia Pois ha impugnato l'anzidetta statuizione, deducendo con il primo motivo la violazione dell'art. 2, comma 1, letto e) bis del D. Lvo n. 546/1992 (nel testo in vigore dal 12/8/2006 per effetto della modifica introdotta dal DL n. 223/2006, convertito nella legge n. 248/2006), in quanto il giudice a quo non aveva tenuto conto del fatto che la predetta novella aveva attribuito alle Commissioni Tributarie la cognizione di qualsiasi controversia in materia d'iscrizioni ipotecarie ai sensi dell'art. 77 del DPR n. 602/1973;
che con il secondo motivo la ricorrente ha invece dedotto la violazione e falsa applicazione dell'art. 77 del DPR n. 602/1973, in quanto il Legislatore aveva fissato il limite minimo di 8.000, 00 euro solo per l'avvio della espropriazione immobiliare, consentendo perciò d'iscrivere ipoteca anche per importi inferiori alla predetta soglia;
che così riassunte le doglianze della ricorrente, osserva il Collegio che il D. M. ha notificato controricorso  con il quale ha sostenuto l'infondatezza e, ancor prima, l'inammissibilità dell'avversa impugnazione, che rivolgendosi contro una sentenza emessa dopo l'entrata in vigore del D. Lvo n. 40/2006, avrebbe dovuto essere proposta mediante appello e non con ricorso per cassazione;
che quest'ultima eccezione non può essere condivisa perché nel sistema all' epoca vigente, le sentenze pronunciate sulle opposizioni all'esecuzione potevano essere impugnate soltanto con ricorso per cassazione;
che tanto puntualizzato, giova rammentare che al pari delle controversie in tema di fermo di beni mobili di cui all'art. 86 del DPR n. 602/1973 (che appartengono alla giurisdizione delle Commissioni Tributarie solo se il fermo è stato eseguito a garanzia del soddisfacimento di crediti di natura tributaria: C. Casso 2008/14831 e 2009/6593), anche quelle in tema d'iscrizione ipotecaria rientrano nella giurisdizione delle Commissioni soltanto nel caso in cui siano state effettuate per ottenere il pagamento d'imposte o tasse (C. Casso 2009/6594);
che nel ricorso introduttivo la spa Equitalia ha sostenuto che la controversia esulava dalla giurisdizione del giudice ordinario perché riguardava la legittimità o meno di un' ipoteca ex art. 77 del DPR n. 602/1973;
che nella memoria ex art. 378 cpc ha precisato che si era trattato di un'iscrizione effettuata proprio a garanzia di un credito di natura tributaria, come del resto risultava dal documento n. 3 del fascicolo di primo grado del D. M.;
che tale documento, però, non offre alcuno spunto sicuro, in quanto nell'indicare il titolo del debito non pagato, utilizza l'espressione "totale tributi/entrate", che per la sua equivocità non è assolutamente in grado di comprovare l'erroneità della pronuncia impugnata;
che non emergendo nemmeno dagli altri atti elemento a favore della natura tributaria del credito, va pertanto confermata la sussistenza della giurisdizione ritenuta dal giudice a quo;
che il primo motivo del ricorso va, quindi, rigettato al pari, d'altronde, del secondo, a proposito del quale basta rilevare che rappresentando un atto preordinato e strumentale all'espropriazione immobiliare, anche l'ipoteca soggiace al limite per essa stabilito, nel senso che non può essere iscritta se il debito del contribuente non supera gli 8.000,00 euro;
che al rigetto del ricorso consegue la condanna della spa Equitalia Polis al pagamento delle spese di lite, che si liquidano in complessivi 2.700,00 euro, 200,00 dei quali per esborsi, oltre gli accessori di legge;

                                                                        P.Q.M.

La Corte di cassazione, a Sezioni Unite, dichiara la giurisdizione del giudice ordinario, rigetta il ricorso e condanna la spa Equitalia Polis al pagamento delle spese di lite, che si liquidano in complessivi 2.700,00 euro, 200,00 dei quali per esborsi, oltre gli accessori di legge. Roma, il 16 febbraio 2010 

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Fermo amministrativo – giurisdizione - differente criterio di ripartizione – 19.02.07.

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Interessante sentenza del Giudice di Pace di Bari in materia di fermi amministrativi, alla luce delle modifiche apportate dalla L. 248/06. “  Con la legge (n. 248 del 2006) di conversione del D.L. 223/2006 (cd. Decreto Visco-Bersani) è stato modificato l’art. 19 del D.Lgs. 546/92 ed il fermo amministrativo è stato inserito tra gli atti impugnabili dinanzi al Giudice Tributario.  E’ evidente cioè che, allorquando l’art. 19 (lett. e-ter) D.Lgs. 546/92 richiama “i fermi amministrativi”, esso non può essere letto indipendentemente dall’art. 2 (che individua la materia nella quale il fermo è stato disposto), e pertanto è indubbio che la norma possa applicarsi soltanto ai fermi amministrativi disposti nell’ambito della materia attribuita alla competenza del Giudice Tributario. Alla luce di tali considerazioni, la competenza giurisdizionale va ripartita secondo il seguente criterio: se il fermo amministrativo è disposto per crediti tributari, la relativa opposizione andrà sollevata dinanzi al Giudice Tributario; se, invece, il credito per il quale viene disposto il fermo ha natura “non tributaria” (es. sanzione amministrativa), il Giudice competente sarà quello individuato secondo i criteri normali che presiedono (ex art. 103 Cost.) al riparto di giurisdizione: e poiché il fermo ha natura cautelare (e non è un atto amministrativo), il Giudice dinanzi al quale proporre l’opposizione sarà il Giudice ordinario.       



                                                                  REPUBBLICA  ITALIANA
 

                                                          IN  NOME  DEL  POPOLO  ITALIANO
 

                                                             UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE
   


Il Giudice di Pace di Bari  Avv. Giuseppe Frugis,  nella causa civile  n. 10746  RG 2006, ha pronunziato la  seguente
   SENTENZA 
tra R. P., rappresentato e difeso dall’avv. L. M.  ricorrente 
contro E.TR. s.p.a.  convenuta Oggetto: ricorso avverso il fermo  di autovettura.        

Con ricorso depositato il 14.10.2006, l’istante proponeva opposizione avverso il fermo amministrativo, disposto sulla   propria autovettura tg. BH dalla E.TR.s.p.a., in data 12 settembre  2006 per il mancato pagamento di €.2.675,53.
      
Eccepiva, quindi, l’illegittimità del provvedimento impugnato sollevando più motivi di censura, tra cui la carenza dei presupposti del provvedimento di fermo amministrativo e la nullità ed illegittimità, connesse alla mancata emanazione del previsto regolamento di attuazione dell’art. 86 del DPR 602/73, come modificato dal D.lgs. 193/2001.
      
Chiedeva, quindi, la condanna della E.TR. s.p.a. al risarcimento del danno per mancato utilizzo del veicolo. 
      
Si costituiva la E.TR s.p.a. e deduceva la carenza di giurisdizione del giudice adito in favore della giurisdizione del giudice amministrativo, l’incompetenza funzionale, attesa la natura cautelare del fermo, il difetto di competenza a favore del giudice del lavoro,  la carenza di legittimazione ad agire.
      
Richiamando, poi, la legge di conversione del DL n. 223/2006 (c.d. decreto Bersani)  eccepiva la carenza di giurisdizione in favore della Commissione Tributaria Provinciale, territorialmente competente, avendo il legislatore allargato la competenza della giurisdizione tributaria con l’introduzione del comma 26 quinquies dell’art. 35 del citato decreto modificando così l’art.19 c.1 del D.Lgs 546/92 inserendo due nuove previsioni in ordine agli atti impugnabili  presso le commissioni tributarie e cioè quelli inerenti l’iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all’art. 77 del DPR 602/73 e quelli inerenti il fermo di beni mobili registrati di cui all’art. 86 del cit. DPR.  
      
In ordine alla carenza di potere, poi, con riferimento all’art. 86 d.p.r. n. 602/73 terzo comma, deduceva l’infondatezza delle argomentazioni del ricorrente, perchè il recente decreto Legge n. 203/05 aveva affermato l’ultrattività del vecchio Regolamento di esecuzione di cui al DM  n. 503/98.
      
Eccepiva, infine, la tardività del ricorso.
      
Sulle conclusioni rassegnate dalle parti, la causa veniva decisa all’udienza del 14.2.2007.
 

                                                                 MOTIVI DELLA DECISIONE
      

Preliminarmente si rileva che il preavviso di fermo amministrativo non indica alcun termine  entro il quale proporre l’impugnativa e che la qualificazione dell’atto di opposizione sarà meglio specificato in seguito.
      
Prima di passare all’esame del merito, va affrontata la questione relativa alla invocata competenza della Commissione Tributaria Provinciale alla luce della nuova normativa introdotta dalla legge n. 248/06 di conversione del D.L. n. 226/06. 
       
La soluzione della controversia in esame richiede necessariamente un preliminare sintetico esame della natura del fermo amministrativo.
       
Richiamando, per ragioni di brevità, quanto costantemente affermato dalla prevalente giurisprudenza di legittimità e di merito, si può in questa sede affermare che il fermo amministrativo non è un “provvedimento amministrativo” ma,  al contrario, è un atto posto in essere dal creditore (Amministrazione) in quanto tale ed ha natura sostanzialmente cautelare, essendo diretto alla conservazione dei cespiti patrimoniali del debitore.
      
L’innovazione che il decreto legislativo del 2001 ha introdotto alla disciplina dell’istituto, quale originariamente previsto dal D.P.R. n. 602 del 1973, con le modifiche succedutesi fino al 1999, non ha innovato la natura giuridica del fermo, essendo intervenuta, esclusivamente a svincolare il concessionario dalla intermediazione della Direzione Regionale delle Entrate e dal previo esperimento negativo del pignoramento del bene mobile registrato, conferendogli direttamente la possibilità di disporre il fermo dei beni mobili registrati, sul solo presupposto della scadenza del termine stabilito dal primo comma dell’art. 50 dello stesso decreto, senza attribuire al concessionario poteri di natura amministrativo-tributaria, propri dell’Amministrazione, bensì muovendosi nella logica – propria del diritto comune – della attribuzione (al creditore) di strumenti idonei a ricercare e conservare i cespiti del patrimonio del debitore idonei a garantire, in sede esecutiva, la soddisfazione del credito, sia pure con la peculiarità connesse al titolo per il quale si procede alla riscossione coattiva.
Il fermo amministrativo dei beni mobili registrati, così, assolve ad una funzione di conservazione del cespite patrimoniale del debitore, in vista della espropriazione forzata intesa alla realizzazione del credito tributario, per molti versi assimilabile (con le peculiarità dovute alla natura del bene) alla iscrizione ipotecaria sui beni immobili prevista dall’art. 77 dello stesso decreto.
Trattasi, dunque, non già di un singolare potere autoritativo e discrezionale in vista degli interessi pubblici specifici affidati alla cura dell’Amministrazione concedente, bensì di una potestà che si colloca (concettualmente) nel quadro dei diritti potestativi del creditore (ossia quella di promuovere atti conservativi sul patrimonio del debitore in vista della esecuzione forzata) che trovano nel diritto comune la naturale collocazione, in quanto la soggezione del debitore all’esercizio della potestà ha la sua fonte nel debito certo, liquido ed esigibile, che vincola il debitore alla sua estinzione (con i mezzi ordinari o con l’esecuzione forzata), e nel rapporto obbligatorio la sua intrinseca giustificazione (sul punto, ex plurimis, cfr. Consiglio di Stato, n. 421 del 3 febbraio 2006; n. 4689 del 13 settembre 2005; n. 4356 del 27 settembre 2004; TAR Emilia-Romagna n. 72 del 19 febbraio 2004; TAR Campania n. 12025 del 16 settembre 2004; TAR Emilia Romagna, n. 2516 del 25 novembre 2003; TAR Calabria n. 2110 del 20 giugno 2003; TAR Lombardia, n. 1140 del 5 maggio 2003; TAR Veneto, n. 886 del 30 gennaio 2003; Tribunale di Novara, 9 maggio 2003).
       Ciò posto, tale premessa è necessaria per comprendere quale sia il riparto di giurisdizione in materia di fermo amministrativo e per delineare gli obblighi implicitamente gravanti per l’Amministrazione che intenda disporre il fermo, al fine di verificare se, nel caso di specie, tali obblighi siano stati rispettati o meno.       
Con la legge (n. 248 del 2006) di conversione del D.L. 223/2006 (cd. Decreto Visco-Bersani) è stato modificato l’art. 19 del D.Lgs. 546/92 ed il fermo amministrativo è stato inserito tra gli atti impugnabili dinanzi al Giudice Tributario.
Tale disposizione, tuttavia, non ha attribuito al Giudice tributario tutta la materia del fermo amministrativo. Infatti, una lettura organica e logica delle disposizioni contenute nel D.Lgs. 546/1992 consente di affermare che la disposizione introdotta con la L. 4.8.2006 n. 248 non ha affatto modificato il riparto di giurisdizione in materia di fermo amministrativo. L’art. 2 del D.Lgs. 546/92 recita testualmente (e già disponeva prima della riforma del 2006): “appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il Servizio sanitario nazionale, nonché le sovrimposte e le addizionali, le sanzioni amministrative, comunque irrogate da uffici finanziari, gli interessi e ogni altro accessorio. Restano escluse dalla giurisdizione tributaria soltanto le controversie riguardanti gli atti della esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento e, ove previsto, dell'avviso di cui all'articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, per le quali continuano ad applicarsi le disposizioni del medesimo decreto del Presidente della Repubblica”. 
       
Sono in altri termini attribuite al Giudice tributario, non solo le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie, ma anche tutte le questioni relative agli atti che precedono l’esecuzione forzata tributaria e quelle relative agli atti che sono compiuti dopo la notifica della cartella di pagamento ma che non hanno natura esecutiva (restandone escluse soltanto le questioni relative, stricto sensu, all’esecuzione). 
       
La norma, in altri termini, esclude quegli atti che rispondono a due requisiti: 1) che siano successivi alla notifica della cartella di pagamento e 2) che siano atti di esecuzione, senza tuttavia chiarire quali siano gli atti da considerare “di esecuzione”, sì che è rimesso all’interprete individuare quegli atti che, successivi alla notifica, siano anche atti “di esecuzione”. 
       
Orbene, stante la natura cautelare del fermo amministrativo (e dunque la sua pacifica non riconducibilità ad atto dell’esecuzione), già ai sensi dell’art. 2 – così come originariamente formulato – i fermi amministrativi disposti in conseguenza di un credito tributario dovevano essere impugnati dinanzi alle Commissioni Tributarie. 
       
La modifica operata sull’art. 19 del D.Lgs. 546/92, prevedendo espressamente la possibilità impugnare il fermo amministrativo di cui all’art. 86 D.P.R. 602/73 dinanzi alle Commissioni Tributarie, nulla di innovativo ha aggiunto, in quanto ha semplicemente esplicitato il contenuto di una normativa che già considerava il fermo amministrativo come misura “non esecutiva” (perché cautelare), e che già ne avrebbe dovuto imporre l’impugnazione dinanzi alle Commissioni Tributarie allorquando il credito fosse stato di natura tributaria.
       
Né tantomeno può dirsi, ed è questo punto centrale della questione, che l’art. 19 intenda riferirsi a “tutti i fermi amministrativi”, per qualunque credito disposti.
La norma, infatti, va necessariamente interpretata ed inquadrata in ragione del contesto normativo in cui è posta: la giurisdizione, che ai sensi degli artt. 2 e 19 D.Lgs. 546/92 è attribuita al Giudice tributario, è soltanto quella relativa ai crediti tributari e, in generale, all’intera materia “tributaria”, per cui i fermi amministrativi per i quali è competente il Giudice tributario non possono che essere i fermi disposti per crediti tributari.
       
E’ evidente cioè che, allorquando l’art. 19 (lett. e-ter) D.Lgs. 546/92 richiama “i fermi amministrativi”, esso non può essere letto indipendentemente dall’art. 2 (che individua la materia nella quale il fermo è stato disposto), e pertanto è indubbio che la norma possa applicarsi soltanto ai fermi amministrativi disposti nell’ambito della materia attribuita alla competenza del Giudice Tributario.
        
Alla luce di tali considerazioni, la competenza giurisdizionale va ripartita secondo il seguente criterio: se il fermo amministrativo è disposto per crediti tributari, la relativa opposizione andrà sollevata dinanzi al Giudice Tributario; se, invece, il credito per il quale viene disposto il fermo ha natura “non tributaria” (es. sanzione amministrativa), il Giudice competente sarà quello individuato secondo i criteri normali che presiedono (ex art. 103 Cost.) al riparto di giurisdizione: e poiché il fermo ha natura cautelare (e non è un atto amministrativo), il Giudice dinanzi al quale proporre l’opposizione sarà il Giudice ordinario.
        
Orbene, l’interpretazione dell’art. 19 ha rilievo centrale nella misura in cui sono recisamente da escludersi quelle opinioni, pure manifestate all’indomani dell’entrata in vigore della legge n. 248/2006, secondo le quali il Giudice tributario sarebbe stato individuato dal legislatore del 2006 quale Giudice giurisdizionalmente competente per tutti i fermi amministrativi.
         
E tale circostanza è decisiva, anche nel caso in esame, perché, delineandosi una diversa giurisdizione in funzione della natura del credito, muterà conseguentemente la tutela del debitore e gli obblighi che fanno capo all’Amministrazione.
        
Infatti, è innegabile che, se al momento di irrogazione del fermo, il debitore non conosce la natura del credito, egli, proprio perché sussiste una diversa giurisdizione in ragione del credito, è messo nella condizione di non poter correttamente esercitare il proprio diritto di difesa (costituzionalmente garantito ex art. 24), in quanto non potrà individuare il Giudice dinanzi al quale promuovere l’eventuale opposizione.
        
Come risulta pacificamente da un esame del “provvedimento di fermo di beni mobili registrati”, notificato al ricorrente, in esso vi è solo un generico riferimento alle cartelle di pagamento scadute, senza che sia possibile verificare quale sia il contenuto delle stesse.
        
L’Amministrazione, dunque, omettendo l’indicazione della natura del credito vantato e preteso, non solo impedisce al debitore qualunque eventuale contestazione, ma – e tanto rileva ancor più – lo pone nella condizione di non poter individuare il Giudice dinanzi al quale far valere le proprie pretese (qualsiasi esse siano). 
        
Tale circostanza, determinando una inaccettabile compressione del diritto di difesa del cittadino-debitore (in quanto si vedrà costretto a promuovere un’azione potenzialmente priva di uno dei suoi requisiti, essendo la giurisdizione una delle condizioni dell’azione), delinea una situazione di abuso da parte dell’Amministrazione creditrice e comporta, conseguentemente, la necessaria declaratoria di illiceità del fermo amministrativo disposto e, come tale, di competenza di questo giudice.
         Peraltro, sotto altro profilo, si deve evidenziare anche l’illegittimità del fermo, così come disposto dalla concessionaria, per violazione del Regolamento di cui al DM n. 503/98 e della L. n. 203/05. Infatti, nessuna delle prescrizioni contenute nel citato D.M. è stata osservata dalla E.TR. s.p.a.. [omissis]       
Così come innanzi rilevate, la illiceità, illegittimità ed arbitrarietà della condotta della E.TR. s.p.a., costituiscono fonte di responsabilità risarcitoria.              
       
Per tutte le motivazioni sopradette, va disposto l’annullamento del “fermo” .
       
Considerato che il veicolo è stato sottoposto al “fermo” dal 2.10 al 17.10.2006, data di sospensione del provvedimento, va riconosciuto il risarcimento del danno correlato al mancato utilizzo del veicolo, nella misura ritenuta equa di € 300,00. 
       
Le spese del giudizio seguono la soccombenza.
 

                                                                               P.Q.M.
            

Il Giudice di pace, così provvede:
 -  rigetta l’eccepito difetto di giurisdizione e di incompetenza  per materia, nonché di legittimazione ad agire; 
-  accoglie l’opposizione e per l’effetto, dichiara l’illiceità del fermo amministrativo impugnato e ne ordina la cancellazione al Conservatore del P.R.A. di Bari a spese della E.TR s.p.a.; 
-  condanna la E.TR. s.p.a. al pagamento, in favore dell’istante, di € 300,00 a titolo di risarcimento, nonché delle spese di causa che liquida in favore del difensore dell’istante, distrattario, in € 680,00 di cui € 370,00 per diritti, oltre Iva, Cap e spese generali.          
Bari 19.2.2007
                                                                

               IL  GIUDICE DI PACE
                                                                 

              Avv.  Giuseppe  Frugis
  
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Ipoteca D.P.R. n. 602 del 1973 – opposizione all’esecuzione – iscrizione illegittima - 16.05.07

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Interessante sentenza del Giudice di Pace di Napoli, in materia di opposizione all’esecuzione avverso iscrizione di ipoteca di cui al D.P.R. n. 602 del 1973. Il Giudicante, dopo avere precisato che l’opponente ha correttamente agito proponendo un atto di citazione in opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. e dopo aver ribadito la competenza del G.O e funzionalmente quella del Giudice di Pace, entrando nel merito, ha accolto la domanda attorea precisando, tra l’altro: Nel caso di specie, la Concessionaria non ha dimostrato di aver notificato le cartelle esattoriali di cui al “dettaglio debito” e di aver iniziato la procedura dell’espropriazione forzata, trascorso inutilmente il termine di sessanta giorni dalla notificazione delle cartelle di pagamento. Inoltre, la società Concessionaria non si è attenuta alla prescrizione secondo cui: se l’espropriazione non è iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l’espropriazione stessa deve essere preceduta dalla notifica di un avviso che contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo, entro cinque giorni…. l’aver instaurato una procedura senza rispettare le norme che la disciplinano, comporta che l’adozione della misura da parte del concessionario della riscossione è effettuata illegittimamente.   



                                             
UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI NAPOLI

                                    REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO 

Il Giudice di Pace di Napoli 1^ Sez. Civ., in persona del giudice Dott. Pietro Esposito Faraone, ha pronunciato la seguente
 SENTENZA 
Nella causa iscritta al N. …/2007 del Ruolo Generale Affari Civili Contenziosi, riservata per la decisione all’udienza del 30.04.2007, all’esito della scadenza dei termini concessi sino all’11.05.2007 per il deposito di memorie conclusionali vertente 
TRA 
B. L., elett.te dom.to in Napoli alla …….., ……., presso lo studio dell’Avv. …….. dal quale è rapp.to e difeso giusta procura a margine dell’atto di citazione. ATTORE
E 
Gest Line S.p.A, in persona del legale rapp.te p.t., per la carica dom.to in Napoli alla Via Bracco, 20, elett.te dom.to in Napoli, alla Via Toledo 256, presso lo studio del Prof. Avv. ……… dal quale è rapp.ta e difesa giusta procura generale alle liti per …….. Rep. N. 5………./06. CONVENUTA 
OGGETTO: OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE sulle seguenti CONCLUSIONI:
l’attore conclude per l’accoglimento della domanda con vittoria di spese di lite.
La Gest Line S.p.A. conclude riportandosi ai propri atti difensivi.
 

                                                    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
 

Con atto di citazione ritualmente notificato, B. L., ha convenuto in giudizio dinanzi al Giudice di pace di Napoli la Gest Line S.p.A al fine di sentir emettere, in suo favore, sentenza dichiarativa della nullità delle cartelle esattoriali poste a base della iscrizione ipotecaria effettuata su alcuni immobili di sua proprietà con correlato ordine alla convenuta concessionaria di provvedere, a propria cura e spese alla cancellazione di tale formalità ed al risarcimento dei danni patrimoniali, biologico, morale ed esistenziale in ragione di € 1.032,00 ovvero a quella maggiore o minore ritenuta di giustizia. Il tutto con il  favore delle spese con attribuzione.
In punto di fatto, l’istante esponeva che, nel mese di agosto 2005, aveva appreso che la Gest Line S.p.A aveva iscritto ipoteca su alcuni immobili di sua proprietà in virtù dell’assunto mancato pagamento di n. 12 cartelle esattoriali per l’importo di € 6.059,56 relative ad infrazioni del Codice della Strada mai notificate e prescritte.Esposta, compiutamente, sotto il profilo giuridico la propria richiesta ha, dunque, instaurato la presente azione.
Ritualmente e tempestivamente costituitasi, la Gest Line S.p.A resisteva alla domanda actrorea chiedendone il rigetto.Il Giudice, su concorde richiesta delle parti, ritenuta la causa matura per la decisione visto ed applicato l’art. 321 c.p.c. alla medesima udienza di comparizione delle parti, sulle conclusioni di cui in epigrafe si riservava la decisione concedendo termine sino all’11.05.2007 per il deposito di comparse conclusionali. 

                                                       MOTIVI DELLA DECISIONE
 

In via preliminare deve riconoscersi la legittimazione attiva dell’attore che ha l’interesse giuridico alla rimozione di un provvedimento del quale è direttamente destinatario e quella passiva concorrente del concessionario del servizio di riscossione, - quale soggetto dal quale proviene l’atto oggetto dell’opposizione – (cfr. Cassazione civile sez. III, 9 aprile 2001, n. 5277 Giust. Civ. Mass. 2001, 756, e Pretura Salerno, 31 gennaio 1995 Foro it. 1996, I, 1750).
Sempre in via preliminare si osserva che l’attore contesta ed eccepisce il diritto di controparte a procedere ad esecuzione forzata per la sussistenza di fatti impeditivi o meglio estintivi del titolo esecutivo e quindi della pretesa azionata quali la prescrizione e l’omessa prova della tempestiva notificazione della cartella.Tale azione è correttamente qualificata in quella di cui all’art. 615 c.p.c.
Infatti, la Corte Suprema della Cassazione a S.U. ed il Consiglio di Stato hanno così sentenziato:
-    Il fermo amministrativo (ndr. Ed anche l’iscrizione ipotecaria) è atto funzionale all’espropriazione forzata e, quindi, mezzo di realizzazione del credito allo stesso modo con il quale la realizzazione del credito è agevolata dall’iscrizione ipotecaria ex art. 77 del D.P.R. n. 602 del 1973.
Se ne ricava che la tutela giudizioaria esperibile nei confronti del fermo amministrativo si deve realizzare davanti al giudice ordinario con le forme consentite dal vigente art. 57 del citato D.P.R.
602/73 (Cass. Civ. Sez. Un. 31.01.06 n. 2053):
-      Le controversie concernenti la legittimità del fermo amministrativo (e dell’iscrizione ipotecaria) sono sottratte alla giurisdizione del giudice amministrativo, in considerazione della sua natura di strumento inteso alla conservazione del bene ai fini del soddisfacimento del credito tributario e della sua conseguente inerenza, quale mezzo cautelativo e anticipatorio degli effetti espropriativi, all’espropriazione forzata lato senso intesa (Cons. Stato Sez. IV 03.02.06 n. 418 e 421).
Inoltre, la competenza del G. O. e funzionalmente del Giudice di Pace, si configura, senz’altro, nelle ipotesi di opposizioni ad intimazioni provenienti dal concessionario, per la riscossione di somme di denaro richieste a titolo di sanzioni amministrative ex legge 689/81 (come nel caso di specie) (Cass. Civ. Sez. I. 20.09.99 n. 10151).
Infine, va precisato che il presente giudizio viene deciso da questo Giudice in quanto se pur instaurato successivamente all’entrata in vigore della legge 04.08.06 n. 248 che ha attribuito la competenza sulla “iscrizione di ipoteca sugli immobili” e sul “fermo dei beni mobili registrati” alla Commissione Tributaria Provinciale nella fattispecie non ricorrono  i presupposti per l’applicabilità di tale normativa la quale, convertendo il Decreto Bersani 223/2006, ha tra le altre cose introdotto l’art. 35 co. 26 quinquies che inserisce all’interno dell’art. 19, co. 1, del decreto legislativo del 31 dicembre 1992 n. 546 escludendo la competenza dell’AGO in relazione ai provvedimenti di fermo amministrativo ed iscrizione ipotecaria connessi alle esecuzioni tributarie giacchè, nell’ipotesi di specie si verte in tema di sanzioni amministrative non ricompresse nell’elencazione dell’art. 3 D. Lvo. 546 citato bensì regolate, in ordine alle modalità di riscossione, dall’art. 27 L. 689/81 che non ha subito alcuna modifica in virtù della novella legislativa.
L’opposizione deve, quindi, ritenersi ammissibile, alla luce della giurisprudenza della Cassazione che ha sentenziato: in tema di esecuzione forzata delle sanzioni amministrative, l’opposizione avverso la cartella esattoriale (n.d.r. e quindi anche avverso il preavviso di iscrizione ipotecaria su immobili o di fermo amministrativo di beni mobili registrati) per far valere fatti estintivi o impeditivi sopravvenuti alla formazione del titolo esecutivo (come il pagamento, l’estinzione, la prescrizione, la morte dell’autore del fatto) non è quella disciplinata dagli artt. 22 e 23 della legge n. 689/81, bensì l’ordinario rimedio costituito dall’opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c poiché la contestazione investe esclusivamente il diritto di procedere all’esecuzione. Consegue, che per tale opposizione non è previsto alcun termine di decadenza. (Cass. N. 12685 del 16.11.99).
Nel merito, l’opposizione è fondata e va accolta e, pertanto, l’iscrizione ipotecaria effettuata dalla Spa Gest Line, in data 05.08.2005, sugli immobili di proprietà dell’attore deve essere cancellata.L’iscrizione ipotecaria operata dalla Spa Gest Line è stata effettuata in difformità della legge.
Infatti, la legge richiamata dalla stessa Concessionaria, art. 77 del D.P.R. 29.09.73 n. 602, come modificato dall’art. 16 del D.Lgs 26.02.99 n. 46 e dall’art. 1 del D.Lgs 27.04.01 n. 193, prescrive che:Art. 77 (Iscrizione di ipoteca)1.      Decorso inutilmente il termine di cui all’art. 50, comma 1, il ruolo costituisce titolo per iscrivere ipoteca sugli immobili del debitore e dei coobbligati per un importo pari al doppio “dell’importo complessivo del credito per cui si procede”. 2.    Se l’importo complessivo del credito per cui si procede non supera il cinque per cento del valore dell’immobile da sottoporre ad espropriazione determinato a norma dell’art. 79, il concessionario, prima di procedere all’esecuzione deve iscrivere ipoteca. Decorsi sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto, il concessionario procede all’espropriazione.Art. 50 (Termine per l’inizio dell’esecuzione). 1.   Il concessionario procede ad espropriazione forzata quando è inutilmente decorso il termine di sessanta giorni dalla notificazione della cartella di pagamento, salve le disposizioni relative alla dilazione ed alla sospensione del pagamento.2.     Se l’espropriazione non è iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l’espropriazione stessa deve essere preceduta dalla notifica di un avviso che contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo, entro cinque giorni.3.     
L’avviso di cui al comma 2 è redatto in conformità al modello approvato con decreto del Ministero delle Finanze e perde efficacia trascorsi centottanta giorni dalla data della notifica.
Nel caso di specie, la Concessionaria non ha dimostrato di aver notificato le cartelle esattoriali di cui al “dettaglio debito” e di aver iniziato la procedura dell’espropriazione forzata, trascorso inutilmente il termine di sessanta giorni dalla notificazione delle cartelle di pagamento.
Inoltre, dal “dettaglio debito” allegato alla lettera di avviso dell’avvenuta iscrizione ipotecaria si evince che alcune cartelle sono state notificate (ndr senza darne la prova) negli anni 2001, 2003, per cui, la Concessionaria non si è attenuta alla prescrizione secondo cui: se l’espropriazione non è iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l’espropriazione stessa deve essere preceduta dalla notifica di un avviso che contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo, entro cinque giorni. E poiché l’attività della P.A. deve essere improntata ai principi  costituzionali di buona amministrazione, imparzialità, legalità, trasparenza e ragionevolezza, l’aver instaurato una procedura senza rispettare le norme che la disciplinano, comporta che l’adozione della misura da parte del concessionario della riscossione è effettuata illegittimamente.
Nell’instaurato procedimento, come innanzi precisato, in applicazione del disposto di cui all’art. 10 D.L.vo 31 dicembre 1992 n. 546, è parte del processo oltre alla ricorrente, il servizio di riscossione che ha emanato l’atto impugnato il quale, è onerato di dar prova del titolo in base al quale procede, soprattutto se ciò è specifico oggetto di eccezione, come nel caso di specie, poiché detto titolo è determinante ai fini della regolarità del procedimento amministrativo concretizzatosi con l’intimazione impugnata.
A queste conclusioni si perviene sia che si configuri il presente giudizio come una opposizione a sanzione amministrativa che, come una opposizione all’esecuzione. Infatti,  il giudizio di opposizione a sanzione amministrativa di  cui agli artt. 22 e 23 della legge 689/81 è costituito da un giudizio rivolto all’accertamento del fondamento della pretesa sanzionatoria, ed il suo oggetto è limitato, quanto alla posizione dell’opponente, dalla causa pretendi fatta valere con l’opposizione, quanto alla posizione della P.A., vige il divieto di dedurre a sostegno della propria pretesa, motivi diversi da quelli enunciati nell’atto impugnato.
Ma, anche l’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c., ovvero agli atti esecutivi, di cui all’art. 617 c.p.c., hanno la funzione di garantire il diritto alla difesa del debitore, attraverso l’accertamento giudiziale della validità del titolo esecutivo, della sua idoneità soggettiva ed oggettiva, ovvero della regolarità della procedura esecutiva.
Invero, l’opposizione, pur se occasionata dal processo esecutivo o anche solo dalla sua intimazione, ha la funzione di instaurare un normale giudizio a cognizione piena, destinato a concludersi con una sentenza idonea ad influire sul titolo, per negare o per riaffermare la sua efficacia, ovvero, in caso di opposizione agli atti esecutivi, per accertare la regolarità o meno della procedura esecutiva.
In ogni caso, è onere del creditore procedente, in sede di specifica opposizione, provare l’esistenza del titolo esecutivo, la sua idoneità nei confronti del debitore esecutato e dei beni espropriati od espropriandi, nonché la regolarità del procedimento di esecuzione, ancorché tali fatti non risultino dagli atti prodotti dall’attore. Non vi è, invece, agli atti, alcuna prova dell’esistenza di un valido titolo esecutivo che giustifichi l’espropriazione del bene immobile dell’opponente.
Dal “dettaglio di debito” allegato alla lettera dell’avviso dell’avvenuta iscrizione ipotecaria, non si evince neanche chi è l’Ente creditore della tipologia di tributo: “infrazioni Codice della Strada”, senza indicazione del numero di processo verbale e della data di rilevazione dell’infrazione.
Già dal suddetto allegato dettaglio, si evince che il diritto alla riscossione da parte dell’Ente creditore si potrebbe essere estinto o prescritto.
Nessuna prova è stata data dalla  Spa Gest Line, circa la rituale notifica dei processi verbali, entro il termine previsto dalla legge e, se all’eventuale notifica dei processi verbali non pagati sia seguita la notifica della cartella esattoriale o dell’avviso di mora dovendosi negare valore probatorio alla documentazione esibita in copia dalla Gest Line siccome la conformità all’originale è stato oggetto di espresso disconoscimento (Cfr. verbale di udienza del 30.04.2007 pag. 2).
Per completezza di esposizione, infine, deve rivelarsi l’infondatezza giuridica della dedotta violazione dell’art. 78 D.P.R. 602/73, atteso che, contrariamente a quanto dedotto dall’attore, tale articolo, nella sua formulazione originaria è stato integralmente sostituito dal D. L.vo 46/99 e nella sua formulazione attuale disciplina la pubblicità degli avvisi di vendita.
Passando, dunque, alla richiesta di risarcimento danni proposta dall’attore, essa non può essere accolta.La modestia (relativa) della somma, la pronta soluzione del caso, inducono a ritenere che nel caso non siano ravvisabili voci di danno risarcibili, pur ipotizzabili in astratto: diversamente opinando qualsiasi controversia giuridica instaurata porterebbe per ciò stesso alla richiesta in capo alla parte (anche solo parzialmente) vittoriosa di un danno morale, patrimoniale ed esistenziale per il fatto stesso di aver dovuto affrontare ingiustamente una lite giudiziale con turbamento della serenità e con la necessità di anticipare le spese per la difesa.
La condanna alle spese tiene dietro alla soccombenza, queste pertanto vengono poste a carico della Gest Line S.p.A. liquidate come da dispositivo. 

                                                         PER QUESTI MOTIVI
 

Il Giudice di Pace, definitivamente pronunziando sulla domanda come proposta, così provvede:
a)  – accoglie la domanda di parte attrice e per l’effetto dichiara l’illegittimità della iscrizione ipotecaria del 05.08.2005 effettuata su richiesta della convenuta ai danni di B. L.o, nonché dei titoli esecutivi posti a fondamento della stessa;
b)   – ordina alla Gest Line S.p.A. di richiedere la cancellazione della detta iscrizione;
c)    – condanna la convenuta al pagamento delle spese di lite in favore dell’attore e liquida le stesse in complessivi € 1.860,00, di cui € 50,00 per spese, € 560,00 per diritti e € 1250,00 per onorario.
Il tutto oltre IVA, CPA e rimborso spese generali come per legge e con attribuzione in favore del procuratore anticipatario.
 Così deciso in Napoli il 16 Maggio 2007                 

                       
Il Giudice
                 

       
Dott. Pietro Esposito Faraone
 

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