Corte di Cassazione Ordinanza n. 6837/2022 – Cartelle esattoriali - Impugnabilità dell’estratto ruolo esattoriale – 02.03.2022 .

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza in esame, nonostante la recente normativa introdotta, che prevede la non impugnabilità dell’estratto ruolo esattoriale, in attesa della decisione della Corte Costituzionale, ha ritenuto l’estratto ruolo esattoriale impugnabile, in particolare, ha ribadito: “L'estratto di ruolo è atto interno all'Amministrazione da impugnare unitamente all'atto impositivo, notificato di regola con la cartella di pagamento, perché solo da quel momento sorge l'interesse ad instaurare la lite ex art. 100 c.p.c., salvo il caso in cui il ruolo e la cartella non siano stati notificati: ipotesi in cui, non potendo essere compresso o ritardato l'esercizio del diritto alla…

Corte di Cassazione Ordinanza n. 24632/2020 – ritardo o cancellazione volo aereo – richiesta pagamento compensazione pecuniaria e risarcimento del danno -competenza del giudice adito – 05.11.2020 –

Importante Ordinanza della Corte di Cassazione, relativa alla competenza e alla giurisdizione del giudice adito, in materia di compensazione pecuniaria e risarcimento danni subiti a causa del ritardo e/o della cancellazione dei voli aerei. In particolare, la Suprema Corte, richiamando una importante sentenza della Corte di Giustizia Europea, ha precisato che le due domande sono soggette ciascuna alla competenza di un giudice diverso. La domanda di pagamento dell'indennizzo previsto dal Regolamento 261/04 è soggetta alle regole di giurisdizione e di competenza "ordinarie", stabilite dal Regolamento 1215/12. Mentre la domanda di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale è soggetta,…

Corte di Cassazione Ordinanza n. 40627/2021 – verbale di contestazione -tutor -in caso di contestazione la prova dell’omologazione spetta all’amministrazione -17.12.2021 -

Con l’Ordinanza in esame la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un automobilista, ribadendo il principio enunciato dalla Corte costituzionale: “con il principio di diritto più volte enunciato da questa Corte, la quale ha chiarito che in presenza di contestazione da parte del soggetto sanzionato spetta all'Amministrazione la prova positiva dell'iniziale omologazione e della periodica taratura dello strumento”. CORTE DI CASSAZIONE II SEZIONE CIVILE ORDINANZA N. 40627 Anno 2021 Presidente: ORILIA LORENZO Relatore: GRASSO GIUSEPPE Data pubblicazione: 17/12/2021 la seguente ORDINANZA sul ricorso 31922-2018 proposto da: B. M., rappresentato e difeso dall'avvocato D. S., giusta delega in…

Corte di Cassazione Sezioni Unite Civili Sentenza n. 10012/2021 – validità notifica in caso di irreperibilità temporanea – non basta la prova della spedizione - è necessaria la prova dell’avviso di…

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza in esame ha, finalmente, risolto il contrasto interpretativo esistente sulla questione all’interno della giurisprudenza di legittimità, che vedeva contrapposte due diversi indirizzi sulla procedura notificatoria degli atti impositivi, in particolare sull’applicazione dell art. 8, legge 890/1982. Il massimo Collegio di legittimità ha “ cestinato” l’orientamento che afferma che ai fini della prova del perfezionamento della notifica postale diretta in caso di assenza temporanea del destinatario, è sufficiente che l’Ente impositore notificante produca in giudizio l’avviso di ricevimento della raccomandata contenente l’atto notificando, con…

Print

Corte di Cassazione n. 8861/2016 – Equitalia – notifica cartelle esattoriali – notifica –avvisi di ricevimento in fotocopia – disconoscimento conformità – necessario deposito originali – 04.05.2016. -

Written by claps carlo on . Posted in Speciale Fermo Amministrativo ed Ipoteche

"La produzione dell'avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia dell'atto processuale spedita per la notificazione a mezzo del servizio postale, ai sensi dell'art. 149 cod. proc. civ., richiesta dalla legge in funzione della prova dell'avvenuto perfezionamento del procedimento notificatorio, può avvenire anche mediante l'allegazione di fotocopie non autenticate, ove manchi contestazione in proposito, poiché la regola posta dall'art. 2719 cod. civ. - per la quale le copie fotografiche o fotostatiche hanno la stessa efficacia di quelle autentiche, non solo se la loro conformità all'originale è attestata dal pubblico ufficiale competente, ma anche qualora detta conformità non sia disconosciuta dalla controparte, con divieto per il giudice di sostituirsi nell'attività di disconoscimento alla parte interessata, pure se contumace - trova applicazione generalizzata per tutti i documenti."

 

CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE V CIVILE

SENTENZA N. 8861 anno 2016

 

Presidente: CHINDEMI DOMENICO

Relatore: MELONI MARINA

Data pubblicazione: 04/05/2016

 

SENTENZA

sul ricorso 17705-2010 proposto da: B. ., domiciliata in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall'Avvocato R. R. con studio in S…..(avviso postale ex art. 135) giusta delega a margine; - ricorrente

- contro EQUITALIA POLIS SPA AGENTE RISCOSSIONE PROVINCIA DI PADOVA in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA L.G. FARAVELLI 22, presso lo studio dell'avvocato A. M., che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato P. A. giusta delega in calce; AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI PADOVA 2 in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

- controricorrenti - nonchè contro COMUNE DI ABANO TERME;

- intimato - avverso la sentenza n. 4/2010 della COMM.TRIB.REG. di VENEZIA, depositata il 15/02/2010; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 23/03/2016 dal Consigliere Dott. MARINA MELONI; udito per il ricorrente l'Avvocato ROMITO che si riporta agli atti;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. RICCARDO FUZIO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

 

Z. B. proponeva opposizione avverso cinque cartelle di pagamento di cui quattro per mancati versamenti afferenti dichiarazioni dei redditi presentate congiuntamente al coniuge per gli anni dal 1993 al 1996 ed una quinta relativa all'Ici dovuta al Comune di Albano. La contribuente lamentava la mancata notifica delle cartelle esattoriali cui faceva seguito iscrizione ipotecaria e proponeva querela di falso in ordine alla propria sottoscrizione sulle relate di notifica prodotte in copia dall'Ufficio. La Commissione Tributaria provinciale di Padova accoglieva il ricorso ed annullava le cartelle esattoriali impugnate. Su ricorso in appello proposto dal Concessionario Equitalia Polis spa, la Commissione Tributaria Regionale del Veneto riformava la sentenza di primo grado ritenendo che le cartelle esattoriali fossero state ritualmente notificate alla contribuente come comprovato sulla base dei documenti in copia prodotti in giudizio dall'Ufficio.

Avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto ha proposto ricorso per cassazione Z. B.con tre motivi e l'Agenzia delle Entrate ed Equitalia Polis spa hanno resistito con controricorso. La ricorrente ha depositato memoria .

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso la ricorrente lamenta violazione di legge e falsa applicazione dell'art.214 cpc, 2714, 2719,2724, 2725 cc, in relazione all'art. 360 comma 1 nr.3 cpp in quanto la CTR afferma che le cartelle esattoriali erano stato regolarmente notificate sulla base di produzione documentale in fotocopia da parte dell'Agenzia e non sulla base dell'originale dell'avviso di ricevimento che è l'unico atto idoneo a provare l'avvenuta notifica quando vi è contestazione della conformità delle copie e disconoscimento delle sottoscrizioni.

Con il secondo motivo di ricorso la ricorrente lamenta violazione di legge e falsa applicazione dell'art.26 DPR 602 del 29/9/1973, art.149 cpc, art. 3 legge 890 del 1982 in relazione all'art. 360 comma l nr.3 cpp in quanto la CTR afferma che le cartelle esattoriali erano state regolarmente notificate sulla base della sola notifica prodotta solo in fotocopia. Con il terzo motivo di ricorso la ricorrente lamenta omessa motivazione su un fatto controverso per il giudizio in relazione all'art. 360 coma l nr.4 cpp perché la CTR ha omesso di motivare sulla eccezione di prescrizione del credito tributario azionato, subordinatamente sollevata dalla ricorrente nel caso in cui si fossero ritenute ritualmente notificate le cartelle di pagamento.

Il ricorso è fondato e deve essere accolto in ordine ai primi due motivi assorbito il terzo. Infatti secondo questa Corte (Sez. 5, Ordinanza n. 13439 del 27/07/2012) "La produzione dell'avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia dell'atto processuale spedita per la notificazione a mezzo del servizio postale, ai sensi dell'art. 149 cod. proc. civ., richiesta dalla legge in funzione della prova dell'avvenuto perfezionamento del procedimento notificatorio, può avvenire anche mediante l'allegazione di fotocopie non autenticate, ove manchi contestazione in proposito, poiché la regola posta dall'art. 2719 cod. civ. - per la quale le copie fotografiche o fotostatiche hanno la stessa efficacia di quelle autentiche, non solo se la loro conformità all'originale è attestata dal pubblico ufficiale competente, ma anche qualora detta conformità non sia disconosciuta dalla controparte, con divieto per il giudice di sostituirsi nell'attività di disconoscimento alla parte interessata, pure se contumace - trova applicazione generalizzata per tutti i documenti." Nella fattispecie risulta accertato dalla CTR che il piego era stato notificato e che la notifica risultava effettuata regolarmente tuttavia sulla base di prova documentale in fotocopia la cui conformità all'originale era stata disconosciuta. Per quanto sopra il ricorso deve essere accolto in relazione ai primi due motivi, assorbito il terzo. La sentenza deve essere cassata senza rinvio e la causa può essere decisa nel merito ex art. 384 cpc non richiedendo ulteriori accertamenti in punto di fatto, con accoglimento del ricorso introduttivo. Ricorrono giusti motivi per compensare fra le parti le spese dei gradi del giudizio di merito, stante l'evolversi della vicenda processuale, mentre le spese del giudizio di legittimità vanno poste a carico dei contro ricorrenti stante la soccombenza.

P.Q.M.

 

Accoglie il ricorso in ordine ai primi due motivi, assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito accoglie il ricorso introduttivo. Compensa le spese dei gradi di merito e condanna la Equitalia Polis spa e l'Agenzia delle Entrate in solido al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore di B. Z. che si liquidano in 2.500,00 complessivamente.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio della V sezione civile il 23/3/2016

Fonte:  www.aidacon.it 

 

Print

Corte di Cassazione n. 6887/2015 – prova notifiche cartelle esattoriali – Equitalia deve conservare le relate notifiche anche oltre i 5 anni – 08/04/2016 -

Written by claps carlo on . Posted in Speciale Fermo Amministrativo ed Ipoteche

La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha precisato che grava sull'esattore l'onere di provare la regolare notificazione delle cartelle di pagamento depositando in giudizio la relata di notifica o gli avvisi di ricevimento "essendo esclusa la possibilità di ricorrere a documenti equipollenti, quali, ad esempio, registri o archivi informatici dell'Amministrazione finanziaria o attestazioni dell'ufficio postale". La società di riscossione, inoltre, non può avvalersi del disposto di cui all'articolo 26 5^co. d.P.R.602/73 di cui si lamenta la violazione o falsa applicazione. Questa disposizione, nello stabilire che "l'esattore deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell'avvenuta notificazione o l'avviso di ricevimento ed ha l'obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell'amministrazione" non enuclea un'ipotesi di esenzione, oltre il quinquennio, dall'onere della prova a vantaggio del concessionario, limitandosi a stabilire che quest'ultimo conservi la prova documentale della cartella notificata a soli fini di esibizione al contribuente o all'amministrazione”, con la conseguenza che il concessionario sarà comunque tenuto, indipendentemente dal suddetto obbligo di conservazione nel quinquennio, a fornire in giudizio la prova della notificazione della cartella

 

CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE V CIVILE

SENTENZA N. 6887/2015

Presidente: CHINDEMI DOMENICO

Relatore: STALLA GIACOMO MARIA

Data pubblicazione: 08/04/2016

SENTENZA

sul ricorso 8739-2012 proposto da: EQUITALIA CENTRO SPA in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DELLE …, presso lo studio dell'avvocato …., che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato …. 2016 674 giusta delega in calce; - ricorrente

 - contro G. , elettivamente domiciliata in ROMA VIA …, presso lo studio dell'avvocato …, rappresentata e difesa dall'avvocato ……. giusta delega a margine; - controricorrente –

 avverso la sentenza n. 6/2012 della COMM.TRIB.REG. di FIRENZE, depositata il 16/01/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 24/02/2016 dal Consigliere Dott. GIACOMO MARIA STALLA;

udito per il ricorrente l'Avvocato C. per delega dell'Avvocato CI. che ha chiesto l'accoglmento;

udito per il controricorrente l'Avvocato M. che ha chiesto il rigetto;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. TOMMASO BASILE che ha concluso per l'inammissibilità e in subordine il rigetto del ricorso.

Svolgimento del giudizio

 

Equitalia Centro spa propone tre motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 6 del 16 gennaio 2012 con la quale la commissione tributaria regionale della Toscana, in riforma della prima decisione, ha dichiarato l'illegittimità delle iscrizioni ipotecarie da essa ricorrente eseguite a carico di Giovanna G., ex art.77 d.P.R.602/73, per il mancato pagamento di numerose cartelle emesse tra il 1998 ed il 2008. Lamenta, in particolare, che la sentenza impugnata abbia disposto l'annullamento di tutte indistintamente le iscrizioni ipotecarie eseguite da Equitalia su immobili di proprietà della G., e non soltanto di quella (n.6505/041/08 del 29 gennaio 2009) fatta specificamente oggetto di contestazione da parte di quest'ultima con ricorso dell'aprile 2009; e che, inoltre, tale annullamento sia stato pronunciato per la mancata prova, da parte di Equitalia, dell'avvenuta regolare notificazione delle cartelle di pagamento poste a fondamento dell'iscrizione. Ciò, nonostante che tale incombente non fosse stato contestato dalla G. e che, comunque, l'onere di conservazione della prova documentale dell'avvenuta notificazione della cartella non potesse gravare sul concessionario oltre il quinquennio di cui all'art.26 d.P.R.602/73.

Resiste con controricorso la G..

Motivi della decisione

§ 1.1 Con il primo motivo di ricorso Equitalia Centro lamenta - ex art.360, 1^ co. n. 4 cod.proc.civ. - violazione dell'articolo 112 cod.proc.civ.; per avere la commissione tributaria regionale pronunciato l'illegittimità di tutte indistintamente le iscrizioni ipotecarie eseguite su immobili della G., nonostante che quest'ultima si fosse limitata ad impugnare unicamente l'iscrizione ipotecaria di cui alla comunicazione 9 febbraio 2009 n. 6505/041/08 per l'importo di euro 493.718,42, pari al doppio dell'importo iscritto a ruolo. § 1.2 Il motivo è fondato.

Nel riformare la prima decisione, la commissione tributaria regionale ha dichiarato l'illegittimità "delle iscrizioni ipotecarie"; adottando in tal maniera una formula, plurale ed indeterminata, non rispondente all'oggetto della domanda della G. Viceversa inequivocabilmente basata (v.ricorso introduttivo presentato alla commissione tributaria provinciale di Firenze il 23 aprile 2009, in proc. rg. 1269/09) sull'annullamento, previa sospensione, del "provvedimento impugnato"; meglio descritto dalla contribuente come segue (ric.cit., pag.1): "iscrizione ipotecaria di cui alla comunicazione (doc.1) datata 9 febbraio 2009, successivamente notificata alla ricorrente, avente per oggetto l'immobile 'lotto, quota 1/2 di piena proprietà in comune di Campi Bisenzio, .. 6, pa ice/la 996, subalterno .., categoria A2; - lotto, quota 1/2 di piena proprietà comune di Campi Bisenzio, Via ……, foglio 6, particella 996, subalterno 11, categoria C6', per la somma complessiva di euro 493.718,42, pari al doppio dell'importo dell'asserto credito". Gli estremi identificativi dell'iscrizione ipotecaria impugnata venivano poi ribaditi, nei medesimi termini, nell'esposizione del ricorso (v.pag.2, ed altre sedi) e nella documentazione allegata, con esclusivo richiamo alla "nota di iscrizione n. 6505/041/08 del 29 gennaio 2009".

E' dunque evidente che nel disporre - utilizzando in dispositivo un'espressione quantomeno ambigua e generica - l'annullamento delle iscrizioni ipotecarie che avevano indistintamente colpito la G. ad opera di Equitalia, la commissione tributaria regionale sia andata oltre il petitum, circoscritto alla sola iscrizione ipotecaria come sopra individuata dalla stessa contribuente; dunque, con almeno potenziale pregiudizio degli effetti di garanzia sortiti dalle diverse iscrizioni ipotecarie che Equitalia aveva eseguito su ulteriori immobili della G.

 Diversamente da quanto da quest'ultima sostenuto in controricorso, non vi sono i presupposti per fare qui applicazione del - pur astrattamente condivisibile - principio giurisprudenziale volto ad imporre al giudice una interpretazione della domanda processuale di parte in termini sostanziali e di effettività; posto che nel caso di specie, come si è detto, non si poneva in realtà dubbio di sorta circa l'esatta delimitazione della domanda (quanto a petitum e causa petendi); riferita all'annullamento della sola iscrizione ipotecaria testè individuata. Con il risultato che, disponendo l'accoglimento del ricorso della contribuente con formula di annullamento a tal punto ampia ed indefinita da potervi ricomprendere tutte indistintamente le iscrizioni ipotecarie eseguite da Equitalia sul patrimonio immobiliare della G., la CTR non si è limitata ad una mera operazione ricostruttiva della reale volontà della parte (la quale in alcun modo si era espressa per l'ottenimento di una pronuncia di illegittimità di 'tutte' le iscrizioni), ma ha senz'altro violato il principio di necessaria correlazione tra il chiesto ed il pronunciato ex art.112 cod.proc.civ. Violazione, tra l'altro, tanto più evidente in considerazione del fatto che il ricorso poteva ritenersi ammissibilmente proposto solo con riguardo, appunto, all'iscrizione ipotecaria del 2009, non anche con riferimento alle altre ipoteche (del 2005 e 2007) , per le quali erano da tempo perenti i relativi termini di impugnazione. In accoglimento del motivo, la sentenza va dunque cassata sotto questo specifico profilo. Non sussistendo la necessità di ulteriori accertamenti, vi sono i presupposti per pronunciare nel merito mediante limitazione della pronuncia di illegittimità alla sola iscrizione ipotecaria di cui alla nota "n. 6505/041/08 per l'importo di euro 493.718,42: - lotto, quota 1/2 di piena proprietà in comune di …… 12/a Loc.Capalle, foglio 6, particella 996, subalterno 17, categoria A2; - lotto, quota 1/2 di piena proprietà comune di Campi Bisenzio, Via …., foglio 6, particella 996, subalterno 11, categoria C6, per l'importo di euro 493.718,42 pari al doppio del credito".

§ 2.1. Con il secondo motivo di ricorso si deduce - ex art.360, 1^ co. nn. 3 e 5 cod.proc.civ. - omessa o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio; nonché violazione o falsa applicazione delle norme sull'onere probatorio in ipotesi di mancata contestazione. Ciò, per avere la commissione tributaria regionale annullato l'iscrizione ipotecaria per mancata prova della previa notificazione di tutte le cartelle di pagamento, nonostante che, per la maggior parte di queste, la contribuente non avesse mai contestato la regolarità della notificazione.

§ 2.2 La doglianza è infondata, perché basata su un presupposto che non trova riscontro nella realtà processuale che ha originato la decisione qui impugnata. La concessionaria assume l'erroneità dell'assunto con il quale la commissione tributaria regionale ha ritenuto di accogliere l'appello della contribuente "atteso che Equitalia non ha prodotto in giudizio la ricevuta di avvenuta notifica delle cartelle esattoriali" (sent. pag.1); ciò perché essa non poteva ritenersi gravata di un onere probatorio (asseritamente non soddisfatto) che in realtà non le spettava, a fronte della circostanza che la contribuente non aveva mai contestato la pregressa notificazione delle cartelle di pagamento, ric.pag.16: "per la maggior parte delle cartelle di pagamento, tale onere non incombeva sull'agente della riscossione, non essendone stata contestata la notifica".

Equitalia si richiama in sostanza al principio generale di non contestazione di cui all'articolo 115 cod.proc.civ., ma tale richiamo è errato. A parte l'osservazione che nel presente giudizio (introdotto prima dell'entrata in vigore della legge 69/09 di modificazione dell'articolo 115 in esame) non è applicabile il 'nuovo' regime, che pone a carico della parte costituita un onere di 'specifica contestazione' dei fatti dedotti ex adverso, è dirimente qui osservare come la G. - lungi dal riconoscere, o anche soltanto dal non contestare, la regolare esecuzione delle notificazioni delle cartelle poste a fondamento dell'iscrizione ipotecaria - abbia, fin dall'atto introduttivo del contenzioso, motivato l'impugnativa di tale iscrizione, oltre che sulla natura non tributaria di parte dei crediti dedotti nelle cartelle, nonché sulla affermata prescrizione del credito erariale, proprio sulla mancata notificazione delle cartelle medesime: "invece, per tutte le altre cartelle indicate nella comunicazione impugnata di avvenuta iscrizione ipotecaria si rileva, innanzitutto, la mancanza di regolare notifica delle stesse; circostanza che già di per sé determina la illegittimità e nullità dell'ipoteca legale. Inoltre, giova rilevare che, conseguentemente a ciò, non è dato sapere se tali cartelle presentino l'indicazione del nominativo del responsabile del procedimento, come la legge richiede (...)". Anche la sentenza di primo grado (CTP Firenze n. 72 del 11 maggio 2010) osservava come, tra i motivi di impugnazione dell'atto, la contribuente avesse lamentato "che la notifica di tutte le cartelle era irregolare". Doglianza, quest'ultima, che la commissione provinciale ebbe poi a disattendere, non già per genericità di formulazione, ma per mancanza di prova; posta quest'ultima, erroneamente, a carico della contribuente stessa. Deve, in definitiva, concludersi nel senso che il richiamo all'articolo 115 cod.proc.civ., ed al principio di non contestazione in esso disciplinato, non ha qui ragion d'essere in linea di puro fatto, prima che di diritto; risultando dalle emergenze processuali (e, a ben vedere, dalla stessa narrativa di Equitalia, con riguardo ad almeno parte delle cartelle poste a base dell'iscrizione ipotecaria) come:

- la contribuente avesse, tra il resto, formulato uno specifico motivo di impugnazione dell'atto concernente la mancata regolare notificazione delle cartelle (ritenuta rilevante sia in sé, sia in quanto ostativa alla possibilità di individuare l'indicazione in esse del responsabile del procedimento);

 - a seguito di tale contestazione, fosse onere della società concessionaria fornire la prova dell'avvenuta regolare notificazione di tutte le cartelle, in quanto atti prodromici, ex art.19 3^ co. d.lgs. 546/92, portanti il credito fatto oggetto della garanzia ipotecaria (Cass. 21123/11).

§ 3.1 Con il terzo motivo di ricorso si deduce analoga censura relativamente all'articolo 26 d.P.R.602/73; per avere la commissione tributaria regionale posto erroneamente a carico di essa concessionaria un onere (la conservazione della prova dell'avvenuta regolare notificazione della cartella) che tale disposizione normativa limita al quinquennio dalla notificazione, nella specie decorso.

 § 3.2 La doglianza è infondata. Fermo restando che, per le anzidette ragioni, gravava sull'esattore l'onere di provare la regolare notificazione delle cartelle di pagamento poste a base dell'iscrizione ipotecaria contestata, tale onere doveva essere assolto mediante produzione in giudizio della 'relata' di notificazione, ovvero dell'avviso di ricevimento "essendo esclusa la possibilità di ricorrere a documenti equipollenti, quali, ad esempio, registri o archivi informatici dell'Amministrazione finanziaria o attestazioni dell'ufficio postale" (Cass. n. 23213 del 31/10/2014). Salva l'applicabilità - qui non ricorrente, ed anzi nemmeno invocata da EquitaIia - "del principio del raggiungimento dello scopo, in virtù del quale si determina uno spostamento dell’onus probandi", gravando sulla parte, che abbia dimostrato di conoscere l'atto e che intenda far valere in giudizio un diritto il cui esercizio è assoggettato a termine di decadenza, l'onere di dimostrare la diversa data di ricezione dell'atto e la tempestività della pretesa" (ivi).

In assenza di tali produzioni, corretta deve dunque ritenersi l'affermazione della commissione tributaria regionale di mancato assolvimento dell'onere probatorio relativo da parte di Equitalia. Né quest'ultima potrebbe fondatamente avvalersi del disposto di cui all'articolo 26 5^co. d.P.R.602/73 di cui si lamenta la violazione o falsa applicazione. Questa disposizione, nello stabilire che "l'esattore deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell'avvenuta notificazione o l'avviso di ricevimento ed ha l'obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell'amministrazione" non enuclea un'ipotesi di esenzione, oltre il quinquennio, dall'onere della prova a vantaggio del concessionario, limitandosi a stabilire che quest'ultimo conservi la prova documentale della cartella notificata a soli fini di esibizione al contribuente o all'amministrazione. Ciò non toglie che, per le esigenze connaturate al contenzioso giurisdizionale, trovino pieno e continuativo vigore - se necessario, anche oltre i cinque anni - le disposizioni generali sul riparto e sul soddisfacimento dell'onere probatorio; con la conseguenza che il concessionario sarà comunque tenuto, indipendentemente dal suddetto obbligo di conservazione nel quinquennio, a fornire in giudizio la prova della notificazione della cartella: una cosa essendo l'obbligo di conservazione a fini amministrativi, organizzativi ed ispettivi, e tutt'altra l'osservanza dell'articolo 2697 cod.civ., non derogato dalla norma speciale.

Si tratta di soluzione armonica con quanto più volte affermato - in diversa materia, ma in analoga fattispecie legale di tenuta documentale obbligatoria - in ordine all'obbligo di conservazione decennale delle scritture contabili ex art.2220 cod.civ.; obbligo non idoneo a sollevare l'imprenditore, successivamente al decorso dei dieci anni, dall'onere della prova posto a suo carico nel giudizio secondo le regole generali (Cass.26683/09; 1842/11; 19696/14 ed altre).

Sicchè non appare esatto sostenere che nella sentenza impugnata la commissione tributaria regionale abbia posto a carico di Equitalia l'obbligo di conservare la prova documentale dell'avvenuta notifica per un termine eccedente quello legale (che in questo sarebbe consistita la violazione lamentata); vero è, invece, che la commissione tributaria regionale ha valutato la fattispecie secondo l'ordinario regime dell'onere della prova, correttamente escludendo che, in virtù del mero decorso del quinquennio di conservazione obbligatoria, la prova in giudizio della regolare notificazione della cartella non fosse più necessaria, ovvero dovesse essere posta a carico della contribuente.

Il parziale accoglimento del ricorso depone per la compensazione delle spese del presente giudizio.

PQM

 La Corte - accoglie il primo motivo dì ricorso; - cassa, nei limiti del motivo accolto, la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, limita la pronuncia di illegittimità alla sola iscrizione ipotecaria di cui alla nota "n. 6505/041/08 per l'importo di euro 493.718,42: - lotto, quota 1/2 di piena proprietà in comune di …, foglio 6, particella 996, subalterno 17, categoria A2; - lotto, quota 1/2 di piena proprietà comune di C. …., foglio 6, particella 996, subalterno 11, categoria C6, per l'importo di euro 493.718,42 pari al doppio del credito"; - rigetta gli altri motivi di ricorso; compensa le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso nella Camera di Consiglio della quinta sezione civile in data 24 febbraio 2016.

Fonte: www.aidacon.it  

Print

Corte di Cassazione n. 9246/2015 - Tributi - Riscossione - Pignoramento ai sensi dell'art. 72 bis del D.P.R. n. 602/73 - 07.05.2015. -

Written by claps carlo on . Posted in Speciale Fermo Amministrativo ed Ipoteche

in materia di riscossione coattiva di crediti tributari, la correttezza del relativo procedimento è assicurata mediante il rispetto della sequenza procedimentale della notificazione della cartella di pagamento o -se l'espropriazione non è iniziata entro un anno- della notificazione dell'avviso contenente l'intimazione ad adempiere previsto dall'art. 50, comma secondo, del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, cui segue l'atto di pignoramento. Pertanto, l’omissione della notifica dell'uno e/o dell'altro degli atti presupposti costituisce un vizio procedurale che comporta la nullità dell'atto di pignoramento col quale inizia l'espropriazione forzata. L'opposizione agli atti esecutivi avverso l’atto di pignoramento, che si assume viziato, è ammissibile dinanzi al giudice ordinario, ai sensi dell'art. 57 del D.P.R. n. 602/73 e dell'art. 617 cod. proc. civ., anche quando ne venga fatta valere la nullità per omessa notificazione della cartella di pagamento o dell'intimazione ad adempiere, con la conseguenza che, in tale caso, il giudice dovrà verificare solo la sussistenza o meno del difetto di notifica all' esclusivo fine di pronunciarsi sulla nullità dell'atto consequenziale”

CORTE DI CASSAZIONE

III SEZIONE CIVILE

SENTENZA N. 9246/2015 DEL 07/05/2015

 

Presidente: SALME' GIUSEPPE

Relatore: BARRECA GIUSEPPINA LUCIANA

Data pubblicazione: 07/05/2015

 

SENTENZA

sul ricorso 7465-2013 proposto da:

S. A. ., elettivamente

domiciliato in ROMA, …, presso lo

studio dell'avvocato …., che lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati A. ...

MARCHESELLI, PAOLO PONZIO;

2015 - ricorrenti -

contro

EQUITALIA NORD SPA , elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLE QUATTRO FONTANE 161, presso lo studio

dell'avvocato ….., che lo rappresenta e

 

Svolgimento del processo

 

1. - Con la decisione ora impugnata, pubblicata il 20 marzo 2012, il Tribunale di Alessandria ha dichiarato inammissibile, ai sensi dell'art. 57 del D.P.R. n. 602/73, l'opposizione proposta da A.O.S. avverso il pignoramento presso terzi per crediti di natura tributaria ed ha rigettato l'opposizione proposta dallo stesso debitore esecutato avverso il pignoramento presso terzi per crediti di natura non tributaria, ha condannato l'opponente al pagamento delle spese di .lite in favore di Equitalia Nomos S.P.A.

 

2. - Avverso la sentenza, A.O.S. propone ricorso straordinario affidato a tre motivi, Equitalia Nord S.P.A., già Equitalia Nomos S.P.A., resiste con controricorso. Parte ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 cod. proc. civ.

 

 

Motivi della decisione

 

1. - Preliminarmente vanno rigettate le eccezioni di inammissibilità e di improcedibilità del ricorso sollevate dalla resistente.

 

La prima è stata sollevata per tardività della notificazione del ricorso, effettuata in data 22 marzo 2013 (rectius, 12 marzo 2013, data di inizio del procedimento notificatorio da parte del ricorrente, ai sensi della legge n. 53/1994), quindi oltre il termine di sei mesi dalla data dì pubblicazione della sentenza (20 marzo 2012), così come fissato dall'art. 327, comma primo,  cod. proc. civ., come modificato con l'art. 46, comma 17, della legge 18 giugno 2009 n. 69.

 

A norma dell'art. 58 di quest'ultima legge, la disposizione si applica ai giudizi instaurati dopo la sua entrata in vigore, quindi a decorrere dal 4 luglio 2009.

 

La resistente espone che l'iscrizione al ruolo generale del giudizio di opposizione agli atti esecutivi dinanzi al Tribunale di Alessandria è avvenuta nel 2010 e, quindi, sostiene che, essendo la data di inizio del presente giudizio perciò successiva al 4 luglio 2009, il termine c.d. lungo per l'impugnazione della sentenza non notificata sarebbe di sei mesi, e non di un anno.

 

Nella memoria depositata ai sensi dell'art. 378 cod. proc. civ. il ricorrente obietta che il ricorso in opposizione ai sensi dell'art. 618 cod. proc. civ. dinanzi al giudice del l'esecuzione è stato depositato il 22 settembre 2008 e che questo si dovrebbe considerare pendente a tale ultima data, perciò soggetto all'art. 327 cod. proc. civ. nel testo vigente prima della modifica di cui sopra. Secondo il ricorrente, anche nell'assetto attuale dei giudizi di opposizione all'esecuzione ed agli atti esecutivi, come risulta a seguito della sostituzione degli artt. 616, comma secondo, e 618, comma secondo, cod. proc. civ. rispettivamente attuata dagli artt. 14 e 15 della legge 24 febbraio 2006 n. 52, il giudizio avrebbe una struttura unitaria, pur se suddiviso in due fasi, di cui una sommaria destinata all'adozione dei provvedimenti previsti dallo stesso art. 618  cod. proc. civ. (624 cod. proc. civ.) da parte del giudice dell'esecuzione e l'altra ordinaria destinata a concludersi con una decisione di merito presa con sentenza. Il carattere unitario del procedimento si ricaverebbe, secondo il ricorrente, da una serie di riscontri normativi, illustrati nella stessa memoria.

 

Richiama, più in generale, quanto all'interpretazione da darsi alla modifica apportata all'art. 327 cod. proc. civ., il precedente costituito da Cass. n. 19943/14, che, a sua volta, ha richiamato il principio espresso da Cass. n. 6007/12, secondo il quale «In tema di impugnazioni, la modifica dell'art. 327 cod. proc. civ., introdotta dalla legge 18 giugno 2009 n. 69, che ha sostituito il termine di decadenza di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza all'originario termine annuale, è applicabile, ai sensi dell'art. 58, comma 1, della predetta legge, ai soli giudizi instaurati dopo la sua entrata in vigore e quindi dal 4 luglio 2009, restando irrilevante il momento dell'instaurazione di una successiva fase o di un successivo grado di giudizio. » (cfr., nello stesso senso, Cass. n.17060/12, ord. n. 15741/13).

 

1.1. "L’interpretazione appena richiamata dell'art. 58 della legge n. 69 del 2009, in riferimento all'art. 327 cod. proc. civ., va qui ribadita, ma essa non è affatto decisiva al fine di risolvere la questione posta dalla resistente.

 

Dato, infatti, per scontato che la nuova previsione dell'art. 327 cod. proc. civ. si applichi ai giudizi instaurati dopo la sua entrata in vigore, quindi instaurati dopo il 4 luglio 2009, si tratta di delibare quale sia la data di instaurazione di un giudizio di opposizione agli atti esecutivi, qualora -come nel caso di specie- il ricorso dinanzi al giudice dell'esecuzione sia stato depositato prima del 4 luglio 2009 ed il giudizio di merito dinanzi al giudice competente sia stato introdotto, con deposito del ricorso o con atto di citazione, dopo il 4 luglio 2009.

 

La questione si è già posta a questa Corte proprio nei termini appena riferiti.

 

Il precedente è dato dall'ordinanza del 12 dicembre 2012 n. 22838, con la quale si è affermato che «nel giudizio di opposizione agli atti esecutivi, ai fini dell'applicazione del termine lungo - ridotto a sei mesi dalla legge 18 giugno 2009, n. 69 - per l’impugnazione della sentenza che lo ha concluso, non rileva il momento in cui è stata introdotta e si è svolta la fase sommaria del corrispondente procedimento, destinata a concludersi con un provvedimento privo del carattere della definitività e, come tale, non impugnabile neppure con ricorso straordinario ex art. 111 Cost., bensì quello in cui è stato intrapreso il relativo giudizio di merito».

 

Il Collegio ritiene di dover disattendere questo precedente, per le ragioni di cui appresso, che risultano più coerenti con la ricostruzione che si è data del giudizio di opposizione agli atti esecutivi (e di opposizione all'esecuzione) con numerose pronunce, sia precedenti che successive alla decisione rispetto alla quale si intende andare di contrario avviso.

 

1.2.- La riforma attuata con la legge n. 52 del 2006, innovando rispetto al passato, ha rimodulato il giudizio di opposizione agli atti esecutivi introdotto dopo l'inizio dell'esecuzione - quale è il presente- configurandone una struttura bifasica. Si prevede una fase dinanzi al giudice dell'esecuzione, che si svolge col rito camerale richiamato dall'art. 135 disp. att. cod. proc. civ, (anche questo sostituito dalla legge n. 52 del 2006, art. 13) e si conclude con l'ordinanza che, ai sensi del novellato art. 618, comma secondo, cod. proc. civ., sospende la procedura o dà i provvedimenti indilazionabili, comunque non idonea al giudicato. Si prevede quindi una fase di merito dinanzi al giudice competente ai sensi dell’art. 21, comma secondo, cod. proc. civ., ma che non è condotta dal giudice dell'esecuzione in quanto tale, poiché, svolgendosi secondo il rito di cognizione ordinario, fatte salve le deroghe di cui allo stesso art. 618, comma secondo (ovvero secondo il rito speciale nei casi previsti dall'art. 618 bis cod. proc. civ.), è esterna al processo esecutivo e si conclude con una sentenza idonea al giudicato.

 

Tuttavia, la fase dinanzi al giudice dell'esecuzione è delineata dal legislatore della riforma del 2006 come fase necessaria, per quanto previsto dagli artt. 617, comma secondo, e 618, comma primo, cod. proc. civ., tanto che il. ricorso introduttivo va proposto dinanzi al giudice dell'esecuzione, ma delimita e condiziona anche l'ambito di cognizione del giudice del merito (cfr. Cass. n. 1012/13, citata nella memoria ex art. 378 cod. proc. civ.).

 

Inoltre, è il giudice dell'esecuzione che, ai sensi del secondo comma dell'art. 618 cod. proc. civ., «in ogni caso fissa un termine perentorio per l'introduzione del giudizio di merito», così attuando il collegamento tra le due fasi.

 

Come sottolineato dal ricorrente, questa Corte ha già avuto modo di soffermarsi sul collegamento tra le fasi in cui si articola il processo di opposizione agli atti esecutivi (e di opposizione all'esecuzione), presupponendone un carattere unitario, sia pure a fini diversi dal presente (cfr. Cass. n. 13328/10 e n. 22767/10; cui acide, tra le altre, Cass. n. 15630/10, n.22033/11, n. 4760/12, n. 9984/12, nonché n. 20532/09, n.16297/11 e n. 17860/11, citate nella memoria ex art. 378 cod. proc. civ.). Il carattere unitario del procedimento non è compromesso dalla cesura tra la prima e la seconda fase, essendo tale cesura funzionale all'attribuzione della cognizione del merito dell'opposizione ad un giudice tendenzialmente diverso da quello dinanzi al quale si è svolta la fase sommaria (e, dopo l'introduzione dell'art. 186 bis dìsp. att. cod. proc. civ., anche ad un "magistrato" diverso da quello che ha conosciuto degli atti avverso i quali è proposta opposizione).

 

In linea di continuità con l'orientamento espresso nei precedenti appena citati, va qui affermato che il giudizio di opposizione agli atti esecutivi disciplinato dagli artt. 617,  comma secondo, e 618 cod. proc. civ., dopo le modifiche apportate dalla legge n. 52 del 2006, è distinto in due fasi (e solo in tale senso può essere definito "bifasico"), delle quali la prima a carattere sommario e la seconda a cognizione piena; tuttavia entrambe sono fasi di un procedimento unico, che inizia con la domanda rivolta al giudice dell'esecuzione con la proposizione del ricorso ai sensi dell'art. 617, comma secondo, cod. proc. civ.

 

Il carattere unitario dei giudizio rileva al fine di individuare il momento in cui deve ritenersi iniziato il giudizio di opposizione agli atti esecutivi ai fini dell'applicabilità o meno dell'art. 327, comma primo, cod. proc. civ., nel testo attualmente vigente.

 

Dato quanto sopra, va affermato il principio dì diritto per il quale «nel giudizio di opposizione agli atti esecutivi, ai fini dell1 applicazione del termine lungo - ridotto a sei mesi dalla modifica apportata all'art. 327 cod. proc- civ. dalla legge 18 giugno 2009, n. 69 - per l’impugnazione della sentenza che lo ha concluso, rileva il momento in cui è stata introdotta la fase sommaria del corrispondente procedimento, con il deposito del ricorso dinanzi al giudice dell'esecuzione ai sensi dell'art.617, comma secondo , cod. proc. civ. ».

 

Il presente ricorso è perciò ammissibile.

 

L'eccezione di improcedibilità è stata sollevata per violazione dell'art. 369, comma secondo, n. 4 cod. proc. civ. , perché, a detta della resistente, il ricorrente non avrebbe depositato gli atti e i documenti sui quali il ricorso è fondato.

 

Orbene, fatto salvo quanto si dirà per alcuni profili di inammissibilità dei motivi di ricorso (non dovendo essere confuso l'onere di deposito dei documenti di cui al citato art. 369, comma secondo, cod. proc. civ. con l'onere di indicazione specifica degli stessi documenti e del luogo in cui reperirli, ai sensi dell'art. 366 n. 6 cod. proc, civ., relativo al diverso principio di c.d. autosufficienza del ricorso), l'eccezione in parola va respinta.

 

Va in proposito richiamato il principio di diritto espresso dalle Sezioni Unite, nei precedenti richiamati nella memoria di parte ricorrente, secondo cui « l’onere di deposito degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o degli accordi collettivi sui quali si fonda il ricorso, sancito, a pena di sua improcedibilità, dall’art. 369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ. è soddisfatto; a) qualora il documento sia stato prodotto nelle fasi di merito dallo stesso ricorrente e si trovi nel fascicolo di quelle fasi, mediante il deposito di quest'ultimo, specificandosi, altresì, nel ricorso l'avvenuta sua produzione e la sede in cui quel documento sia rinvenibile; b) se il documento sia stato prodotto, nelle fasi di merito, dalla controparte, mediante l'indicazione che lo stesso è depositato nel relativo fascicolo del giudizio di merito, benché, cautelativamente, ne sia opportuna la produzione per il caso in cui quella controparte non si costituisca in sede di legittimità o la faccia senza depositare il fascicolo o lo produca senza documento; c) qualora si tratti di documento non prodotto nelle fasi di merito, relativo alla nullità della sentenza od all’ammissibilità del ricorso, oppure attinente alla fondatezza di quest'ultimo e formato dopo la fase di merito e comunque dopo l'esaurimento della possibilità di produrlo, mediante il suo deposito, previa individuazione e indicazione della produzione stessa nell'ambito del ricorso» (così, da ultimo, Cass. S.U. n. 25038/13!.

 

2. - Col primo motivo di ricorso si denuncia violazione e falsa applicazione di legge in relazione agli artt. 57 e 50, comma secondo, del D.P.R. n. 602/73, 19 del decreto legislativo n.546/92 e 617 cod. proc. civ., ai sensi dell'art. 360, comma primo, n. 3 cod. proc. civ., e vizio di motivazione ai sensi dell'art. 360, comma primo, n. 5 cod. proc. civ. (in riferimento alla decisione di inammissibilità, ai sensi dell'art. 57 del D.P.R. n, 602/73, dell'opposizione all'atto di pignoramento per mancata notifica dell'avviso ex art. 50, comma secondo, dello stesso D.P.R. n. 602/73 per le entrate di natura tributaria).

 

Il ricorrente rileva che l'atto impugnato è l'atto di pignoramento notificatogli ai sensi dell'art. 72 bis del D.P.R. n. 602/73 e che l'opposizione agli atti esecutivi è stata proposta deducendo la nullità e/o l'inefficacia di questo atto perché non preceduto da una valida notifica dell'avviso ai sensi dell’art. 50, comma secondo, cit. Deduce che si sarebbe trattato di un vizio insanabile idoneo ad inficiare la validità dell'atto di pignoramento; che perciò il giudice di merito non sarebbe stato investito direttamente della questione concernente l'avviso, la cui cognizione rientra nella competenza della commissione tributaria, bensì della validità dell'atto di pignoramento successivo, rispetto al quale la notificazione dell'avviso costituisce un presupposto imprescindibile; che perciò sarebbe viziata la pronuncia di inammissibilità dell'opposizione agli atti esecutivi dinanzi al giudice ordinario, essendo preclusa a quest'ultimo soltanto la cognizione delle opposizioni relative alla regolarità formale e alla notificazione del titolo esecutivo, non di quelle attinenti agli atti esecutivi, come il pignoramento.

 

2.1. " Soltanto in via subordinata, il ricorrente sostiene che la sentenza sarebbe contraddittoria ed illogica nella motivazione sulla interpretazione della domanda, se si dovesse ritenere che, pur essendo stata proposta l'opposizione avverso l'atto di pignoramento, il Tribunale l'abbia riferita alla cartella di pagamento ed all'avviso di mora. Addirittura, in caso dì interpretazione della domanda in tale ultimo senso, sì potrebbe t configurare un vizio dì travisamento degli atti da parte del giudice di merito.

 

2.2. - In ulteriore subordine, il ricorrente pone la questione di legittimità costituzionale dell'art. 57 del D.P.R, n. 602/73, se, così come interpretato dal Tribunale, dovesse intendersi riferito all'atto di pignoramento, vi sarebbe, in particolare, violazione dell'art. 24 della Costituzione, perché un'interpretazione siffatta, se ritenuta corretta, lascerebbe il cittadino privo di tutela rispetto agli atti esecutivi dell'agente per la riscossione relativi a crediti di natura tributaria.

 

3. - Col secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione di legge in relazione agli artt. 50, comma 2, e 60 del D.P.R. n. 602/73, nonché 617 cod. proc. civ. e 48 disp, att. cod. proc. civ., ai sensi dell'art. 360, comma primo, n. 3 cod. proc. Civ., nonché vizio di motivazione ai sensi dell'art. 360, comma primo, n. 5 cod. proc. civ. (in riferimento alla decisione relativa all'inesistenza e nullità dell'atto di pignoramento per mancata notifica dell'avviso ex art. 50, comma secondo, del D.P.R. n. 602/1973).

 

Il ricorrente rileva che Equitalia Nomos S.P.A. ha prodotto in giudizio un avviso cumulativo, inviato per raccomandata, ai sensi dell'art. 140 cod. proc. civ., dall'agente notificatore del servizio di riscossione, contenente «un del tutto generico, vago e inammissibile non meglio dettagliato cenno ad "avvisi di mora vari"», che viene riprodotto alla pag. 24 del ricorso. Osserva di avere contestato che tale notifica fosse nulla ed inesistente, ai sensi degli artt. 140 cod. proc. civ. e 48 disp. att. cod. proc. civ. (richiamati dall'art. 60 del D.P.R. n. 600/73), perché, riguardando l'avviso una pluralità di atti, avrebbero dovuto essere inviati altrettanti avvisi raccomandati od, in alternativa, avrebbe potuto essere inviato un unico avviso raccomandato, ma contenente la specificazione degli atti cui era riferito, con le indicazioni, ai sensi dell'art. 48 disp. att. cod. proc. civ., in ordine alla natura ed alla provenienza di ciascuno di essi. Ribadisce che queste condizioni non sarebbero state rispettate nel caso di specie e critica la motivazione resa sul punto dal Tribunale, concludendo nel senso che questa si porrebbe in netto contrasto con le norme sopra richiamate, così come interpretate da questa Corte di Cassazione.

 

4. - I motivi vanno esaminati congiuntamente.

 

E' espressamente detto in ricorso che il secondo investe «le entrate non tributarie direttamente e, previo annullamento della pronuncia di inammissibilità, anche quelle tributarie».

 

Il Collegio ritiene che debba essere corretta, in quanto erronea, la motivazione resa dal Tribunale sulla ritenuta inammissibilità dell'opposizione agli atti esecutivi per le entrate tributarie, ai sensi dell'art. 57 del D.P.R. n. 602/73. Il rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi avverso l'atto di pignoramento notificato ai sensi dell'art. 72 bis del D.P.R. n. 602/73 va ammesso dinanzi al giudice ordinario, per le ragioni specificate infra al punto 4.1.

 

Malgrado ciò, in riferimento alle entrate di natura tributaria, non si può addivenire all'accoglimento del ricorso, poiché l'opposizione agli atti, pur ammissibile, avrebbe dovuto essere comunque respinta. Infatti non è fondato il secondo motivo di ricorso, per le ragioni che si andranno ad esporre infra al punto 4.2.

 

Conseguentemente, per il capo di dispositivo che concerne le entrate di natura tributaria, la sentenza impugnata non va soggetta a cassazione, ma va soltanto corretta nella motivazione ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 384 cod. proc. civ.

 

4.1. Quanto alle questioni sollevate col primo motivo di ricorso, il Tribunale ha ritenuto che, avendo il ricorrente dedotto il vizio consistente nella mancata notificazione (delle cartelle di pagamento e) dell'avviso ai sensi dell'art. 50, comma secondo, del D.P.R. n. 602/73, l'opposizione agli atti esecutivi non fosse ammessa ai sensi dell'art. 57, comma primo, lett. b), essendo (il ruolo e la cartella di pagamento e) l'avviso di mora impugnabile soltanto dinanzi alle commissioni tributarie ai sensi dell'art. 19, comma primo (lett. d ed e), del d.l.vo n. 546/92.

 

L'argomentazione è errata quanto a siffatta conclusione, pur essendo corretta nelle premesse.

 

E' corretto infatti quanto premesso nella sentenza circa il riparto della giurisdizione tra giudice ordinario e giudice tributario in riferimento all'impugnazione per vizi formali degli atti concernenti le pretese di natura tributaria: sono impugnabili dinanzi al giudice tributario gli atti propedeutici all'esecuzione esattoriale: cartella di pagamento ed avviso di mora; il relativo procedimento è regolato dal d.l.vo n. 546/92; sono impugnabili dinanzi al giudice ordinario gli atti dell'esecuzione: atto di pignoramento ed atti successivi -  rispettivamente previsti nella sezione II (per l'espropriazione mobiliare), III (per l'espropriazione presso terzi), IV (per l'espropriazione immobiliare) del capo II (espropriazione forzata) del titolo II (riscossione coattiva) del D.P.R. n. 602/73; il relativo procedimento è regolato dagli artt. 617 e seg. cod. proc. civ. nonché dal comma II dell'art. 57 del D.P.R. n. 602/73.

 

L'errore del Tribunale sta nell'avere ritenuto rilevante, ai fini del riparto di cui sopra, quindi dell'ammissibilità dell'opposizione agii atti esecutivi ai sensi dell'art. 617 cod, proc. civ., «il vizio concretamente dedotto in giudizio» piuttosto che l'atto oggetto dell'impugnazione.

 

4.1.1. — Questa Corte ha già avuto modo di affermare che «in materia di riscossione delle imposte, atteso che la correttezza del procedimento di formazione della pretesa tributaria è assicurata mediante il rispetto di una sequenza procedimentale di determinati atti, con le relative notificazioni, allo scopo di rendere possibile un efficace esercizio del diritto di difesa del destinatario, l'omissione della notifica di un atto presupposto costituisce un vizio procedurale che comporta la nullità dell’atto consequenziale notificato. Poiché tale nullità può essere fatta valere dal contribuente mediante la scelta, consentita dall'art. 19, comma 3, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, di impugnare solo l’atto consequenziale notificatogli (avviso di mora, cartella di pagamento, avviso di liquidazione), facendo valere il vizio derivante dall'omessa notifica dell’atto presupposto, o di impugnare cumulativamente anche quello presupposto (nell'ordine, cartella di pagamento, avviso di accertamento o avviso di liquidazione) non notificato, facendo valere i vizi che inficiano quest’ultimo, per contestare radicalmente la pretesa tributaria spetterà al giudice di merito, interpretando la domanda, verificare la scelta compiuta dal contribuente, con la conseguenza che, nel primo caso, dovrà verificare solo la sussistenza o meno del difetto di notifica al fine di pronunciarsi sulla nullità dell'atto consequenziale (con eventuale estinzione della pretesa tributaria a seconda se i termini di decadenza siano o meno decorsi), nel secondo la pronuncia dovrà riguardare l'esistenza, o no, di tale pretesa.» (così Cass. S.U. n. 5791/08; cfr., nello stesso senso, Cass. n. 16444/09, Cass. ord. n. 14861/12).

 

D'altra parte, non si è mai neppure posto in discussione che l'atto di pignoramento -il quale, ai sensi dell'art. 491 cod. proc. civ., dà inizio all’espropriazione forzata regolata dalle nome del codice di rito- possa essere opposto ai sensi dell'art. 617 cod. proc. civ., oltre che per vizi suoi propri, per nullità c.d. derivata, in particolare perché non preceduto dalla notificazione del titolo esecutivo e/o del precetto (cfr.Cass. n. 252/08 e numerose altre).

 

Quest'ultimo principio non può non valere per l'espropriazione forzata alla quale il concessionario, oggi agente della riscossione, procede sulla base del ruolo, ai sensi degli artt. 49 e seg. del D.P.R. n. 602/73.

 

La peculiarità è data dal fatto che la sequenza procedimentale della riscossione coattiva prevede:

 

-  in luogo del titolo esecutivo, il ruolo formato dall'ente impositore (arg. ex art. 49 cit., comma primo);

 

- in luogo del precetto, la cartella di pagamento (cfr. Cass. ord. n. 6721/12 ed altre) o l'avviso di mora o intimazione di pagamento (cfr. Cass. n. 13483/09, ord. n. 3374/12 ).

 

A tali ultimi atti (alla cartella di pagamento, se entro l'anno dalla relativa notificazione; ovvero all'intimazione ad adempiere ai sensi dell'art. 50, comma secondo, D.P. n. 602/73, se oltre l'anno) segue il pignoramento; quest'ultimo segna l'inizio del processo esecutivo per espropriazione forzata anche quando vi procede il concessionario, oggi agente della riscossione; quindi è il primo vero e proprio atto esecutivo del procedimento di riscossione coattiva.

 

4.1.2. - Ciò che rileva al fine di valutare l'ammissibilità dell'opposizione agli atti esecutivi dinanzi al giudice ordinario, ai sensi dell'art. 57, comma primo, lett. B) del D.P.R. n. 602/73 non è il vizio che la parte deduce, bensì l’atto che è fatto oggetto di impugnazione.

 

Se il contribuente impugna l'atto presupposto -cartella di pagamento o avviso di mora- chiedendone l'annullamento per irregolarità formali dell'atto o della sua notificazione, l'opposizione agli atti esecutivi dinanzi al giudice ordinario non è ammessa e la cognizione è riservata alla giurisdizione del giudice tributario.

 

Se impugna invece l'atto di pignoramento e ne chiede la dichiarazione di nullità, facendo valere vizi propri dell’atto o della sua notificazione ovvero il vizio derivante dall'omessa notificazione dell'atto presupposto, l'opposizione agli atti esecutivi dinanzi al giudice ordinario è ammissibile, anche se l'atto presupposto della cui notificazione si tratta è una cartella di pagamento o un avviso contenente l'intimazione ad adempiere.

 

In conclusione, va affermato il principio di diritto per il quale <<in materia di riscossione coattiva di crediti tributari, la correttezza del relativo procedimento è assicurata mediante il rispetto della sequenza procedimentale della notificazione della cartella di pagamento o -se l'espropriazione non è iniziata entro un anno- della notificazione dell'avviso contenente l'intimazione ad adempiere previsto dall'art. 50, comma secondo, del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, cui segue l'atto di pignoramento. Pertanto, l’omissione della notifica dell'uno e/o dell'altro degli atti presupposti costituisce un vizio procedurale che comporta la nullità dell'atto di pignoramento col quale inizia l'espropriazione forzata. L'opposizione agli atti esecutivi avverso l’atto di pignoramento, che si assume viziato, è ammissibile dinanzi al giudice ordinario, ai sensi dell'art. 57 del D.P.R. n. 602/73 e dell'art. 617 cod. proc. civ., anche quando ne venga fatta valere la nullità per omessa notificazione della cartella di pagamento o dell'intimazione ad adempiere, con la conseguenza che, in tale caso, il giudice dovrà verificare solo la sussistenza o meno del difetto di notifica all' esclusivo fine di pronunciarsi sulla nullità dell'atto consequenziale».

 

4.1.3." Per quanto rileva ai fini del presente ricorso, concernente una fattispecie ex art. 72 bis D.P.R. n. 602/73, va sottolineato che il processo esecutivo è iniziato con la notificazione dell’ordine al terzo di pagare direttamente al concessionario, oggi agente della riscossione (cfr. Cass. n. 20294/11, n. 2657/15).

 

L'opposizione agli atti esecutivi avverso il pignoramento, eseguito in tale forma particolare introdotta dal d.l. n. 203/05, convertito nella legge n. 248/05, che si assume viziato per l'omessa notificazione dell'intimazione ad adempiere ai sensi dell'art. 50, comma secondo, D.P.R. n. 602/73, è ammissibile in base al principio di diritto sopra enunciato. Le argomentazioni che il Tribunale ha posto a sostegno della contraria soluzione vanno disattese, restando così assorbite le ulteriori censure svolte col primo motivo di ricorso.

 

4.2. - Sebbene il giudice di merito si sia pronunciato sulla notificazione dell'intimazione ad adempiere soltanto con riferimento alle pretese di natura non tributaria, con argomentazioni che sono impugnate col secondo motivo di ricorso, la decisione su quest'ultimo è idonea a definire la questione anche in riferimento alle pretese di natura tributaria. Infatti, il ricorrente ha precisato -nei termini sopra riportati sub 4,- che il vizio dì inesistenza o nullità della notificazione dell'avviso previsto dall'art. 50, comma secondo, del D.P.R. n. 602/73 è stato dedotto come motivo di opposizione agli atti esecutivi comune alle pretese dell'uno e dell'altro tipo, poste a base del pignoramento ex art. 72 bis dello stesso D.P.R..

 

Va premesso, in punto di fatto, che è accertato che le intimazioni di pagamento relative a tutte le cartelle esattoriali ai sensi dell'art. 50, comma secondo, cit. sono state notificate da Equitalia Nomos S.P.A. ai sensi dell'art. 140 cod. proc. civ. (da ritenersi applicabile nella sua interezza, in forza dei richiamo fatto dall'art. 50 all'art. 26, comma quarto, D.P.R. n. 602/73, come risultante a seguito della pronuncia di illegittimità costituzionale di cui alla sentenza della Corte Costituzionale n. 258 del 22 novembre 2012). L'irregolarità che, a detta del ricorrente, comporterebbe addirittura l'inesistenza della notificazione sarebbe data dal fatto che l'«avviso raccomandato», ai sensi dell'art. 140 cod. proc. civ. è stato unico e sarebbe generico; con l'espressione «avviso raccomandato» il ricorrente intende riferirsi alla «notizia per raccomandata con avviso dì ricevimento» che l'ufficiale giudiziario deve dare del compimento delle formalità previste dallo stesso art. 140 cod. proc. civ. (deposito della copia nella casa comunale e affissione di un avviso di deposito in busta chiusa e sigillata alla porta dell'abitazione del destinatario).

 

4.2.I. - Il Tribunale ha ritenuto destituito di fondamento il motivo col quale il ricorrente ha lamentato il fatto che sia stata trasmessa un'unica lettera raccomandata con avviso di ricevimento ai sensi dell'art. 140 cod. proc. civ. per tutti gli avvisi di mora, relativi a tutte le cartelle di pagamento poste a fondamento dell'azione esecutiva. Ha accertato che «nel caso di specie la lettera raccomandata indicava il soggetto che aveva chiesto la notificazione (Equitalia Nomos S.p.A.), il nome e la residenza del destinatario della notificazione (appunto l'attuale ricorrente), la natura dell'atto notificato (avvisi di mora), nonché la data e la firma del soggetto preposto alla notificazione».

 

Dato ciò, il Tribunale ha concluso che la lettera raccomandata conteneva tutti gli elementi richiesti dall'art. 48 disp. att. cod. proc. civ. e «dunque il destinatario della notificazione ben avrebbe potuto prendere contezza degli avvisi notificati presso la casa comunale dove erano stati depositati».

 

4.2.2. - La conclusione è conforme all'orientamento di questa Corte di legittimità per il quale «Con riguardo alla notificazione ai sensi dell’art. 140 cod. proc. civ., qualora gli atti da notificare siano più di uno, è richiesta - pena, in difetto, la nullità della notificazione medesima la spedizione, da parte dell'ufficiale giudiziario, in relazione a tutti gli atti, di altrettanti avvisi raccomandati, indicativi dell’avvenuto compimento delle formalità prescritte dalla norma e diretti a porre nella sfera di conoscibilità dell’unico destinatario ciascuno degli atti suddetti, o, quanto meno, è richiesta la specificazione, nell' eventualmente unico avviso raccomandato, degli atti cui esso era relativo, con le indicazioni ex art. 48 disp. att. cod. proc. civ. in ordine alla natura e provenienza di ciascuno di essi » (così Cass. n.6218/07 e n. 13358/09; ma cfr. già Cass. n. 2316/92 e n. 4762/98, tutte relative a fattispecie in terna di notificazione di avvisi di accertamento tributario).

 

L'art. 48 disp. att. cod. proc. civ. richiede che l'avviso prescritto dall'art. 140 cod. proc. civ. debba contenere, oltre al nome di chi ha richiesto la notificazione e del destinatario ed alla data e alla firma dell'ufficiale giudiziario, «l'indicazione della natura dell'atto notificato» e «l'indicazione del giudice che ha pronunciato il provvedimento notificato», vale a dire dell'autorità o del soggetto abilitato ad emetterlo.

 

La norma letteralmente si riferisce al contenuto dell'avviso di deposito che l'ufficiale giudiziario lascia affisso presso il destinatario e non al contenuto della raccomandata informativa; la giurisprudenza di legittimità sopra richiamata risulta pertanto avere seguito un'interpretazione rigorosa estendendo la necessità dei requisiti anche alla comunicazione degli adempimenti da farsi con lettera raccomandata.

 

Non è necessario, ai fini della decisione del presente ricorso, valutare se tale rigorosa interpretazione meriti un ripensamento, tenuto conto della lettera e della ratio legis, nonché della giurisprudenza formatasi in merito all'adempimento di cui all'ultimo inciso dell'art. 140 cod. proc. civ. (cfr., da ultimo, Cass. n. 26864/14, secondo cui la raccomandata c.d. informativa non tiene luogo dell'atto da notificare ma contiene soltanto la notizia del deposito dell'atto presso la casa comunale).

 

Infatti, anche a voler dare seguito al riferito rigoroso orientamento di questa Corte (su cui si fonda la decisione impugnata), esso deve essere inteso nel senso che quando l'avviso di deposito e/o la raccomandata informativa si riferiscano ad una pluralità di atti da notificare e questi atti siano tutti della stessa natura e provengano tutti dallo stesso soggetto, è sufficiente che ne siano indicati il numero (cfr. Cass. n. 2316/92 cit.) ed, una volta per tutte, la comune natura e il soggetto che li ha emessi. In particolare, non è affatto necessario che gli atti siano indicati ad uno ad uno con l'aggiunta di ulteriori dati identificativi (nel caso di specie, secondo il ricorrente, i numeri identificativi delle intimazioni, gli anni di imposta e/o i titoli costituenti la fonte della pretesa tributaria o non tributaria), trattandosi dì elementi non richiesti dall'art. 48 disp. att. cod. proc. civ.

 

Va perciò affermato che : <<Con riguardo alla notificazione ai sensi dell'art. 140 cod. proc. civ., qualora gli atti da notificare siano più di uno, la prescrizione dell'art. 48 disp. att. cod. proc. civ. è rispettata anche quando l'avviso sia unico e contenga la specificazione degli atti cui esso è relativo, essendo sufficiente che ne indichi il numero e, una volta per tutte, la natura ed il soggetto da cui provengono, se si tratta di atti della stessa natura, emessi dallo stesso soggetto>>.

 

E' conforme alla norma come sopra interpretata il contenuto dell'avviso recapitato per raccomandata all'odierno ricorrente in quanto recante, oltre alle altre indicazioni richieste dall'art- 48 disp. att. cod. proc. civ., la menzione del numero (venti) di atti da notificare, la loro comune natura (avvisi di mora) ed il soggetto procedente (Equitalia Nomos SpA).

 

Il secondo motivo di ricorso va perciò rigettato.

 

5. Col terzo motivo si deduce violazione e falsa applicazione di legge in relazione agli artt. 140 e 617 cod. proc. Civ., 25 e 26 del D.P.R. n. 602/73, 140 e 617 cod. proc. civ., 2697 cod.civ., ai sensi dell'art. 360, comma primo, n. 3 cod. proc. civ., nonché vizio di motivazione ai sensi dell'art. 360 n. 5 cod. proc. civ., omessa pronuncia e travisamento degli atti e dei fatti (in riferimento alla decisione relativa alla omessa notifica delle cartelle di pagamento per le entrate non tributarie).

 

Secondo il ricorrente il Tribunale non avrebbe considerato le seguenti concrete risultanze;

 

1) la società Equitalia Nomos S.P.A. avrebbe prodotto in giudizio soltanto tre cartelle di pagamento, di cui due relative ad infrazioni al C.d.S. ed una relativa a sanzioni amministrative, mentre il concessionario avrebbe dovuto produrre tutte le cartelle esattoriali, con le corrispondenti relazioni di notifica ed avvisi di ricevimento delle raccomandate, ai sensi dell'art. 140 cod. proc. civ.;

 

2) il Tribunale non avrebbe pronunciato o comunque non avrebbe logicamente e congruamente motivato sulle censure concernenti il procedimento notificatorio ai sensi dell'art. 140 cod. proc. civ., già proposte nel merito e riprodotte sotto le lettere a (mancata specificazione negli "avvisi di ricevimento" delle ragioni per le quali l'atto non è stato consegnato al destinatario ai sensi dell'art. 139 cod. proc. civ.) e b {insufficienza della previsione dell'art. 26 del D.P.R. n. 602 del 1973, per esonerare il concessionario dall'onere della prova sulla "formazione" della cartella di pagamento) di cui alle pagg. 35 e 37 del ricorso;

 

3) il Tribunale non avrebbe tenuto conto né avrebbe motivato sulla mancata corrispondenza tra il numero delle raccomandate relative a ciascuna delle due cartello indicate alla pag. 38 ed il numero riportato su ciascuno degli avvisi di ricevimento che si sarebbero dovuti riferire alle raccomandate relative alle stesse cartelle.

 

5.1  In punto di fatto, va premesso che la sentenza ha dato atto che soltanto alcune cartelle sono state notificate ai sensi dell'art.. 140 cod. proc. civ., mentre la parte restante è stata notificata a mezzo lettera raccomandata ai sensi dell'art. 26 del D.P.R. n. 602/73. Queste circostanze non sono contestate dal ricorrente e trovano conferma nel controricorso.

 

Dato ciò, un primo profilo di inammissibilità consegue al fatto che il ricorrente riferisce le proprie censure in modo indifferenziato ad "avvisi di ricevimento", senza che sia dato comprendere dall'illustrazione del ricorso a quali ed a quanti di questi avvisi intenda riferirsi; se si tratti degli avvisi di ricevimento della raccomandata c.d. informativa di cui all'ultimo inciso dell'art. 140 cod. proc. Civ. (quindi, alle cartelle notificate ai sensi di questa norma -dei quali avvisi, peraltro, il ricorso non specifica né il numero né il luogo del fascicolo dove sarebbero reperibili) ovvero agli avvisi di ricevimento delle raccomandate di cui al secondo inciso del primo comma dell'art. 26 del D.P.R. n. 602/73 (quindi alle cartelle notificate direttamente dall'agente della riscossione ai sensi di questa norma -dei quali avvisi, parimenti, non viene specificato in ricorso né il numero né il luogo di reperimento nel fascicolo).

 

5.2.- D'altronde, per la parte in cui è riferito al procedimento notificatorio disciplinato dall'art. 26 del D.P.R. n. 602/73, il motivo è infondato.

 

Vanno ribaditi i principi espressi dalla giurisprudenza di legittimità, e richiamati anche nella sentenza impugnata, per i quali « La cartella esattoriale può essere notificata, ai sensi dell'art. 26 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, anche direttamente da parte del Concessionario mediante raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso, secondo la disciplina degli artt. 32 e 39 del d.m. 9 aprile 2001, è sufficiente, per il relativo perfezionamento, che la spedizione postale sia avvenuta con consegna del plico al domicilio del destinatario, senz'altro adempimento ad opera dell'ufficiale postale se non quello di curare che la persona da lui individuata come legittimata alla ricezione apponga la sua firma sul registro di consegna della corrispondenza, oltre che sull'avviso di ricevimento da restituire al mittente» (Cass. n. 11708/11; cfr. anche Cass. n.6395/14 ed altre)

 

In relazione a detta modalità di notificazione, non è affatto necessario, come sembra sostenere il ricorrente -con censura che, come detto, non è chiaro se sì riferisca a tutte le cartelle esattoriali della cui notificazione si tratta, ovvero soltanto ad alcune-, che l'agente della riscossione produca l'originale o la copia della cartella di pagamento notificata né che dia la prova del contenuto del plico spedito con lettera raccomandata.

 

Il principio di diritto che viene in rilievo è, infatti, quello per il quale, non solo non va redatta alcuna relata di notificazione o annotazione specifica sull'avviso di ricevimento in ordine alla persona cui è stato consegnato il plico, ma l'atto pervenuto all'indirizzo del destinatario deve ritenersi ritualmente consegnato a quest'ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all'art. 1335 cod. civ., superabile solo se il medesimo dia prova di essersi trovato senza sua colpa nell'impossibilità di prenderne cognizione (così, da ultimo, Cass. n. 15315/14, ma anche Cass. n. 9111/12, nonché, in fattispecie analoga, in tema di ICI, Cass. n. 20027/11, dove si precisa che «la prova dell'arrivo della raccomandata fa presumere, ex art. 1335 cod. civ., l'invio e la conoscenza dell'atto, spettando al destinatario l’onere eventuale di provare che il plico non conteneva l’avviso», non operando tale presunzione ed invertendosi l'onere della prova soltanto se il mittente affermi di avere inserito più di un atto nello stesso plico ed il destinatario contesti tale circostanza; cfr.,in tale ultimo senso anche Cass. ord. n. 20786/14). Pertanto, il precedente di cui a Cass. ord. n. 18252/13, citato nella memoria del ricorrente, oltre a non essere in linea con l'orientamento maggioritario, non è pertinente poiché riferito ad ipotesi (contestazione del contenuto della busta pervenuta per raccomandata) diversa dalla presente (in cui si contesta l'omissione totale delle notificazioni delle cartelle di pagamento).

 

Va perciò affermato che, pur essendo esclusa la possibilità di ricorrere a documenti equipollenti, quali, ad esempio, registri o archivi informatici dell’amministrazione finanziaria o attestazioni dell'ufficio postale (cfr. Cass. n. 23213/14), <<in tema di notifica della cartella esattoriale ex art. 26, primo comma, seconda parte, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, la prova del perfezionamento del procedimento di notificazione e della relativa data è assolta mediante la produzione dell'avviso di ricevimento, non essendo necessario che l'agente della riscossione produca la copia della cartella di pagamento, la quale, orna volta pervenuta all'indirizzo del destinatario, deve ritenersi ritualmente consegnata a quest'ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all'art. 1335 cod. civ., superabile solo se il medesimo dia prova di essersi trovato senza sua colpa nell'impossibilità di prenderne cognizione»

 

5.3 Per la parte restante, il motivo è inammissibile, sotto i seguenti due ulteriori profili (che vanno ad aggiungersi al profilo sopra evidenziato sub 1.).

 

In primo luogo, è inammissibile la doglianza concernente il contenuto asseritamente lacunoso degli "avvisi di ricevimento" ex art. 140 cod. proc. civ. (dai quali non risulterebbero le ragioni per le quali l'atto è stato depositato presso la casa comunale). L'irreperibilità c.d. relativa del destinatario, ai sensi degli artt. 139 e 140 cod. proc. civ., risulta, di norma, dalla relazione di notificazione negativa, non certo dagli avvisi di ricevimento della raccomandata c.d. informativa, a meno che non si specifichi -ciò, che, peraltro, non è affatto specificato in ricorso, né si evince dalla sentenza (che, come detto, si riferisce esclusivamente all'art. 140 cod. proc. civ.)- che la notificazione sia stata eseguita a mezzo del servizio postale ai sensi dell'art. 149 cod. proc. civ. e della legge n. 890 del 1982. La censura, come formulata, risulta incomprensibile perché non consente di riferire le norme e i principi di diritto richiamati dal ricorrente alle modalità notificatorie seguite nel caso concreto.

 

In secondo luogo, quanto alla doglianza concernente la mancata corrispondenza tra il numero riportato sugli avvisi di ricevimento ed il numero delle due cartelle di pagamento di cui sì dice in ricorso, non è qui indicato in quale luogo del fascicolo d'ufficio o di parte i documenti siano reperibili (cfr., da ultimo, Cass, ord. n. 22607/14, nel senso che <<al fine di ritenere integrato il requisito della cosiddetta autosufficienza del motivo di ricorso per cassazione, quando esso concerna la valutazione da parte del giudice di merito di atti processuali o di documenti, è necessario specificare la sede in cui nel fascicolo d'ufficio o in quelli di parte essi siano rinvenibili, sicché, in mancanza, il ricorso è inammissibile per l'omessa osservanza del disposto di cui all’art. 366, primo comma, n. 6), cod. proc. civ.»).

 

In conclusione, il ricorso va rigettato.

 

La correzione della motivazione relativa alla pronuncia di inammissibilità dell'opposizione ai sensi dell''art. 57 del D.P.R. n. 602 del 1973 induce a ritenere sussistenti giusti motivi per la compensazione delle spese del giudizio di cassazione.

 

Avuto riguardo al fatto che il ricorso è stato notificato dopo il 31 gennaio 2013, sussistono i presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dell'art. 13 del D.P.R. n. 115 del 2002.

 

P.Q.M.

 

Rigetta il ricorso; compensa le spese del giudizio di cassazione.

 

Ai sensi dell'art. 13, comma 1 quater, del d. P.R. n. 115 dei 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

Print

Corte di Cassazione n. 3315/2016 – avviso bonario Agenzia Entrate - impugnabilità – 19.02.2016-

Written by claps carlo on . Posted in Speciale Fermo Amministrativo ed Ipoteche

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza in esame, ha ribadito che è legittimo proporre opposizione avverso un avviso bonario emesso dall’Agenzia delle Entrate chiede il pagamento di un tributo. Tuttavia, la Corte ha anche precisato che la mancata opposizione di tale atto non comporta la cristallizzazione del credito erariale, con la conseguenza che il contribuente potrà opporre anche l’eventuale successiva cartella esattoriale relativa alla medesima pretesa tributaria.

 

CORTE DI CASSAZIONE CIVILE

ORDINANZA N. 3315/2016 –SEZIONE VI

 

Presidente: IACOBELLIS MARCELLO

Relatore: CONTI ROBERTO GIOVANNI

Data pubblicazione: 19/02/2016

 

ORDINANZA

 

sul ricorso 829-2014 proposto da: A. .S.r.l., in persona dell'Amministratore Unico e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ….., presso lo studio dell'avvocato GUGLIELMO F., che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati PASQUALE R., FRANCESCO P. giusta procura speciale in calce al ricorso;

 - ricorrente –

contro AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

 - contro ricorrente –

avverso la sentenza n. 134/29/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE di ROMA del 10/4/2013, depositata P08/05/2013; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 20/01/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO GIOVANNI CONTI.

In fatto e in diritto

L'Agenzia delle entrate notificava alla A. Un. srl una comunicazione di irregolarità all'esito di controllo automatizzato relativo alla dichiarazione mod.Unico 2006. La contribuente impugnava l'atto con ricorso rigettato dalla CTP di Roma. L'appello proposto dalla parte contribuente veniva rigettato dalla CTR del Lazio con sentenza n.134/2013/29, depositata 1'8.5.2013.

Secondo la CTR l'avviso bonario non era atto era impugnabile, non sostituendo l'iscrizione a ruolo in tutte le sue funzioni, intendendo semmai prevenirla in via interlocutoria. La parte contribuente ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi al quale ha resistito l'Agenzia delle entrate con controricorso.

Con il primo motivo si deduce la violazione dell'art.19 d.lgs.n.54611992, risultando impugnabile, ad onta di quanto sostenuto dalla CTR, la comunicazione di irregolarità di cui all'art.36 bis dPR n.600/73.

Con il secondo motivo la parte ricorrente chiede a questa Corte di decidere nel merito il ricorso, in caso di accoglimento del primo motivo, prospettando l'incostituzionalità dell'art. i d.l.n.106/2005 applicata dall'Agenzia in sede di calcolo delle sanzioni irrogate a carico della detta società.

Il primo motivo di ricorso è manifestamente fondato. Cass.n.25297/2014 ha precisato che in tema di contenzioso tributario, l'elencazione degli atti impugnabili contenuta nell'art. 19 del d.lgs. 31 dicembre 1993, n. 546, ha natura tassativa, ma, in ragione dei principi costituzionali di tutela del contribuente (artt. 24 e 53 Cost.) e di buon andamento della P.A. (art. 97 Cost.), ogni atto adottato dall'ente impositore che porti, comunque, a conoscenza del contribuente una specifica pretesa tributaria, con esplicitazione delle concrete ragioni fattuali e giuridiche, è impugnabile davanti al giudice tributario, senza necessità che si manifesti in forma autoritativa, con la conseguenza che è immediatamente impugnabile dal contribuente anche la comunicazione di irregolarità, ex art. 36 bis, terzo comma, del d.P.R. 29 J settembre 1973, n. 600 del 1973, relativa all'indebita deduzione di somme versate a titolo di mantenimento del coniuge.

Si tratta di orientamento che si inscrive in un consolidato indirizzo, secondo il quale con specifico riferimento al caso qui all'esame, devono ritenersi impugnabili gli avvisi bonari con cui l'Amministrazione chiede il pagamento di un tributo in quanto essi, pur non rientrando nel novero degli atti elencati nell'art. 19 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 e non essendo, perciò, in grado di comportare, ove non contestati, la cristallizzazione del credito in essi indicato, esplicitano comunque le ragioni fattuali e giuridiche di una ben determinata pretesa tributaria, ingenerando così nel contribuente l'interesse a chiarire subito la sua posizione con una pronuncia dagli effetti non più modificabili- Cass.n.10987/2011-.

Sulla base di tali precedenti-v. anche, di recente, Cass.n.15957/2015 e 15029/2015- la sentenza impugnata che ha escluso l'impugnabilità dell'avviso bonario ex art.36 bis dPR n.600/73 — contenente in modo espresso l'indicazione della tardività del versamento a saldo IRAP e l'importo della sanzione dovuta- è viziata e merita di essere cassata, assorbendo l'accoglimento del primo motivo l'esame delle questioni poste nel secondo motivo che dovranno essere vagliate dal giudice del rinvio nell'ambito delle prerogative allo stesso riservato rispetto alla cognizione del merito del ricorso non esaminato dal giudice di merito per effetto della ritenuta inammissibilità del ricorso introduttivo.

P.Q.M.

La Corte, visti gli artt.375 e 380 bis c.p.c. Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata e jinvia anche per liquidazione delle spese del giudizio di legittimità ad altra sezione della CTR .

Così deciso il 20.1.2016 nella camera di consiglio della sesta sezione civile in Roma.

 

Print

Corte di Cassazione n. 20213/2015 - cartelle esattoriali - prescrizione quinquennale - 08.10.2015. -

Written by claps carlo on . Posted in Speciale Fermo Amministrativo ed Ipoteche

Importante Odinanza della Corte di Cassazione in materia di prescrizione da applicare I crediti erariali. Infatti, i Giudici della Suprema Corte con l’Ordinanza n° 20213/15, depositata in data 08.10.2015  hanno ribadito l’orientamento favorevole al contribuente, stabilendo che, in caso di notifica della cartella esattoriale, opera la prescrizione quinquennale.

L’Ordinanza in oggetto ha una grande rilevanza per i contribuenti. Infatti, la cartella esattoriale non può essere paragonata ad un provvedimento definitivo come una sentenza di un Giudice  o un accertamento dell’Agenzia delle Entrate, pertanto, avverso la cartella si potrà eccepire la prescrizione di 5 anni ex art. art. 2948 c.c. e non quella decennale ex art. 2946 c.c..”.

Pertanto, al fine di rendere pacifica l’applicabilità del termine di prescrizione ordinario (dieci anni), il creditore chiamato in causa (sia l’Ente della Riscossione, sia l’Ente impositivo, come vedremo in seguito) dovrà produrre in giudizio il “titolo definitivo” della pretesa, ossia “il provvedimento amministrativo di accertamento o la sentenza passata in giudicato”, emessi “antecedentemente all’emissione delle cartelle”; in difetto opererà la prescrizione quinquennale.

 

 

 

 

COTE DI CASSAZIONE

SEZIOINE VI

ORDINANZA N. 20213 Anno 2015

Presidente: IACOBELLIS MARCELLO

Relatore: CARACCIOLO GIUSEPPE

Data pubblicazione: 08/10/2015

ORDINANZA

sul ricorso 9962-2013 proposto da:

EQUITALIA SUD SPA, società soggetta all'attività di direzione e oordinamento di Equitalia Spa, in persona dell'Amministratore

Delegato e per esso il Responsabile Contenzioso Esattoriale Calabria, elettivamente domiciliata in ROMA, IA CAVALIER D'ARPINO 8, presso lo studio dell'avvocato ENRICO FRONTICEJ L., che la rappresenta e difende giusta procura speciale in calce al ricorso;

- ricorrente -

contro

M. A.;

- intimato -

avverso la sentenza n. 67/03/2012 della COMMISSIONE RIBUTARIA REGIONALE di CATANZARO del 2/02/2012, depositata 1'01/03/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 23/07/2015 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE CARACCIOLO.

La Corte,

ritenuto che, ai sensi dell'art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

Il relatore cons. Giuseppe Caracciolo, letti gli atti depositati, osserva:

La CTR di Catanzaro ha respinto l'appello proposto da "Equitalia Sud spa" contro la sentenza n.37/13/2010 della CTP di Cosenza che aveva accolto il ricorso proposto da Milizia Antonio avverso avvisi di mora notificati a seguito dell'omesso pagamento di cartelle relative a TARSU/TIA per gli anni dal 1998 al 2004.

La Commissione di primo grado aveva accolto il ricorso del contribuente sul presupposto che fosse intervenuta la prescrizione quinquennale (ex art.2948 cod civ) del potere esattivo dell'imposta (alla luce del fatto che i ruoli apparivano tardivamente consegnati all'esattore, per quanto fossero state poi effettivamente notificate le cartelle di pagamento) e la CTR adita in appello ha motivato la propria decisione nel senso che "contrariamente a quanto dedotto dall'appellante....si applica alla fattispecie in esame la norma di cui all'art.2948 e non quella di cui all'art.2946 del codice civile", con conseguente tempestività della cartelle notificate tra il 2002 ed il 2006, a fronte di crediti maturati tra il 1998 ed il 2006.

La parte concessionaria ha interposto ricorso per cassazione affidato a unico motivo.

La parte contribuente non si è difesa.

Il ricorso — ai sensi dell'art.380 bis cpc assegnato allo scrivente relatore- può essere definito ai sensi dell'art.375 cpc.  combinato disposto con l'art.26 del DPR n.602/1973) la parte ricorrente si duole dell'erronea applicazione da parte del giudice del merito delle norme dianzi menzionata, alla luce del fatto che —a riguardo della cartella di pagamento, che è titolo esecutivo- la norma applicabile è quella dell'art.2946 cod civ, concernente la prescrizione ordinaria. Secondo la ricorrente, d'altronde, "a tutto voler concedere", le cartelle esattoriali risultavano tempestivamente notificate, "entro il termine di prescrizione breve".

Il motivo appare infondato e da disattendersi.

Premesso che la parte ricorrente ha dato generico conto della sequenza temporale delle intervenute notificazioni delle cartelle di pagamento (sicchè, quand'anche volesse considerarsi ciò che si assume in ricorso a proposito di rispetto del termine breve di prescrizione, o meglio: del termine decadenziale previsto per la notifica degli atti esattivi,i1 motivo sarebbe comunque difettoso in punto di autosufficienza), resta comunque che la giurisprudenza che la parte ricorrente ha valorizzato in ricorso a proposito della applicabilità del termine di prescrizione ordinaria è tutta riferibile a titoli di accertamento-condanna (amministrativi o giudiziari) divenuti definitivi, non già invece a cartelle esattive che —se adottate in virtù di procedure che consentono di prescindere dal previo accertamento dell'esistenza del titolo- non possono per questo considerarsi rette dall'irretrattabilità e definitività del titolo di accertamento e ripetono la loro legittimità (sotto il profilo della tempestività della procedura di notifica alla parte destinataria) dalla legge che le regola.

Non vi è perciò dubbio sul fatto che —per poter postulare l'applicabilità alla specie di causa del termine di prescrizione decennale- la parte ricorrente avrebbe dovuto indicare l'esistenza di un titolo definitivo a pretendere, antecedente all'emissione delle cartelle, di cui non è stata fatta menzione alcuna.

Pertanto, si ritiene che il ricorso può essere deciso in camera di consiglio per manifesta infondatezza.

ritenuto inoltre: che la relazione è stata notificata agli avvocati delle parti;

che non sono state depositate conclusioni scritte, né memorie;

che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, il ricorso va rigettato;

che le spese di lite non necessitano di regolazione, atteso che la parte vittoriosa non si è costituita.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla sulle spese.

Ai sensi dell'art.13 comma 1 quater del DPR 11.115 del 2002, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis dello stesso art.13.

Così deciso in Roma il 22 luglio 2015

Il Presidente

News Legislative

2828

Inserito nella Legge di Bilancio un emendamento che prevede la stabilizzazione dei Giudici di Pace

Dopo diversi anni di battaglia i Giudici di Pace ottengono un importante risultato. Infatti, è in arrivo la regolarizzazione dei magistrati onorari, così come da emendamento alla legge di bilancio…
17312

VIAGGI ANNULLATI: L’ANTITRUST DICE NO AI RIMBORSI TRAMITE VOUCHER

Hanno vinto i consumatori: anche l’Antitrust boccia il rimborso dei viaggi solo con voucher. In pratica, l'articolo 88 bis è illegittimo. Era stato introdotto in sede di conversione in legge del…
19499

I Giudici di Pace potranno celebrare le udienze da remoto

L'Associazione UNAGIPA-Unione Nazionale Giudici di Pace, con una nota, ha dichiarato che il Ministero della Giustizia, a seguito di specifica istanza inoltrata dalla stessa associazione, ha…
20968

Giudici di Pace: Nuovo sciopero dal 24 febbraio al 21 marzo 2020 - Ecco le ragioni dello sciopero

I Giudici di Pace incroceranno nuovamente le braccia per protestare contro il Ministro della Giustiza. Di seguito pubblichiamo la lettera di proclamazione della astensione, pubblicata sul sito di…
30952

Giudice di Pace in sciopero dal 6 al 17 maggio 2019

Le associazioni di categoria dei giudici di pace e dei magistrati onorari UNAGIPA, ANGDP, COGITA E FEDERMOT, hanno proclamato un’astensione dalle udienze penali e civili, a motivo della “persistente…
30129

Femminicidio e violenza di genere

Il 25 ottobre 2018 è stata pubblicata in G.U. n. 249 la Delibera del Senato del 16 ottobre 2018 che prevede, nuovamente, l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio,…

IN EVIDENZA

21183

Scatole nere e Giudici di Pace: un rapporto problematico

Come è noto ai molti operatori della materia, il novellato art. 145bis del Codice delle…