Corte di Cassazione Ordinanza n. 6837/2022 – Cartelle esattoriali - Impugnabilità dell’estratto ruolo esattoriale – 02.03.2022 .

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza in esame, nonostante la recente normativa introdotta, che prevede la non impugnabilità dell’estratto ruolo esattoriale, in attesa della decisione della Corte Costituzionale, ha ritenuto l’estratto ruolo esattoriale impugnabile, in particolare, ha ribadito: “L'estratto di ruolo è atto interno all'Amministrazione da impugnare unitamente all'atto impositivo, notificato di regola con la cartella di pagamento, perché solo da quel momento sorge l'interesse ad instaurare la lite ex art. 100 c.p.c., salvo il caso in cui il ruolo e la cartella non siano stati notificati: ipotesi in cui, non potendo essere compresso o ritardato l'esercizio del diritto alla…

Corte di Cassazione Ordinanza n. 24632/2020 – ritardo o cancellazione volo aereo – richiesta pagamento compensazione pecuniaria e risarcimento del danno -competenza del giudice adito – 05.11.2020 –

Importante Ordinanza della Corte di Cassazione, relativa alla competenza e alla giurisdizione del giudice adito, in materia di compensazione pecuniaria e risarcimento danni subiti a causa del ritardo e/o della cancellazione dei voli aerei. In particolare, la Suprema Corte, richiamando una importante sentenza della Corte di Giustizia Europea, ha precisato che le due domande sono soggette ciascuna alla competenza di un giudice diverso. La domanda di pagamento dell'indennizzo previsto dal Regolamento 261/04 è soggetta alle regole di giurisdizione e di competenza "ordinarie", stabilite dal Regolamento 1215/12. Mentre la domanda di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale è soggetta,…

Corte di Cassazione Ordinanza n. 40627/2021 – verbale di contestazione -tutor -in caso di contestazione la prova dell’omologazione spetta all’amministrazione -17.12.2021 -

Con l’Ordinanza in esame la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un automobilista, ribadendo il principio enunciato dalla Corte costituzionale: “con il principio di diritto più volte enunciato da questa Corte, la quale ha chiarito che in presenza di contestazione da parte del soggetto sanzionato spetta all'Amministrazione la prova positiva dell'iniziale omologazione e della periodica taratura dello strumento”. CORTE DI CASSAZIONE II SEZIONE CIVILE ORDINANZA N. 40627 Anno 2021 Presidente: ORILIA LORENZO Relatore: GRASSO GIUSEPPE Data pubblicazione: 17/12/2021 la seguente ORDINANZA sul ricorso 31922-2018 proposto da: B. M., rappresentato e difeso dall'avvocato D. S., giusta delega in…

Corte di Cassazione Sezioni Unite Civili Sentenza n. 10012/2021 – validità notifica in caso di irreperibilità temporanea – non basta la prova della spedizione - è necessaria la prova dell’avviso di…

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza in esame ha, finalmente, risolto il contrasto interpretativo esistente sulla questione all’interno della giurisprudenza di legittimità, che vedeva contrapposte due diversi indirizzi sulla procedura notificatoria degli atti impositivi, in particolare sull’applicazione dell art. 8, legge 890/1982. Il massimo Collegio di legittimità ha “ cestinato” l’orientamento che afferma che ai fini della prova del perfezionamento della notifica postale diretta in caso di assenza temporanea del destinatario, è sufficiente che l’Ente impositore notificante produca in giudizio l’avviso di ricevimento della raccomandata contenente l’atto notificando, con…

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Corte di Cassazione n° 8890/09 – preavviso di fermo amministrativo – atto non impugnabile – 14.04.09.

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Images: cassazione sito.jpgLa Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha stabilito che il preavviso di fermo amministrativo di un autoveicolo non può essere impugnato autonomamente. La Suprema Corte ha precisato che “la comunicazione preventiva di fermo amministrativo (c.d. preavviso) di un veicolo, notificata a cura del concessionario esattore, non arrecando alcuna menomazione al patrimonio – poiché il presunto debitore, fino a quando il fermo non sia stato iscritto nei pubblici registri, può pienamente utilizzare il bene e disporre – è atto non previsto dalla sequenza procedimentale dell’esecuzione esattoriale e, pertanto, non può essere autonomamente impugnabile ex art. 23 L. n. 689/81, non essendo il destinatario titolare di alcun interesse ad agire ai sensi dell’art. 100 cod. proc. civ. L’azione di accertamento negativo del credito dell’amministrazione, da parte sua, non può essere astrattamente proposta in ogni tempo per sottrarsi alla preannunciata esecuzione della cartella esattoriale, impugnabile (eventualmente in via recuperatoria) con le forme, i tempi e il rito specificamente dipendenti dalla sua origine e dal tipo di vizi fatti valere”.  


                                                       
                                                   Sent. del 14.04.2009, n. 8890

 
                                                        REPUBBLICA ITALIANA

                                                 IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


                                              LA CORTE SUPREMA
DI CASSAZIONE 

                                                     SECONDA SEZIONE CIVILE
 

ha pronunciato la seguente SENTENZA avverso la sentenza n. 3297/2005 del GIUDICE DI PACE di CASORIA dell’1.9.05, depositata il 14/09/2005;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 25/11/2008 dal Consigliere Relatore Dott. PASQUALE D’ASCOLA;
lette le conclusioni scritte dal Sostituto Procuratore Generale Dott. Fulvio UCCELLA che ha concluso visto l’art. 375, 2° comma c.p.c, per l’inammissibilità del ricorso. 

                                                            FATTO E DIRITTO

Il giudice di pace di Casoria con sentenza del 14 settembre 2005 respingeva la domanda proposta da … omissis … avverso la … omissis … concessionario esattore, per la declaratoria di illegittimità del preavviso di fermo amministrativo di un proprio autoveicolo e la conferma del provvedimento urgente di sospensione del fermo, già concesso in via cautelare dalla sezione staccata del tribunale di Napoli. Accoglieva l’eccezione di carenza di interesse a ricorrere avverso un provvedimento che non eseguiva il fermo, ma si limitava a preannunciarlo»
… omissis … ha proposto ricorso per cassazione, notificato il 30 ottobre 2006, lamentando violazione dell’art. 100 cpc. … omissis … rimasta intimata.
Avviata la trattazione con il rito previsto per il procedimento in camera di consiglio, il procuratore generale ha chiesto la declaratoria dì inammissibilità del ricorso, ritenendo esperibile il rimedio dell’appello, trattandosi di controversia in materia di esecuzione.L’avviso di fissazione di udienza, inizialmente invano notificato presso il domicilio eletto dal difensore del ricorrente, trasferitosi, è stato notificato presso la Cancelleria della Corte.
Preliminarmente va riconosciuta l’ammissibilità del ricorso.
Essa discende dalla qualificazione dell’azione proposta, che incombe alla Corte in difetto di esplicite indicazioni nella sentenza impugnata (Cass 11012/07; 4507/06; 8006/05; e, in caso analogo, 13972/’6) .
Nel caso in esame non è condivisibile la tesi che la ricorrente abbia inteso attivare il rimedio dell’opposizione all’esecuzione esperibile davanti al giudice ordinario avverso il provvedimento di fermo amministrativo (SU 14701/06): non avrebbe in tal caso richiesto al tribunale il provvedimento ex art 700 cpc e successivamente instaurato il giudizio di merito davanti al giudice di pace, ma avrebbe domandato al giudice competente per valore - la sospensione dell’esecuzione, facendo comunque cenno al procedimento esecutivo.
L’azione proposta mirava infatti esplicitamente alla declaratoria di inammissibilità del fermo, in relazione alla infondatezza delle pretese dell’amministrazione nascenti da “alcune cartelle esattoriali “. Poteva quindi riferirsi a contestazione risalente a pretese opponibili davanti al giudice di pace o ex art 23 legge 689/81 o con azione di accertamento negativo del credito proposta in via ordinaria davanti al giudice competente per valore, in relaziona all’importo - 579,22 euro - portato dalle cartelle. Quest’ultima prospettazione sembra essere quella sostenuta nel ricorso per cassazione.
In entrambi i casi la decisione del giudice di pace, anteriore alla novella n. 40/2006, era ricorribile immediatamente per cassazione.
In relazione alla pretesa configurabile con l’azione proposta, la sentenza impugnata ha fatto corretta applicazione dei principi giuridici vigenti, negando l’interesse del ricorrente a impugnare un provvedimento privo di effetti pregiudizievoli. Questa Corte ha avuto modo di stabilire, ed intende qui confermare, che “la comunicazione preventiva di fermo amministrativo (c.d. preavviso) di un veicolo, notificata a cura del concessionario esattore, non arrecando alcuna menomazione al patrimonio - poiché il presunto debitore, fino a quando il fermo non sia stato iscritto nei pubblici registri, può pienamente utilizzare il bene e disporne - e’ atto non previsto dalla sequenza procedimentale dell’esecuzione esattoriale e, pertanto, non può essere autonomamente impugnabile ex art 23 L. n. 689/81, non essendo il destinatario titolare di alcun interesse ad agire ai sensi dell’art. 100 cod. proc. Civ. (Cass 20301/08).
L’azione di accertamento negativo del credito dell’amministrazione, da parte sua, non può essere astrattamente proposta in ogni tempo per sottrarsi alla preannunciata esecuzione della cartella esattoriale, impugnabile (eventualmente in via recuperatoria) con le forme, i tempi e il rito specificamente dipendenti dalla sua origine e dal tipo di vizi fatti valere.
 
Discende da quanto esposto il rigetto del ricorso, senza la condanna alla refusione delle spese di lite, in mancanza di attività difensiva dell’intimata. 

                                                                     PQM
 

La Corte
rigetta il ricorso. 
DEPOSITATA IN CANCELLERIA  il 14.04.2009
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Corte di Cassazione Penale n° 44498 – non è reato circolare con un veicolo sottoposto a fermo amministrativo -19.11.09 -

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Images: cassazione sito.jpgLa Corte di Cassazione Penale, con la sentenza in esame, ha stabilito che non sussiste il reato quando la materialità della condotta di sottrazione abbia ad oggetto beni sottoposti a provvedimento di fermo amministrativo di cui all'art. 214 del C.d.S.. In particolare, la Suprema Corte ha precisato che “il fermo amministrativo va qualificato come sanzione amministrativa accessoria e non una misura cautelare, e, pertanto, esso non assolve ad alcuna funzione di garanzia rispetto al depauperamento del bene, con ciò non venendo integrati gli elementi costitutivi del delitto ex art. 334 C.P.”.  





                                                           CORTE DI CASSAZIONE 

                                                           SESTA SEZIONE PENALE 

                                                  SENTENZA N. 44498 DEL 19/11/2009
  




                                                                 FATTO E DIRITTO
 

Il Procuratore della Repubblica del Tribunale di Napoli ricorre contro la sentenza del Tribunale monocratico di Napoli, che ha assolto perchè il fatto non sussiste, … accusato del delitto ex art. 334 C.P., in relazione all'avvenuto uso e circolazione a bordo di un ciclomotore sottoposto a fermo amministrativo. 
L'assoluzione è stata motivata sotto il profilo che il fermo -cui era sottoposto il ciclomotore- va qualificato come sanzione amministrativa accessoria e non una misura cautelare, e, pertanto, esso non assolve ad alcuna funzione di garanzia rispetto al depauperamento del bene, con ciò non venendo integrati gli elementi costitutivi del delitto ex art. 334 C.P.. 
Di contrario avviso è invece il Procuratore della Repubblica il quale, sul rilievo che il fermo amministrativo non si distingue dal sequestro, dato che può, tra l'altro, preludere ad un provvedimento di confisca; da ciò la piena applicabilità dei disposti normativi dell'art. 334 C.P., con conseguente richiesta di annullamento della decisione impugnata e del relativo ordine di dissequestro. Il ricorso non merita accoglimento. 
Ritiene la Corte, in adesione ad un dominante orientamento di questa sezione, di ritenere l'insussistenza della violazione dell'art. 334 C.P., allorquando la materialità della condotta di sottrazione abbia ad oggetto beni sottoposti a provvedimento di fermo amministrativo, a sensi dell'art. 214 D.Lgs. 30 aprile 1992 n. 285. Conclusione negativa che si impone, considerata l'impossibile riconducibilità del "fermo amministrativo" alla nozione di "sequestro amministrativo", avuto riguardo ai due didtinti profili che attengono al principio di tassatività e determinatezza delle fattispecie penali ed al divieto del ricorso della analogia in malam partem. 
Il ricorso va quindi rigettato. 
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Corte di Cassazione Penale n° 35391 – art. 334 c.p. – non applicabilità in caso di fermo amministrativo ex art. 214 Cd.S . – 24.09.07. -

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Images: cassazione sito.jpg“Invero, il fermo amministrativo di un veicolo, disciplinato dall'art. 214 del codice della strada, è una misura cautelare amministrativa, che mira a far cessare la circolazione del veicolo ed a provvedere alla collocazione del veicolo stesso in apposito luogo di custodia. Il sequestro amministrativo è, invece, disciplinato dall'art. 213 c.s. ed è previsto «nell'ipotesi in cui il presente codice prevede la sanzione accessoria della confisca amministrativa». Pertanto, non sussiste il reato di cui all'art. 334 C.p. qualora la sottrazione riguardi beni sottoposti a provvedimento di fermo amministrativo ostandovi il principio di tassatività e determinatezza delle fattispecie penali che, per il divieto di analogia malam partem, esclude la riconducibilità del fermo amministrativo nella nozione di sequestro amministrativo”. 




                                                                    CORTE DI CASSAZIONE PENALE

                                                               Sez. III, 24 settembre 2007, n. 35391   


                                   

                                               SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE
 

Con sentenza in data 18 aprile 2006 il Tribunale di Napoli mandava assolto M. F. dai reati di cui agli artt. 334 comma secondo c.p. e 349 c.p. (nn. 1 e 2 della rubrica) «perché il fatto non sus­siste».
In punto di fatto il tribunale accertava che in data 4 dicembre 2004, a carico di M., era stato emesso un provvedimento di fermo amministrativo in relazione al motoveicolo Honda Transalp, tg. ..., stante l'accertamento del mancato uso del casco protettivo e, dunque, in applicazione dell'art. 171 C.S. Si accertava altresì che il M., che sottoscriveva il verbale di fermo ed affidamento, veniva reso edotto degli obbli­ghi gravanti sul custode e che il luogo di custodia ve­niva indicato in Piazza Mercato n. 184, Napoli. In data 18 aprile 2004 agenti di P.S. si recavano all'indirizzo di cui sopra per verificare la presenza del motoveicolo, constatando che sul citofono non era pre­sente il nome del prevenuto e che nel cortile del pa­lazzo non si trovava alcuna moto.
Il M., pertanto, veniva denunciato per i reati di cui agli artt. 334 comma 2 C.p. e 349 comma 2 c.p.
Il Tribunale di Napoli mandava assolto l'imputato da entrambe le imputazioni con formula ampiamente assolutoria.
In particolare, quanto al reato di cui all'art. 334 C.p., osservava che non sussistevano i presupposti della norma asseritamente violata, punendo espressamente l'art. 334 C.p. la condotta di chi «sottrae, sopprime, di­strugge, disperde o deteriora cose sottoposte a seque­stro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità amministrativa», laddove - nel caso di specie - il provvedimento emesso a carico del preve­nuto era un mero fermo amministrativo e non poten­dosi operare alcuna estensione, per i principi di tassa­tività delle incriminazioni e del divieto di interpretazione analogica in materia penale, dell'am­bito di operatività della norma.
Quanto alla imputazione relativa al reato di cui all'art. 349 c.p., non risultava alcuna materiale apposizione di sigilli sul motociclo e, dunque, l'ipotesi con­testata non poteva dirsi integrata. Oltretutto - osser­vava il tribunale,- il reato di cui all'art. 349 c.p. non poteva dirsi sussistente nel caso di sigilli apposti non già per assicurare la conservazione o l'identità della cosa, ma al solo fine di impedirne l'uso. Avverso la pronunzia assolutoria -limitatamente al capo 1) della rubrica (art. 334 c.p.) - ha proposto ricorso per Cassazione il procuratore della Repubblica di Napoli, deducendo che il tribunale aveva mandato assolto il M. per la considerazione che il provve­dimento di fermo amministrativo esulava dal novero degli atti elencati dall'art. 334 C.p. quali antecedenti necessari della condotta illecita descritta (ovvero procedimento penale e procedimento amministrativo).
Ciò posto, non si comprendeva in quale possibile ca­tegoria andasse annoverato il fermo amministrativo, atto finale di un procedimento amministrativo di ac­certamento di un'infrazione al codice della strada.
Si chiedeva l'annullamento della sentenza.
Il ricorso del pubblico ministero va rigettato perché infondato.
Invero, il fermo amministrativo di un veicolo, disci­plinato dall'art. 214 del codice della strada, è una mi­sura cautelare amministrativa, che mira a far cessare la circolazione del veicolo ed a provvedere alla colloca­zione del veicolo stesso in apposito luogo di custodia.
Il sequestro amministrativo è, invece, disciplinato dall'art. 213 c.s. ed è previsto «nell'ipotesi in cui il pre­sente codice prevede la sanzione accessoria della con­fisca amministrativa». Ad esempio, si avrà una sem­plice ipotesi di fermo amministrativo nel caso di destinazione ed uso di un veicolo in modo difforme da quanto indicato nella carta di circolazione o ancora nel caso di utilizzo del veicolo adibito al trasporto delle per­sone, ad uso proprio senza avere il titolo prescritto.
Si avrà, per contro, confisca amministrativa del veicolo nell’ipotesi - a titolo esemplificativo - di cui all'art. 116 comma 18 C.S., nel caso di reiterata violazione di guida di autoveicolo o motoveicoli senza aver conseguito la patente come pure nel caso di effettuazione su ciclomo­tore di modifiche idonee ad aumentarne la velocità oltre i limiti previsti di 45 Km/h o ancora nel caso di fabbri­cazione, commercio o vendita di ciclomotore svilup­pante una velocità superiore a 45 Km/h.
Le due norme (artt. 213 e 214 c.s.) muovono da pre­supposti ontologicamente diversi ed ubbidiscono a logiche tra loro distinte, con la conseguenza che, per il principio della tassatività e della determinatezza delle fattispecie penali, deve ritenersi che la condotta tipica come delineata dall'art. 334 c.p., parlando di «seque­stro» (giudizio e/o amministrativo) del bene, non possa ritenersi comprensiva anche del «fermo amministra­tivo», che è misura diversa, fattualmente e normativa­mente, rispetto al sequestro.
Ora, è pur vero che l'art. 214 comma 8 C.S., preve­dendo la condotta di colui che circoli con un veicolo sottoposto al fermo amministrativo, fa salva «l'applica­zione delle sanzioni penali per la violazione degli ob­blighi posti in capo al custode».
Tuttavia, tale previ­sione, mentre sicuramente integra la fattispecie tipica del capoverso dell'art. 649 c.p. (violazione dei sigilli), erroneamente esclusa dal tribunale e per la quale il pub­blico ministero non ha dedotto alcuna specifica censura, di certo non può estensivamente ricondursi nell'ambito di operatività dell'art. 334 c.p., ostandovi il principio generale del divieto analogico in malam partem. 
  
Il ricorso proposto dal pubblico ministero va, con­seguentemente, rigettato.  
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Corte di Cassazione S.U. n° 20931/2011 - fermo ed ipoteca – competenza del Tribunale salvo che la conoscenza del provvedimento non sia l'occasione per impugnare il titolo esecutivo – 12.10.2011

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Images: cassazione sito.jpgla “tutela giudiziaria esperibile” nei riguardi del “provvedimento” di “iscrizione di ipoteca” e dell’[ “omologo” ] “fermo amministrativo dei beni mobili registrati” deve “realizzarsi davanti al giudice ordinario con le forme dell’opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi” ), come evidenziato, peraltro, anche dalla sedes materiae delle norme che regolamentano ciascuno, trova la sua esclusiva collocazione funzionale nell’ambito della “espropriazione forzata”, ovverosia della procedura di riscossione coattiva del credito, quante volte (beninteso) la notifica e/o la conoscenza del “provvedimento” non costituisca (come specificamente va escluso nel caso) solo l’“occasione” per impugnare (innanzi al giudice avente giurisdizione in base alla natura [tributaria, previdenziale, sanzionatoria, ordinaria] del credito e, se rilevante, al valore dello stesso) la stessa pretesa creditoria (“titolo”) che il concessionario intende (solo) realizzare coattivamente”.

 

 

 

                                                                CORTE DI CASSAZIONE CIVILE

 

                                                                           SEZIONI UNITE

 

                                                       SENTENZA N° 20931 DEL 12 OTTOBRE 2011

 

 



                                                                 SVOLGIMENTO DEL PROCESSO


Con ricorso notificato ad A.G., la s.p.a. EQUITALIA E.TR., in forza di quattro motivi, chiedeva di cassare la sentenza n. 12854/09 (depositata il 21 ottobre 2009) con la quale il Giudice di Pace di Bari aveva accolto l’impugnazione della sua «comunicazione di fermo amministrativo dell’autovettura» proposta dall’intimato.

Questi non svolgeva attività difensiva.


                                                                    MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il giudice a quo - rigettate le «altre domande» - ha accolto l’impugnazione del «provvedimento di fermo amministrativo» di una propria «autovettura», proposta dall’A., osservando:

- «la legge n. 689/81... in nessuna sua parte reca l’elencazione degli atti suscettibili di impugnazione»;

- «la presente opposizione deve... intendersi proposta ai sensi degli artt. 615 e 617 c.p.c.» («nell’e- pigrafe dell’atto di opposizione il ricorrente... ha esplicitamente richiamato anche» tali articoli);

- «nel caso», in «dispregio della normativa di at-tuazione» («artt. da 1 a 6 del DM 503/1998»), «all’emanazione del provvedimento di fermo ha proceduto autonomamente il concessionario della riscossione, quantunque fosse privo di potere al riguardo, per essere questo riservato alla direzione regionale delle entrate» («che il potere del concessionario sia circoscritto alla richiesta di emanazione del provvedimento di fermo alla direzione regionale delle entrate e alla susseguente “esecuzione” dello stesso si ricava, altresì, dall’... art. 3, comma 41, DL... 2005 n. 203, convertito nella legge... 2005 n. 248»);

- il medesimo concessionario, inoltre, ha commesso «plurime violazione della procedura disciplinata dal DM 503/1998» («norme che possiedono... una connotazione sostanziale, essendo poste a presidio anche dei diritti

e delle ragioni del debitore, e non già... mere disposizioni procedurali»):

(a) «omissione... di richiedere all’ente che ha emesso il ruolo l’apposizione del visto ex art. 79 DPR... 1988 n. 43»;

(b) «difetto del previo pignoramento nega tivo o infruttuoso e/o l’omessa attività volta al reperimento materiale del veicolo... sottoposto a fermo (art. 3, commi 1 e 2, DM n. 503/1998)».

2. La s.p.a. EQUITALIA E.TR. impugna la decisione per quattro motivi.

A. Con il primo la ricorrente denunzia «violazione e falsa applicazione dell’art. 100 c.p.c.» assumendo che nel caso di tratta di «semplice preavviso» («non seguito da emanazione del fermo e, quindi, da trascrizione»), ovverosia un «semplice avvertimento dell’intenzione di procedere a fermo amministrativo... in mancanza di... pagamento del carico tributario contestato», per cui non si è prodotta «alcuna lesione nella sua sfera giuridica».

B. Nel secondo motivo la società denunzia «nullità della sentenza per motivi di giurisdizione» sostenendo avere eccepito quella della «Commissione Tributaria Provinciale» in base al «comma 26 quinquies dell’art. 35» del DL n. 223 del 2006, che ha «modificato l’art. 19 c. 1 D. Lgs. 546/92» inserendo tra gli atti impugnabili innanzi a detta Commissione sia il provvedimento di «iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all’art. 7 7 del DPR 602/73» che quello di «fermo di beni mobili registrati di cui all’art. 86 del medesimo DPR».

«In subordine» (ove, cioè, ritenuta «sussistente», «transitoriamente», «la giurisdizione ordinaria»), la ricorrente sostiene che «il giudice di prime cure doveva... dichiararsi incompetente, in favore del tribunale» perché 1/ «azione» doveva essere proposta «davanti al giudice dell’esecuzione», quindi (ex art. 9 c.p.c.) davanti al Tribunale, «nei modi, nelle forme e con i limiti disposti dall’art. 57 DPR 602/73».

C. In terzo luogo la ricorrente denunzia «violazione e falsa applicazione» dell’«art. 22 legge 689/81» (a) in quanto l’«A.non ha corredato il suo ricorso di alcuna cartella», e (£>) perché, essendo state «le cartelle... poste a base del provvedimento di fermo... regolarmente notificate», «il ricorso» era «tardivo» in quanto «i termini di rito risultavano ampiamente scaduti».

D. Con il quarto (ultimo) motivo la società denunzia «violazione e falsa applicazione... dell’art. 86 DPR 29 settembre 1973 n. 602 e decreto di attuazione DM 503/98» esponendo:

- detta norma (come interpretata dal comma 41 dell’art. 3 DL 3 0 settembre 2005 n. 203, convertito in legge

2 dicembre 2005 n. 248) autorizza espressamente e direttamente «il concessionario» a disporre il «fermo dei beni mobili registrati» ed a provvedere all’«iscrizione del provvedimento che lo dispone nei registri mobiliari»;

- il «visto» dell’«ente che ha emesso il ruolo» è previsto dall’«art. 19 DPR 28 gennaio 1988 n. 43» per la «procedura esecutiva esattoriale» («in particolare... ai pignoramenti») per cui «nella fattispecie» la norma «non andava applicata».

4. Il primo motivo di ricorso ed il profilo del secondo attinente al (difetto di) giurisdizione sono infondati; il punto del secondo motivo concernente la competenza, invece, deve essere accolto; conseguentemente diviene superfluo l’esame degli altri motivi.

A. In via preliminare va evidenziata l’irrilevanza dei quesiti di diritto formulati dalla ricorrente atteso che la sentenza impugnata è stata depositata il 21 ottobre 2009, quindi dopo l’espressa abrogazione dell’art. 366 bis c.p.c. (che ne prevedeva la formulazione) disposta dall’art. 47, comma 1, lett. d), della legge 18 giugno 200 9 n. 69, giusta la norma transitoria dettata dall’art. 58, quinto comma, della stessa legge del 2 0 09, secondo cui “/e disposizioni di cui all’articolo 47 si applicano alle controversie nelle quali il provvedimento impugnato con il ricorso per cassazione è stato pubblicato ovvero, nei casi in cui non sia prevista ia pubblicazione, depositato successivamente alia data di entrata in vigore della presente legge”.

B. L’infondatezza del primo motivo di ricorso discende dal condivisibile principio affermato da queste sezioni unite (sentenza 7 maggio 2010 n. 11087), specificamente in fattispecie di “opposizione, dinanzi al giudice di pace, avverso un preavviso di fermo amministrativo predisposto a carico di una... autovettura, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 86”, secondo cui sussiste “l’interesse ad impugnare” il “preavviso” perché tale atto “contiene (oltre all’invito al pagamento da effettuarsi entro venti giorni dalla notifica) la comunicazione ultima che decorso inutilmente il termine per pagare si provvederà alla iscrizione del Termo presso il Pubblico Registro Automobilistico senza ulteriore comunicazione quindi perché lo stesso “vale come comunicazione ultima della iscrizione del fermo entro i successivi venti giorni (salvopagamento)”.

Nella medesima decisione, inoltre, in base a quanto statuito da “Cass. 10672/2009” [“il preavviso di fermo amministrativo D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, ex art. 86, che riguardi una pretesa creditoria dell’ente pubblico di natura tributaria è impugnabile innanzi al giudice tributario, in quanto atto funzionale a portare a conoscenza del contribuente una determinata pretesa tributaria, rispetto alla quale sorge ex art. 100 c.p.c., l’interesse del contribuente alla tutela giurisdizionale per il controllo della legittimità sostanziale della pretesa impositiva, a nulla rilevando che detto preavviso non compaia esplicitamente nell’elenco degli atti impugnabili contenuto nel D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19, in quanto tale elencazione va interpretata in senso estensivo, sia in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente e di buon andamento della P.A., che in conseguenza dell’allargamento della giurisdizione tributaria operato con la L. 28 dicembre 2001, n. 448”], espressamente dichiarando “superato” dal suo “intervento” l’indirizzo espresso da Cass. Sez. 2, 20301/2008, 8890/2009” (il quale aveva “escluso la impugnabilità del provvedimento per carenza di interesse”), “mutatis mutandis”, si è rettamente affermata la “diretta impugnabilità del preavviso del fermo” anche quando tale atto “riguardi obbligazioni extratributarie”.

C. In ordine alla «giurisdizione», poi, va ribadito - per assoluta carenza di argomentazioni contrarie, atteso che l’inserimento [operato dal comma 26 quinquies dell’art. 35 DL 4 luglio 2006 n. 223, introdotto dalla legge di conversione 4 agosto 2006 n. 248], tra gli “atti impugnabili” previsti dall’art. 19 D. Lg.vo 31 dicembre 1992 n. 546, di quelli di «iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all’art. 77 del DPR 602/73» e/o di «fermo di beni mobili registrati di cui all’art. 86 del medesimo DPR» amplia solo la tutela giurisdizionale in materia tributaria ma non estende, sol considerando l’atto da impugnare, l’“ oggetto della giurisdizione tributaria “, quale delimitato (giusta il pensiero ermeneutico espresso dalla Corte Costituzionale, in particolare, nelle sentenze 11 febbraio 2010 n. 39, 14 maggio 2008 n. 130 e 14 marzo 2008 n. 64) nell’art. 2 del D. Lg.vo n. 546/1992 - che “ in materia di fermo ex art. 86 D.P.R. n. 602 del 1973 (sulla cui autonoma impugnabilità v. C. Cass. SU 10672/09)” e di “ iscrizione ipotecaria” (ex art. 77 medesimo DPR) “la giurisdizione si ripartisce fra giudice ordinario e tributario a seconda della natura del credito azionato” (Cass., un., 19 gennaio 2010 n. 679, la quale richiama la precedente “ordinanza n. 14831/2008” nonché “Cass. 2008/14831 e 2009/6593”): le “controversie in tema di fermo di beni mobili di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 86”, quindi, “appartengono alla giurisdizione delle Commissioni Tributarie solo se il fermo e stato eseguito a garanzia del soddisfacimento di crediti di natura tributaria”; parimenti “quelle in tema d’iscrizione ipotecaria rientrano nella giurisdizione delle Commissioni soltanto nel caso in cui siano state effettuate per ottenere il pagamento d’imposte o tasse (C. Cass. 2009/6594)”.

Nella specie - considerata l’assoluta irrilevanza, ai fini di individuare il giudice avente la potestas iudicandi, dell’unica ragione dedotta dalla ricorrente, data dal tipo (“iscrizione di ipoteca” o “fermo di beni mobili registrati”, o rispettivi preavvisi) di atto impugnato - deve confermarsi la giurisdizione del giudice ordinario non essendo stata neppure adombrata la natura tributaria del credito azionato (cfr., Cass., un., 5 giugno 2008 n. 14831: “la giurisdizione tributaria ‘deve ritenersi imprescindibilmente collegata ‘ alla ‘natura tributaria del rapportò... (Corte cost. ord. n. 34 del 2006)”} poiché l’“ancoraggio alla natura tributaria del rapporto è il fondamento della legittimità costituzionale della giurisdizione tributaria, anche per quanto riguarda il fermo bisogna affermare che in tanto il giudice tributario potrà conoscere delle relative controversie in quanto le stesse siano attinenti ad una pretesa tributaria” ).

D. Nell’ambito, poi, della giurisdizione ordinaria, la natura propriamente esecutiva del provvedimento (come dell’afferente preavviso) di “ iscrizione di ipoteca” e/o di “fermo di beni mobili registrati” esclude la competenza del giudice di pace, appartenendo la stessa unicamente al Tribunale.

D. 1. Il provvedimento detto - la cui adozione richiede sempre (giusta l’incipit sia dell’art. 77 che dell’art. 8 6 DPR n. 602 del 1973) l’inutile “decorso del termine di cui all’art. 50, comma 1” (art. 50, comma 1: “il concessionario procede ad espropriazione forzata quando è inutilmente decorso il termine di sessanta giorni dalla notificazione della cartella di pagamento”, “salve le disposizioni relative alla dilazione e alla sospensione dei pagamenti”) -, infatti (in base al principio secondo cui [Cass., un., 19 marzo 2009 n. 6594] la “tutela giudiziaria esperibile” nei riguardi del “provvedimento” di “iscrizione di ipoteca” e dell’[ “omologo” ] “fermo amministrativo dei beni mobili registrati” deve “realizzarsi davanti al giudice ordinario con le forme dell’opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi” ), come evidenziato, peraltro, anche dalla sedes materiae delle norme che regolamentano ciascuno, trova la sua esclusiva collocazione funzionale nell’ambito della “espropriazione forzata”, ovverosia della procedura di riscossione coattiva del credito, quante volte (beninteso) la notifica e/o la conoscenza del “provvedimento” non costituisca (come specificamente va escluso nel caso) solo l’“occasione” per impugnare (innanzi al giudice avente giurisdizione in base alla natura [tributaria, previdenziale, sanzionatoria, ordinaria] del credito e, se rilevante, al valore dello stesso) la stessa pretesa creditoria (“titolo”) che il concessionario intende (solo) realizzare coattivamente.

D.2. La competenza in questione, conseguentemente, nel vigente assetto istituzionale della giurisdizione civile ordinaria, va riconosciuta (ratione materiae) soltanto al “tribunale” perché solo questo giudice, per l’art. 9 c.p.c. (come sostituito dall’art. 50 D. Lg.vo 19 febbraio 1998 n. 51, con effetto, ai sensi dell’art. 247 comma 1 dello stesso decreto quale modificato dall’art. 1 legge 16 giugno 1998 n. 188, dal 2 giugno 1999), “é altresì esclusivamente competente... perì esecuzione forzata...”: “la competenza per materia, inderogabile, del giudice dell’esecuzione, distribuita tra uffici giudiziari diversi dall’art. 16 c.p.c.”, infatti (Cass., III, 5 marzo 2009 n. 5342, la quale richiama “Cass. 13757/2002”), “è stata abolita dall’art. 51 D. Lgs. n. 51 del 1998, che ha abrogato detta norma a decorrere dal 2 giugno 1999, sì che da allora il Tribunale ha competenza giurisdizionale esecutiva esclusiva”.

D.3. In coerenza con i principi esposti la sentenza impugnata, quindi, deve essere cassata, attese l’incompetenza del giudice di pace di Bari e la competenza per materia del Tribunale della stessa città.

D.4. Poiché alla cassazione della sentenza consegue la caducazione di tutte le sue statuizioni, gli ulteriori motivi di ricorso della società («violazione e falsa applicazione» dell’«art. 22 legge 689/81» e dell’«art. 86 DPR 29 settembre 1913 n. 602») risultano privi di oggetto: l’esame degli stessi, pertanto, è assorbito.

5. La causa, infine, va riassunta, nei termini di legge, innanzi al Tribunale del capoluogo pugliese, al quale si demanda, altresì, di provvedere a regolare le spese di questo giudizio di legittimità.


                                                                                  P.Q.M.
 


La Corte rigetta il primo motivo di ricorso; dichiara inammissibile il profilo del secondo motivo relativo alla giurisdizione; accoglie il profilo dello stesso secondo motivo relativo alla competenza dichiarando l’incompetenza per materia del giudice di pace e la competenza del Tribunale; dichiara assorbiti gli altri motivi; cassa la sentenza impugnata; fissa il termine di legge per la riassunzione della causa innanzi al Tribunale di Bari, il quale dovrà provvedere anche alle spese di questo giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 19 aprile 2011.

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Corte di Cassazione S.U. n° 11087/2010 – impugnabilità del preavviso di fermo amministrativo – 07.05.2010. -

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Images: cassazione sito.jpgQuanto alla specifica e diretta impugnabilità del preavviso del fermo, non ignora il Collegio che taluni arresti, anche recenti  hanno escluso la impugnabilità del provvedimento per carenza di interesse, ma tale indirizzo deve ritenersi superato dall'intervento di queste SS. UU. secondo il quale "Il preavviso di fermo amministrativo D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, ex art. 86, che riguardi una pretesa creditoria dell'ente pubblico di natura tributaria è impugnabile innanzi al giudice tributario, in quanto atto funzionale a portare a conoscenza del contribuente una determinata pretesa tributaria, rispetto alla quale sorge ex art. 100 c.p.c., l'interesse del contribuente alla tutela giurisdizionale per il controllo della legittimità sostanziale della pretesa impositiva, a nulla rilevando che detto preavviso non compaia esplicitamente nell'elenco degli atti impugnabili contenuto nel D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19…Analoghe considerazioni valgono, mutatis mutandis, allorquando il preavviso riguardi obbligazioni extratributarie”.     





                                                     CORTE DI CASSAZIONE CIVILE 

                                                                 SEZIONI UNITE 

                                                SENTENZA DEL 07-05-2010, N. 11087
  




(Omissis)
    


                                                         MOTIVI DELLA DECISIONE
   
 

Il ricorso non può trovare accoglimento. 
Con il primo motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 57, la società ricorrente prospetta alla Corte il seguente quesito di diritto: "se, nel caso di impugnazione di un semplice preavviso di fermo, debba ravvisarsi la competenza del giudice tributario o la diversa competenza del giudice ordinario".
Il quesito è inammissibile per la sua genericità ed astrattezza, mancando il riferimento alla fattispecie concreta. Non viene precisato, infatti, se nella specie, secondo la parte ricorrente, si discuta o meno soltanto di debiti tributari o anche di debiti di altro tipo. Il quesito non scalfisce la ratio decidendi della sentenza impugnata, peraltro assolutamente corretta, secondo la quale al giudice tributario appartiene la cognizione delle obbligazioni di natura fiscale, mentre il giudice ordinario giudica delle altre materia nella specie obbligazioni dovute a titolo di sanzioni amministrative pecuniarie dovute per violazioni al codice della strada).
In altri termini, il giudice di merito ha tenuto discinte le obbligazioni tributarie da quelle extratributarie, limitando la portata del suo decisum soltanto a queste ultime.
 
Con il secondo motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione dell'art. 615 c.p.c., la società ricorrente prospetta il seguente quesito di diritto "se il preavviso assume il valore di comunicazione di iscrizione di fermo amministrativo che, quale atto preordinato all'espropriazione forzata e, comunque, alla realizzazione di un credito è atto impugnabile".
L'Equitalia prospetta, sostanzialmente la tesi della non impugnabilità di un atto considerato meramente preparatorio, in relazione al quale il destinatario non avrebbe alcun interesse ad impugnare.
In realtà, l'atto impugnato (il cui esame è consentito in relazione al giudizio di ammissibilità del ricorso introduttivo) contiene (oltre all'invito al pagamento da effettuarsi entro venti giorni dalla notifica) la comunicazione ultima che decorso inutilmente il termine per pagare si provvedere alla iscrizione del "fermo presso il Pubblico Registro Automobilistico senza ulteriore comunicazione". 
 
Quindi, l'atto impugnato vale come comunicazione ultima della iscrizione del fermo entro i successivi venti giorni (salvo pagamento).
Di qui l'interesse ad impugnare.
Peraltro, a seguire la tesi opposta, il contribuente dovrebbe attendere il decorso dei venti giorni per impugnare direttamente l'iscrizione del fermo, direttamente in sede di esecuzione, con aggravio di spese e perdita di tempo assolutamente priva di senso. E' noto che il disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 86, comma 2, in forza del quale il concessionario deve dare comunicazione del provvedimento di fermo al soggetto nei cui confronti si procede, decorsi sessanta giorni dalla notificazione della cartella esattoriale (D.P.R. n. 602 del 1973, art. 50), è stato superato dalla prassi di invitare ulteriormente l'obbligato ad effettuare il pagamento, comunicando contestualmente che alla scadenza dell'ulteriore termine si procede all'iscrizione del fermo (si tratta di prassi notorie che traggono origine da istruzioni dell'Agenzia delle Entrate alle società di riscossione, altrettante notorie, fornite con nota 57413 del 9 aprile 2003 e ribadite con risoluzione del 9 gennaio 2006, n. 2). 
 
Quanto alla specifica e diretta impugnabilità del preavviso del fermo, non ignora il Collegio che taluni arresti, anche recenti (Cass. Sez. 2^, 20301/2008, 8890/2009) hanno escluso la impugnabilità del provvedimento per carenza di interesse, ma tale indirizzo deve ritenersi superato dall'intervento di queste SS. UU. secondo il quale "Il preavviso di fermo amministrativo D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, ex art. 86, che riguardi una pretesa creditoria dell'ente pubblico di natura tributaria è impugnabile innanzi al giudice tributario, in quanto atto funzionale a portare a conoscenza del contribuente una determinata pretesa tributaria, rispetto alla quale sorge ex art. 100 c.p.c., l'interesse del contribuente alla tutela giurisdizionale per il controllo della legittimità sostanziale della pretesa impositiva, a nulla rilevando che detto preavviso non compaia esplicitamente nell'elenco degli atti impugnabili contenuto nel D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19, in quanto tale elencazione va interpretata in senso estensivo, sia in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente e di buon andamento della P.A., che in conseguenza dell'allargamento della giurisdizione tributaria operato con la L. 28 dicembre 2001, n. 448" (Cass. 10672/2009).
Analoghe considerazioni valgono, mutatis mutandis, allorquando il preavviso riguardi obbligazioni extratributarie.
 
Ne deriva che la tesi della non impugnabilità del preavviso, prospettata con il secondo motivo, non può trovare accoglimento. 
Infine, con il terzo motivo vengono denunciati vizi di motivazione (omissione, insufficienza e contraddittorietà) e viene prospettato alla Corte il seguente quesito di diritto: " se il preavviso è l'unico provvedimento contro il quale il debitore può opporsi, oppure se il destinatario del preavviso di fermo debba invece attendere che il fermo venga effettivamente iscritto".
A parte i profili di inammissibilità del motivo con il quale viene contraddittoriamente prospettata la omissione (carenza) della motivazione e, contemporaneamente, la sua contraddittorietà (sovrabbondanza); a parte che a fronte di una censura formulata ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, non viene indicato il fatto controverso e decisivo per il giudizio, ma viene invece prospettato un quesito di diritto (altro profilo di inammissibilità), il motivo è infondato. Infatti, come già è stato detto, il destinatario del preavviso ha un interesse specifico e diretto alla controllo della legittimità sostanziale della pretesa che è alla base del preannunciato provvedimento cautelare.
 
Conseguentemente, il ricorso va rigettato, senza la liquidazione delle spese, non avendo la parte intimata svolto alcuna attività processuale. 

                                                                       P.Q.M.
 

La Corte rigetta il ricorso.

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