Corte di Cassazione Ordinanza n. 6837/2022 – Cartelle esattoriali - Impugnabilità dell’estratto ruolo esattoriale – 02.03.2022 .

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza in esame, nonostante la recente normativa introdotta, che prevede la non impugnabilità dell’estratto ruolo esattoriale, in attesa della decisione della Corte Costituzionale, ha ritenuto l’estratto ruolo esattoriale impugnabile, in particolare, ha ribadito: “L'estratto di ruolo è atto interno all'Amministrazione da impugnare unitamente all'atto impositivo, notificato di regola con la cartella di pagamento, perché solo da quel momento sorge l'interesse ad instaurare la lite ex art. 100 c.p.c., salvo il caso in cui il ruolo e la cartella non siano stati notificati: ipotesi in cui, non potendo essere compresso o ritardato l'esercizio del diritto alla…

Corte di Cassazione Ordinanza n. 24632/2020 – ritardo o cancellazione volo aereo – richiesta pagamento compensazione pecuniaria e risarcimento del danno -competenza del giudice adito – 05.11.2020 –

Importante Ordinanza della Corte di Cassazione, relativa alla competenza e alla giurisdizione del giudice adito, in materia di compensazione pecuniaria e risarcimento danni subiti a causa del ritardo e/o della cancellazione dei voli aerei. In particolare, la Suprema Corte, richiamando una importante sentenza della Corte di Giustizia Europea, ha precisato che le due domande sono soggette ciascuna alla competenza di un giudice diverso. La domanda di pagamento dell'indennizzo previsto dal Regolamento 261/04 è soggetta alle regole di giurisdizione e di competenza "ordinarie", stabilite dal Regolamento 1215/12. Mentre la domanda di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale è soggetta,…

Corte di Cassazione Ordinanza n. 40627/2021 – verbale di contestazione -tutor -in caso di contestazione la prova dell’omologazione spetta all’amministrazione -17.12.2021 -

Con l’Ordinanza in esame la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un automobilista, ribadendo il principio enunciato dalla Corte costituzionale: “con il principio di diritto più volte enunciato da questa Corte, la quale ha chiarito che in presenza di contestazione da parte del soggetto sanzionato spetta all'Amministrazione la prova positiva dell'iniziale omologazione e della periodica taratura dello strumento”. CORTE DI CASSAZIONE II SEZIONE CIVILE ORDINANZA N. 40627 Anno 2021 Presidente: ORILIA LORENZO Relatore: GRASSO GIUSEPPE Data pubblicazione: 17/12/2021 la seguente ORDINANZA sul ricorso 31922-2018 proposto da: B. M., rappresentato e difeso dall'avvocato D. S., giusta delega in…

Corte di Cassazione Sezioni Unite Civili Sentenza n. 10012/2021 – validità notifica in caso di irreperibilità temporanea – non basta la prova della spedizione - è necessaria la prova dell’avviso di…

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza in esame ha, finalmente, risolto il contrasto interpretativo esistente sulla questione all’interno della giurisprudenza di legittimità, che vedeva contrapposte due diversi indirizzi sulla procedura notificatoria degli atti impositivi, in particolare sull’applicazione dell art. 8, legge 890/1982. Il massimo Collegio di legittimità ha “ cestinato” l’orientamento che afferma che ai fini della prova del perfezionamento della notifica postale diretta in caso di assenza temporanea del destinatario, è sufficiente che l’Ente impositore notificante produca in giudizio l’avviso di ricevimento della raccomandata contenente l’atto notificando, con…

Print

Corte di Cassazione Ordinanza n. 6837/2022 – Cartelle esattoriali - Impugnabilità dell’estratto ruolo esattoriale – 02.03.2022 .

Written by claps carlo on . Posted in Speciale Fermo Amministrativo ed Ipoteche

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza in esame, nonostante la recente normativa introdotta, che prevede la non impugnabilità dell’estratto ruolo esattoriale, in attesa della decisione della Corte Costituzionale, ha ritenuto l’estratto ruolo esattoriale impugnabile, in  particolare, ha ribadito: “L'estratto di ruolo è atto interno all'Amministrazione da impugnare unitamente all'atto impositivo, notificato di regola con la cartella di pagamento, perché solo da quel momento sorge l'interesse ad instaurare la lite ex art. 100 c.p.c., salvo il caso in cui il ruolo e la cartella non siano stati notificati: ipotesi in cui, non potendo essere compresso o ritardato l'esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale, è invece ammissibile, nel rispetto del termine generale previsto dall'art. 21 del d.lgs. n. 546 del 1992, l'autonoma impugnativa dell'estratto, non ostandovi il disposto dell'art. 19, comma 3, del d.Igs. n. 546 cit. che, secondo una lettura costituzionalmente orientata, impone di ritenere che l'impugnabilità dell'atto precedente non notificato unitamente all'atto successivo notificato non costituisce l'unica possibilità di far valere la mancanza di una valida notifica dell'atto precedente del quale il contribuente sia comunque venuto a conoscenza.»

 

CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE CIVILE

ORDINANZA N. 6837/2022  - Data pubblicazione: 02/03/2022

 

 Presidente: MOCCI MAURO Relatore: MONDINI ANTONIO

ORDINANZA sul ricorso 31245-2020 proposto da: C. T., elettivamente domiciliata in ROMA, ….., presso lo studio dell'avvocato L. R., rappresentata e difesa dall'avvocato G. C.; - ricorrente

 - contro RISCOSSIONE SICILIA SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIA …., presso lo studio dell'avvocato S. I. che la rappresenta e difende; - controricorrente – contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE CENTRALE, AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI MESSINA 11210661002; - intimate

- avverso la sentenza n. 1005/10/2020 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE della SICILIA SEZIONE DISTACCATA di MESSINA, depositata il 18/02/2020; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 09/02/2022 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO MONDINI.

 

Premesso che:

 1. T. C. ricorre per la cassazione della sentenza in epigrafe lamentando che la CTR della Sicilia abbia violato gli artt. 3 e 19 del d.lgs.546/92 con il ritenere inammissibile l'originario ricorso in quanto diretto contro un estratto di ruolo invece che contro la successiva cartella di pagamento senz'altro nel caso di specie non notificata in modo rituale;

2. l'Agenzia delle Entrate ha depositato controricorso;

considerato che:

1. il ricorso è fondato e va accolto.

La contribuente premette di avere avuto casuale notizia della cartella e del ruolo a seguito di sua richiesta all'agente della riscossione. Premette altresì di avere in realtà impugnato non l'estratto del ruolo ma la cartella n. 25520100….. e il ruolo sotteso n. 2010/300059. Indipendentemente da tale seconda premessa, è stato da questa Corte affermato che: "il contribuente può impugnare la cartella di pagamento della quale - a causa dell'invalidità della relativa notifica- sia venuto a conoscenza solo attraverso un estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dal concessionario della riscossione; a ciò non osta l'ultima parte del comma 3 dell'art. 19 del d.lgs. n. 546 del 1992, in quanto una lettura costituzionalmente orientata impone di ritenere che l'impugnabilità dell'atto precedente non notificato unitamente all'atto successivo notificato - impugnabilità prevista da tale norma - non costituisca l'unica possibilità di far valere l'invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque venuto legittimamente a conoscenza e quindi non escluda la possibilità di far valere l'invalidità stessa anche prima, giacché l'esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale non può essere compresso, ritardato, reso più difficile o gravoso, ove non ricorra la stringente necessità di garantire diritti o interessi di pari rilievo, rispetto ai quali si ponga un concreto problema di reciproca limitazione.» (Cass., Sez.U., Sentenza n. 19704 del 02/10/2015)".

E' stato ancora affermato che « L'estratto di ruolo è atto interno all'Amministrazione da impugnare unitamente all'atto impositivo, notificato di regola con la cartella di pagamento, perché solo da quel momento sorge l'interesse ad instaurare la lite ex art. 100 c.p.c., salvo il caso in cui il ruolo e la cartella non siano stati notificati: ipotesi in cui, non potendo essere compresso o ritardato l'esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale, è invece ammissibile, nel rispetto del termine generale previsto dall'art. 21 del d.lgs. n. 546 del 1992, l'autonoma impugnativa dell'estratto, non ostandovi il disposto dell'art. 19, comma 3, del d.Igs. n. 546 cit. che, secondo una lettura costituzionalmente orientata, impone di ritenere che l'impugnabilità dell'atto precedente non notificato unitamente all'atto successivo notificato non costituisce l'unica possibilità di far valere la mancanza di una valida notifica dell'atto precedente del quale il contribuente sia comunque venuto a conoscenza.» (Cass. Sez. 6 - 5, Ordinanza n. 22507 del 09/09/2019); 3. la decisione di inammissibilità dell'originario ricorso è quindi errata. La sentenza deve essere cassata e la causa va rinviata alla CTR della Sicilia in diversa composizione per esame delle questioni rimaste assorbite nonché per la liquidazione delle spese dell'intero giudizio;

PQM

la Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla CTR della Sicilia in diversa composizione.

Print

Corte di Cassazione Sezioni Unite Civili Sentenza n. 10012/2021 – validità notifica in caso di irreperibilità temporanea – non basta la prova della spedizione - è necessaria la prova dell’avviso di ricevimento del CAD -15.04.2021

Written by claps carlo on . Posted in Speciale Fermo Amministrativo ed Ipoteche

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza in esame ha, finalmente, risolto il contrasto interpretativo esistente sulla questione all’interno della giurisprudenza di legittimità, che vedeva contrapposte due diversi indirizzi sulla  procedura notificatoria degli atti impositivi, in particolare sull’applicazione dell art. 8, legge 890/1982. Il massimo Collegio di legittimità ha “ cestinato” l’orientamento che  afferma che ai fini della prova del perfezionamento della notifica postale diretta in caso di assenza temporanea del destinatario, è sufficiente che l’Ente impositore notificante produca in giudizio l’avviso di ricevimento della raccomandata contenente l’atto notificando, con l’attestazione di spedizione della Cad., a favore dell’altra  lettura, affermatasi a partire dall’ordinanza della Sezione Quinta n. 5077/2019, che ritiene, invece, che per considerare perfezionata la procedura di notificazione sia necessario verificare in concreto l’avvenuta ricezione della CAD e a tal fine il notificante deve depositare in giudizio il  relativo avviso di ricevimento. In conclusione sul punto, la Suprema Corte ha  formulato il seguente principio di diritto: «In tema di notifica di un atto impositivo ovvero processuale tramite il servizio postale secondo le previsioni della legge 890/1982, qualora l'atto notificando non venga consegnato al destinatario per rifiuto a riceverlo ovvero per temporanea assenza del destinatario stesso ovvero per assenza/inidoneità di altre persone a riceverlo, la prova del perfezionamento della procedura notificatoria può essere data dal notificante esclusivamente mediante la produzione giudiziale dell'avviso di ricevimento della raccomandata che comunica l' avvenuto deposito dell'atto notificando presso l'ufficio postale (c.d. CAD), non essendo a tal fine sufficiente la prova dell'avvenuta spedizione della raccomandata medesima».

 

CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

SENTENZA N. 10012 Anno 2021

Presidente: TRAVAGLINO GIACOMO Relatore: MANZON ENRICO Data pubblicazione: 15/04/2021

SENTENZA

sul ricorso 6199-2014 proposto da:

F. A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G.., presso lo studio dell'avvocato A. B., che la rappresenta e difende;

- ricorrente -

Contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO; - controricorrente

 - nonchè contro EQUITALIA SUD S.P.A. - UFFICIO PROVINCIALE DI CASERTA; - intimata –

avverso la sentenza n. 334/46/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE di NAPOLI, depositata il 08/10/2013. Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 23/02/2021 dal Consigliere ENRICO MANZON; lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale STANISLAO DE MATTEIS, il quale chiede alla Corte che venga rigettato il primo motivo del ricorso ed accolti il secondo ed il terzo.

1. A. F., destinataria della notifica di una cartella di pagamento per IRPEF 2006-2007, derivante da avvisi di accertamento, avversava l'atto esattivo con ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Caserta, lamentando la mancata rituale notifica di detti atti impositivi prodromici e quindi l'inesistenza del titolo esecutivo (iscrizione a ruolo) legittimante la minacciata esecuzione esattoriale.

2. L'Agenzia delle entrate, ufficio locale, costituendosi eccepiva che la procedura notificatoria di detti avvisi di accertamento, in precaria assenza della contribuente dal proprio domicilio, doveva di contro considerarsi ritualmente perfezionata secondo le previsioni di legge. Si costituiva altresì l'agente della riscossione eccependo la propria carenza di legittimazione passiva.

3. La CTP rigettava il ricorso, rilevando che la F. non aveva assolto all'onere di impugnare anche nel merito gli avvisi di accertamento prodromici alla cartella esattoriale impugnata.

4. Il gravame interposto dalla contribuente veniva rigettato dalla Commissione tributaria regionale della Campania. Il giudice tributario di appello fondava la propria decisione sia sull' affermazione della ritualità della procedura notificatoria degli avvisi di accertamento sia, come il primo giudice, sull' affermazione dell'onere di impugnazione degli stessi anche nei profili di merito.

 5. Avverso la decisione di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione la F. deducendo tre motivi.

 6. Resiste con controricorso l'Agenzia delle entrate.

7. La Quinta Sezione civile di questa Corte, con ordinanza n. 21714 dell' 8 ottobre 2020, ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l'eventuale assegnazione del ricorso alle Sezioni Unite al fine di risolvere il contrasto sulla questione, posta con il secondo motivo, di quale sia il modo per assolvere l'onere di provare il perfezionamento di una procedura notificatoria di un atto impositivo mediante l'impiego diretto del servizio postale nel caso della temporanea assenza del notificatario (c.d. "irreperibilità relativa") ed in particolare se possa considerarsi sufficiente la prova della spedizione della raccomandata informativa (CAD) ovvero se sia invece necessario il deposito dell'avviso di ricevimento di tale raccomandata.

Il Primo Presidente ha quindi disposto l'assegnazione del ricorso alle Sezioni Unite.

 

RAGIONI DELLA DECISIONE

 

1. Il terzo motivo del ricorso va esaminato in via pregiudiziale. Come del resto puntualmente rilevato nell'ordinanza interlocutoria, la sentenza impugnata esprime infatti due distinte ed autonome rationes decidendi, l'una, censurata per differenti profili con il primo ed il secondo motivo di ricorso, relativa alla ritualità della procedura notificatoria degli avvisi di accertamento prodromici alla cartella esattoriale impugnata; l'altra, appunto censurata con il terzo motivo del ricorso, relativa all'onere di impugnare, contestualmente all'atto esattivo, tali atti impositivi -necessariamente- anche per ragioni attinenti il merito delle pretese creditorie fiscali in essi contenute. Orbene, l'eventuale rigetto di quest'ultima censura implicherebbe l'inammissibilità delle prime due, secondo il consolidato principio di diritto che «Qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, la ritenuta infondatezza delle censure mosse ad una delle "rationes decidendi" rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l'intervenuta definitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa» (Cass., n. 2108 del 14/02/2012, Rv. 621882 - 01; conforme, da ultimo, Cass., n. 11493 del 11/05/2018, Rv. 648023 - 01). Appare quindi evidente la necessità di trattazione pregiudiziale del terzo motivo del ricorso.

Ciò posto, tale censura è fondata. Va infatti ribadito che «In materia di riscossione delle imposte, atteso che la correttezza del procedimento di formazione della pretesa tributaria è assicurata mediante il rispetto di una sequenza procedimentale di determinati atti, con le relative notificazioni, allo scopo di rendere possibile un efficace esercizio del diritto di difesa del destinatario, l'omissione della notifica di un atto presupposto costituisce un vizio procedurale che comporta la nullità dell'atto consequenziale notificato. Poiché tale nullità può essere fatta valere dal contribuente mediante la scelta, consentita dall'art. 19, comma 3, del d.lgs. n. 546 del 1992, di impugnare solo l'atto consequenziale notificatogli (avviso di mora, cartella di pagamento, avviso di liquidazione), facendo valere il vizio derivante dall'omessa notifica dell'atto presupposto, o di impugnare cumulativamente anche quello presupposto (nell'ordine, cartella di pagamento, avviso di accertamento o avviso di liquidazione) non notificato, facendo valere i vizi che inficiano quest'ultimo, per contestare radicalmente la pretesa tributaria spetterà al giudice di merito, interpretando la domanda, verificare la scelta compiuta dal contribuente, con la conseguenza che, nel primo caso, dovrà verificare solo la sussistenza o meno del difetto di notifica al fine di pronunciarsi sulla nullità dell'atto consequenziale (con eventuale estinzione della pretesa tributaria a seconda se i termini di decadenza siano o meno decorsi), nel secondo la pronuncia dovrà riguardare l'esistenza, o no, di tale pretesa» (v. ex pluribus, da ultimo, Cass., 1144/2018, in consolidamento di Cass., Sez U., 5791/2008). Secondo la giurisprudenza di questa Corte è dunque senz'altro consentito al contribuente impugnare una cartella esattoriale al fine esclusivo di far valere la mancata/irrituale notificazione dell'atto impositivo prodromico alla medesima, senza contestualmente aggredire l'atto stesso sotto altri profili di invalidità formale ovvero per la sua infondatezza nel merito, non sussistendo dunque alcun onere processuale della parte ricorrente al riguardo. Su tale punto decisionale, avendo affermato il contrario, la sentenza della CTR campana è da ritenersi pertanto illegittima e meritevole di cassazione. Ne consegue che possono quindi essere affrontati i primi due motivi del ricorso che, come detto, riguardano le modalità di notificazione degli avvisi di accertamento costituenti il presupposto della cartella di pagamento impugnata.

2. Con il primo motivo -ex art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.- la ricorrente si duole della violazione degli artt. 99, 112, cod. proc. civ., 60, dPR 600/1973, nonché della violazione/falsa applicazione dell'art. 14, dPR 600/1973, poiché la CTR ha ritenuto la legittimità della notifica a mezzo posta degli avvisi di accertamento in questione effettuata direttamente da parte dell'Agenzia delle entrate e quindi senza l'intervento dell'ufficiale giudiziario ovvero del messo speciale notificatore. La censura è manifestamente infondata. Sul punto de quo infatti la sentenza impugnata -pronunciandosi espressamente nei limiti dell’ooggetto processuale delimitato dalle parti, con conseguente evidente inconsistenza dei dedotti profili processuali del mezzo- risulta aver fatto piana applicazione del chiaro ed inequivoco testo dell'art. 14, dPR 600/1973, il quale appunto prevede che «La notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente deve avvenire con l'impiego di plico sigillato e puo' eseguirsi a mezzo della posta direttamente dagli uffici finanziari, nonche', ove cio' risulti impossibile, a cura degli ufficiali giudiziari, dei messi comunali ovvero dei messi speciali autorizzati dall'Amministrazione finanziaria, secondo le modalita' previste dalla presente legge. Sono fatti salvi i disposti di cui agli artt. 26, 45 e seguenti del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, e 60 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, nonche' le altre modalita' di notifica previste dalle norme relative alle singole leggi di imposta. Qualora i messi comunali e i messi speciali autorizzati dall'Amministrazione finanziaria si avvalgano del sistema di notifica a mezzo posta, il compenso loro spettante ai sensi del primo comma dell'art. 4 della L. 10 maggio 1976, n. 249, e' ridotto della meta'». Dunque la "notifica diretta" a mezzo posta da parte delle agenzie fiscali è, univocamente ed espressamente, consentita dalla legge, il che del resto è riscontrato dalla costante giurisprudenza di questa Corte (ex pluribus, Cass., 34007/2019, 1207/2014, 15284/2008), essendo peraltro evidente che trattasi di una disposizione legislativa speciale rispetto a quella dell'art. 60, dPR 600/1973 e del cod. proc. civ. da esso richiamate, sicchè prevale su quest'ultime in base al canone interpretativo lex specialis derogat generali.

3. Con il secondo motivo -ex art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.- la ricorrente lamenta la violazione degli artt. 99, 112, cod. proc. civ. nonché la violazione dell'art. 8, legge 890/1982 e la violazione/falsa applicazione dell'art. 2697, cod. civ., poiché la CTR ha sancito la ritualità della notifica degli atti impositivi prodromici alla cartella di pagamento impugnata. In particolare, per un verso, si duole dell'omessa pronuncia sulla sua eccezione di invalidità della procedura notificatoria di detti atti fondata sulla mancata prova della spedizione della "raccomandata informativa" di avvenuto deposito degli atti notificandi (CAD) -la ricezione dei quali ab origine nega e che ha posto quale, esclusivo, motivo di impugnazione della cartella esattoriale- non avendo l'agenzia fiscale prodotto in giudizio l'avviso di ricevimento prescritto, quale forma necessaria della raccomandata stessa, dall'art. 8, legge 890/1982, che quindi, per altro verso, assume violato, unitamente al principio generale codicistico sull'attribuzione processuale dell'onere probatorio. Il profilo processuale della censura deve ritenersi infondato, posto che, pur vero che la CTR campana non si è espressamente pronunciata sull'eccezione, devoluta in appello, in oggetto, risulta tuttavia chiaro che di un rigetto implicito si tratti. Può pertanto al riguardo limitarsi a dare seguito al principio di diritto che «Non ricorre il vizio di omessa pronuncia, nonostante la mancata decisione su un punto specifico, quando la decisione adottata comporti una statuizione implicita di rigetto sul medesimo» (v. in tal senso, tra le molte, Cass. n. 29191 del 06/12/2017, Rv. 646290 - 01). 

La censura tuttavia può comunque essere esaminata sotto il dedotto profilo di violazione/falsa applicazione degli artt. 8, legge 890/1982, 2697, cod. civ., secondo il consolidato principio di diritto che «Non ricorre il vizio di mancata pronuncia su una eccezione di merito sollevata in appello qualora essa, anche se non espressamente esaminata, risulti incompatibile con la statuizione di accoglimento della pretesa dell'attore, deponendo per l'implicita pronunzia di rigetto dell'eccezione medesima, sicché il relativo mancato esame può farsi valere non già quale omessa pronunzia, e, dunque, violazione di una norma sul procedimento (art. 112 c.p.c.), bensì come violazione di legge e difetto di motivazione, in modo da portare il controllo di legittimità sulla conformità a legge della decisione implicita e sulla decisività del punto non preso in considerazione» (cfr. Cass., 24953/2020, 14486/2004). Ciò posto, come detto, la ricorrente afferma di non avere mai ricevuto la notifica degli atti impositivi prodromici alla cartella esattoriale impugnata ed in particolare, trattandosi pacificamente di notifica "postale diretta" non perfezionatasi con la consegna del plico raccomandato a causa della sua temporanea assenza, di non aver mai ricevuto la "raccomandata informativa" dell'avvenuto deposito degli atti notificandi presso l'ufficio postale (CAD) così come prescritto dall'art. 8, secondo comma, seconda parte, legge 890/1982; afferma altresì che era onere processuale dell'agenzia fiscale provare il contrario (solo) mediante la produzione in giudizio dell'avviso di ricevimento della (seconda) raccomandata contenente detto avviso, non essendo, pacificamente, ciò avvenuto, poichè l'Ente impositore si è limitato a produrre giudizialmente soltanto l'avviso di ricevimento della "prima raccomandata" (quella contenente l'avviso di accertamento notificando), con l'attestazione dell'agente postale della temporanea assenza della destinataria e dell'avvenuta spedizione della "seconda raccomandata" prescritta dalla specifica disposizione legislativa appena citata.

4. La Sezione Quinta civile con la citata ordinanza interlocutoria sottopone dunque alla valutazione delle Sezioni Unite la questione - che afferma oggetto di contrasto giurisprudenziale interno alla giurisprudenza di legittimità- se sia sufficiente per il giudizio di rituale perfezionamento della procedura notificatoria in esame la prova offerta dall'Agenzia delle entrate (primo avviso di ricevimento con dette attestazioni) oppure necessario, anche ed essenzialmente, che il notificante depositi l'avviso di ricevimento della "raccomandata informativa" (CAD). In effetti, come puntualmente evidenziato dalla Sezione rimettente, si registra un' evoluzione, piuttosto evidente, della giurisprudenza di questa Corte in ordine a tale questione giuridica.

5. Con un primo orientamento, più risalentemente consolidato, si è infatti costantemente affermato che, al fine della prova del perfezionamento della notifica postale "diretta" in caso di assenza temporanea del destinatario, è sufficiente che l'Ente impositore notificante produca in giudizio l'avviso di ricevimento della raccomandata contenente l'atto notificando con l'attestazione di spedizione della CAD (in questo senso, Cass., 2638/2019, 13833/2018, 26945-6242-4043/2017). Tale orientamento -essenzialmente- si fonda sul dato letterale dell'art. 8, quarto comma, legge 890/1982 (nella versione applicabile ratione temporis ossia dopo la modifica operata dall'art. 2, del d.l. 35/2005, ma prima delle modificazioni successivamente operate con l'art. 1, legge 205/2017 e con l'art. 1, legge 145/2018), secondo il quale «La notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al secondo comma ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore», peraltro strettamente collegata/coordinata con la previsione di cui al secondo comma, ultima parte, della disposizione legislativa stessa, secondo il quale, tra i contenuti dell'avviso di ricevimento della CAD, deve esserci obbligatoriamente «l'avvertimento che la notificazione si ha comunque per eseguita trascorsi dieci giorni dalla data del deposito (dell' atto noticando presso l'ufficio postale, n.d.r). In altri termini dalla (doppia) previsione in ordine all' "effetto perfezionativo" della procedura notificatoria de qua, tale giurisprudenza ha tratto il convincimento che a provarne il presupposto fattuale sia appunto sufficiente la, puntuale e specifica, attestazione di spedizione della CAD contenuta nel "primo" avviso di ricevimento riguardante non la CAD stessa, bensì l'atto notificando. Così si è ritrovato il punto di equilibrio nel bilanciamento degli interessi del notificante e del notificatario, dunque, in ultima analisi, tra "conoscenza legale" (conoscibilità) e "conoscenza effettiva" dell'atto notificando.

6. Tuttavia, a partire dalla ordinanza della medesima Sezione Quinta civile n. 5077 del 21 febbraio 2019, secondo un diverso orientamento, al verificarsi della fattispecie concreta in esame (notifica a mezzo posta/assenza temporanea del destinatario ovvero di persone idonee alla ricezione dell'atto notificando), per considerare perfezionata la procedura notificatoria è invece necessario verificare in concreto l'avvenuta ricezione della CAD ed a tal fine il notificante è processualmente onerato della produzione del relativo avviso di ricevimento (nello stesso senso, cfr. Cass., 16601/2019, 6363- 21714-23921-25140-26078/2020; successive difformi, Cass., 33070- 33257/2019, che si richiamano all'altro indirizzo ermeneutico). Tale divergente indirizzo, diffusamente argomentato nella citata pronuncia della Sezione tributaria che lo ha avviato, si confronta con la letteralità della disposizione legislativa applicabile, in particolare con la "previsione di effetto" di cui al quarto comma, ma ne dà una diversa connotazione giuridica, qualificando tale effetto normativo come "provvisorio" e sospensivamente condizionato a detta verifica, da effettuare giudizialmente, sull'avviso di ricevimento della "seconda raccomandata". La necessarietà di tale verifica e dell'onere probatorio correlativo viene fondata sull'interpretazione costituzionalmente orientata e sistematica del dato normativo stesso, a sostegno della quale pone le pronunce della Corte costituzionale n. 346 del 1998, proprio sull'art. 8, legge 890/1982, e n. 10 del 2010, sulla notificazione ex art. 140, cod. proc. civ.

7. Ritiene il Collegio che debba darsi seguito a questo secondo -più recentemente consolidatosi- orientamento giurisprudenziale. Non è infatti dubbio che nel sistema della notificazione postale, in caso di mancata consegna del plico contenente l'atto notificando, la comunicazione di avvenuto deposito abbia un ruolo essenziale al fine di garantire la conoscibilità, intesa come possibilità di conoscenza effettiva, dell'atto notificando stesso. La mera prova della spedizione di tale comunicazione non può dunque considerarsi quale fattispecie giuridica conformativa del fondamento profondo del dictum imperativo del giudice delle leggi (la citata C. cost. 346/1998), con il quale si è dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'originaria formulazione dell'art. 8, quarto comma, legge 890/1982, nella parte in cui non prevedeva che, nella fattispecie concreta in esame ed in quelle assimilabili (rifiuto di ricezione/di firma del registro di consegna; assenza di persone idonee al ritiro) non venisse appunto data la comunicazione stessa e che lo fosse con una "raccomandata con avviso di ricevimento". In particolare alla previsione di questa, particolare e rafforzata, forma di "postalizzazione" della notifica non può assegnarsi un significato pleonasticamente ridondante, ma piuttosto una pregnante direttiva - anche ermeneutica- della Corte costituzionale, peraltro, pur a rilevante distanza di tempo, positivamente normativizzata con il citato art. 2, d.l. 35/2005. D'altro canto, come giustamente sottolineato nella pronuncia "capofila" del nuovo indirizzo interpretativo, tale disciplina adeguatrice -su questo specifico segmento della procedura notificatoria- si differenzia nettamente da quella dell'art. 139, quarto comma, cod. proc. civ. ovvero dell'art. 7, u.c., legge 890/1982, disciplinanti i casi di consegna dell'atto notificando a persona diversa dal destinatario e che in tal caso prevedono che venga spedita a quest'ultimo una raccomandata "semplice" che gli dia notizia dell'avvenuta notificazione dell'atto medesimo. Tale, significativa, differenziazione normativa ha un senso evidente, posto che nei casi di consegna a "persona diversa" vi può essere una ragionevole aspettativa che l'atto notificato venga effettivamente conosciuto dal destinatario, trattandosi di persone (famigliari, addetti alla casa, personale di servizio, portiere, dipendente, addetto alla ricezione) che hanno con lo stesso un rapporto che il legislatore riconosce come astrattamente idoneo a questo fine ed è per questo che ha prescelto una forma di comunicazione dell'avvenuta consegna garantita, ma semplificata.

Diversamente nel caso dell'art. 8, legge 890/1982 (e dell'art. 140, cod. proc. civ.), non si realizza alcuna consegna, ma solo il deposito dell'atto notificando presso l'ufficio postale (ovvero nella notifica codicistica presso la Casa comunale). Ed è per tale, essenziale ragione, che la legge, con maggiore rigore, prevede che di tale adempimento venga data comunicazione dall'agente notificatore al destinatario, del tutto ignaro della notifica, secondo due distinte e concorrenti modalità: l' affissione dell'avviso di deposito nel luogo della notifica (immissione in cassetta postale) ed appunto la spedizione di lettera raccomandata con avviso di ricevimento.

Peraltro, riprendendo il filo dell'interpretazione costituzionalmente orientata che si va illustrando, in detta sentenza della Corte costituzionale vi è tuttavia in nuce un ulteriore argomento che va valorizzato, consistente nella comparazione della procedura notificatoria in questione con quella, pur sempre basata sull'identico presupposto fattuale della c.d. "irreperibilità relativa" del destinatario (e fattispecie assimilate), disciplinata all'art. 140, cod. proc. civ., tra le modalità delle notifiche curate direttamente dall'ufficiale giudiziario. Ed in effetti il pendant logico-giuridico tra le due procedure notificatorie, a causa della loro evidente analogia, risulta piuttosto chiaro e porta senz'altro ad utilizzare la seconda (art. 140, cod. proc. civ.) quale tertium comparationis, secondo una consolidata tecnica di valutazione delle questioni di costituzionalità, sotto il profilo della ragionevolezza. Di conseguenza viene inevitabilmente in considerazione un' altra successiva pronuncia di illegittimità costituzionale (C. cost., sent. n. 3/2010) appunto dell'art. 140, cod. proc. civ., nella parte in cui prevede(va) il perfezionamento della notifica non effettuata a causa di "irreperibilità o rifiuto di ricevere" del destinatario (e delle persone addette alla casa) sul presupposto della sola spedizione della "raccomandata informativa" dell'avvenuto deposito dell'atto notificando (presso la Casa comunale), invece che con il ricevimento della stessa ovvero con il decorso di 10 giorni dalla sua spedizione. Orbene, risulta consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, nel caso di notifica, anche di atti impositivi tributari, da parte dell'ufficiale giudiziario ai sensi di detta disposizione del codice di rito, che la prova del perfezionamento del procedimento notificatorio deve essere data, appunto, mediante la produzione giudiziale dell'avviso di ricevimento della "raccomandata informativa" (cfr. Cass., n. 25985 del 10/12/2014, Rv. 633554 - 01; n. 21132 del 02/10/2009, Rv. 609852 - 01; per la cartella di pagamento, anche a seguito di C. cost. 258/2012, cfr. altresì Cass., n. 9782/2018; v. per argomenti nello stesso senso Cass., Sez. U, 627/2008). Pur nella diversità delle due modalità notificatorie in parte qua ossia in relazione alla spedizione della CAD -quella codicistica attuata dall'ufficiale giudiziario con il concorso dell'agente postale, quella postale attuata esclusivamente da quest'ultimo- non può che ravvisarsi un'unica ratio legis che è quella -profondamente fondata sui principi costituzionali di azione e difesa (art. 24, Cost.) e di parità delle parti del processo (art. 111, secondo comma , Cost.)- di dare al notificatario una ragionevole possibilità di conoscenza della pendenza della notifica di un atto impositivo o comunque di quelli previsti dall'art. 1, legge 890/1982 (atti giudiziari civili, amministrativi e penali). Solo in questi termini può dunque trovarsi quel punto di equilibrio tra le esigenze del notificante e quelle del notificatario, peraltro trattandosi di un onere probatorio processuale tutt'affatto vessatorio e problematico, consistendo nel deposito di un atto facilmente acquisibile da parte del soggetto attivo del sub-procedimento.

Va quindi affermato che solo dall'esame concreto di tale atto il giudice del merito e, qualora si tratti di atto processuale, (se del caso) anche il giudice di legittimità, può desumere la "sorte" della spedizione della "raccomandata informativa", quindi, in ultima analisi, esprimere un - ragionevole e fondato- giudizio sulla sua ricezione, effettiva o almeno "legale" (intesa come facoltà di conoscere l'avviso spedito e quindi tramite lo stesso l'atto non potuto notificare), della raccomandata medesima da parte del destinatario. In termini generali bisogna dunque ritenere che la produzione dell'avviso di ricevimento della CAD costituisce l'indefettibile prova di un presupposto implicito dell'effetto di perfezionamento della procedura notificatoria secondo le citate previsioni dell'art. 8, quarto e secondo comma, legge 890/982, che, qualora ritenuta giudizialmente raggiunta, trasforma tale effetto da "provvisorio" a "definitivo". Il che corrisponde alla configurazione strutturale, perfettamente aderente al dettato normativo de quo, di una fattispecie subprocedimentale a formazione progressiva, secondo un'interpretazione conforme a Costituzione nei richiamati principi.

8. In conclusione sul punto, va formulato il seguente principio di diritto: «In tema di notifica di un atto impositivo ovvero processuale tramite il servizio postale secondo le previsioni della legge 890/1982, qualora l'atto notificando non venga consegnato al destinatario per rifiuto a riceverlo ovvero per temporanea assenza del destinatario stesso ovvero per assenza/inidoneità di altre persone a riceverlo, la prova del perfezionamento della procedura notificatoria può essere data dal notificante esclusivamente mediante la produzione giudiziale dell'avviso di ricevimento della raccomandata che comunica l' avvenuto deposito dell'atto notificando presso l'ufficio postale (c.d. CAD), non essendo a tal fine sufficiente la prova dell'avvenuta spedizione della raccomandata medesima». Essendo del tutto pacifico che nel caso in esame la notificante Agenzia delle entrate non ha assolto all'onere probatorio in questione in tali termini configurato, devono pertanto affermarsi fondate sia l'eccezione di invalidità della notificazione degli avvisi di accertamento prodromici alla cartella esattoriale impugnata sia la correlata eccezione di invalidità conseguenziale di tale atto della riscossione; quindi in ultima analisi deve sancirsi la fondatezza del profilo della censura in oggetto che le ripropone in forma di critica alla difforme pronuncia, ancorchè implicita, del giudice tributario di appello.

9. In conclusione, vanno accolti il secondo ed il terzo motivo del ricorso, va rigettato il primo, la sentenza impugnata va cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, decidendo nel merito deve essere accolto il ricorso introduttivo della lite. Tenuto conto della complessità delle questioni trattate in particolare in relazione al secondo motivo, le spese del processo possono essere compensate.

 

PQM

 

La Corte accoglie il secondo ed il terzo motivo del ricorso, rigetta il primo motivo, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo della lite; compensa integralmente le spese tra le parti. Cosi deciso in Roma, 23 febbraio 2021

Il Presidente

Print

Corte di Cassazione n. 28741/2018 – Agenzia delle Entrate Riscossione – Costituzione formale in giudizio – Difesa da parte di Avvocati del libero Foro – Condizioni – 09.11.2018

Written by claps carlo on . Posted in Speciale Fermo Amministrativo ed Ipoteche

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha affermato che l'Agenzia delle Entrate Riscossione, quale successore “ope legis” di Equitalia, ove si limiti a subentrare a quest'ultima negli effetti di un rapporto processuale pendente, senza formale costituzione in giudizio, può validamente avvalersi dell'attività difensiva espletata da avvocato del libero foro già designato da Equitalia secondo la disciplina previgente; qualora, invece, si costituisca in un nuovo giudizio ovvero anche in un giudizio pendente, deve avvalersi del patrocinio dell'Avvocatura dello Stato a pena di nullità del mandato difensivo, salvo che alleghi le fonti del potere di rappresentanza ed assistenza dell'avvocato del libero foro prescelto, fonti che vanno congiuntamente individuate sia in un atto organizzativo generale contenente gli spefici criteri legittimanti il ricorso ad avvocati del libero foro, sia in apposita motiva deliberazione, da sottoporre agli organi di vigilanza, la quale indichi le ragioni che, nel caso concreto, giustificano tale ricorso alternativo.

Dettagliatamente, il giudice di legittimità ha enunciato i seguenti principi di diritto:

“- l'estinzione ope legis delle società del gruppo Equitalia ai sensi dell'art.1 d.l. 193/16, conv.in I. 225/16 non determina interruzione dei processi pendenti né necessità di costituzione in giudizio del nuovo ente Agenzia delle Entrate Riscossione;

- qualora il nuovo ente Agenzia delle entrate Riscossione si limiti a subentrare ex lege negli effetti del rapporto processuale pendente al momento della sua istituzione, senza formale costituzione in giudizio, esso può validamente avvalersi dell'attività difensiva espletata da avvocato del libero foro già designato da Equitalia secondo la disciplina previgente;

- qualora invece il nuovo ente Agenzia delle entrate-Riscossione si costituisca, in nuovo giudizio ovvero anche in giudizio pendente, con il patrocinio di avvocato del libero foro, sussiste per esso l'onere, pena la nullità del mandato difensivo e dell'atto di costituzione su di esso basato, di indicare ed allegare le fonti del potere di rappresentanza ed assistenza di quest'ultimo in alternativa al patrocinio per regola generale esercitato, salvo conflitto di interessi, dall'avvocatura dello Stato;

- tali fonti vanno congiuntamente individuate sia in atto organizzativo generale contenente gli specifici criteri legittimanti il ricorso ad avvocati del libero foro (art.1, co.5^ ed 8^ d. I. 193/16, conv.in I. 225/16), sia in apposita motivata deliberazione, da sottoporre agli organi di vigilanza, che indichi le ragioni che, nella concretezza del caso, giustificano tale ricorso alternativo (art. 43 r. d. n. 1611 del 1933, come modificato dall'art. 11 1.103/79)”.

CORTE DI CASSAZIONE

5 SEZIONE CIVILE

ORDINANZA N. 28741 DEL 09/11/2018

 

Presidente: CHINDEMI DOMENICO

Relatore: STALLA GIACOMO MARIA

Data di pubblicazione: 09/11/2018

 

ORDINANZA

sul ricorso 9342-2013 proposto da: B. L. N., elettivamente domiciliato in ROMA , presso lo studio dell'avvocato P. C., che lo rappresenta e difende; - ricorrente -

 

contro

 

EQUITALIA SUD SPA, elettivamente domiciliato in ROMA ….. 12-B, presso lo studio dell'avvocato Z. V., che lo rappresenta e difende; - controricorrente -

 

 nonché contro

 

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI ROMA l in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende; - resistente con atto di costituzione -

avverso la sentenza n. 15/2012 della COMM.TRIB.REG. di ROMA, depositata il 20/02/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 23/10/2018 dal Consigliere Dott. GIACOMO MARIA STALLA;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. S. D. C. che ha chiesto l'accoglimento del ricorso.

 

Rilevato che:

§ 1. N. B. L. propone due motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 15/10/2012 del 20 febbraio 2012, con la quale la commissione tributaria regionale Lazio, in riforma della prima decisione, ha ritenuto inammissibile l'impugnativa da lui proposta contro l'atto di intimazione di pagamento (per Irpef 1995 ed altro) notificatogli il 5 dicembre 2007 da Equitalia Gerit spa (poi Equitalia Sud spa).

La commissione tributaria regionale, in particolare, ha rilevato che: - l'agente per la riscossione, contumace in primo grado ma costituitosi in appello, aveva in tal sede fornito la prova della regolare notificazione al B. della cartella di pagamento in questione, a mani di persona qualificatasi quale 'addetta alla casa', il 21 gennaio 2003; - a seguito della mancata tempestiva impugnazione di tale cartella, la pretesa impositiva doveva ritenersi ormai consolidata, con conseguente legittimità dell'intimazione di pagamento successivamente notificatagli ex articolo 50 d.P.R.602/73; - per effetto di tale consolidamento, quest'ultimo atto poteva essere impugnato esclusivamente per vizi suoi propri e non, come accaduto nella specie, per questioni concernenti il fondamento del credito. Equitalia Sud spa ha depositato controricorso, mentre l'agenzia delle entrate ha dichiarato di costituirsi al solo fine dell'eventuale discussione.

Il contribuente ha depositato memoria.

§ 2.1 In data 8 ottobre 2018 si è costituita in giudizio 'Agenzia delle Entrate-Riscossione' in veste di ente pubblico economico successore universale di Equitalia, ex art.1, 3^ co., d.l. 193/16 conv.inI. 225/16.

La costituzione è avvenuta - in base all'allegata procura alle liti, autenticata il 19.12.14 e rilasciata dall'allora direttore generale di Equitalia Sud spa - con nomina di nuovo difensore in persona dell'avv. Z. V. del foro di Roma, a seguito del decesso, in data 29.12.13, del precedente (unico) difensore di Equitalia Sud, l'avv. R. Z. di Roma.

§ 2.2 Si ravvisa preliminarmente l'invalidità dell'atto di costtuzione così depositato, di cui non potrà pertanto tenersi conto né ai fini delle istanze e deduzioni in esso contenute (peraltro di mero richiamo alle già svolte  difese), né ai fini della liquidazione delle spese di lite ad esso partitamente riferibili.

Com'è noto, il citato d.l. 193/16, conv.in I. 225/16, ha disposto (art.1, 1^ co.) la soppressione di Equitalia a far data dal 1^ luglio 2017, mediante cancellazione d'ufficio dal registro delle imprese ed estinzione ope legis delle società del relativo gruppo svolgenti attività di riscossione nazionale. Funzione, quest'ultima, che è stata contestualmente assegnata (2^ co.) all'agenzia delle entrate, la quale la esercita tramite la neo-costituita 'Agenzia delle entrate-Riscossione'; ente pubblico economico di natura strumentale, e sottoposto al costante monitoraggio dell'agenzia delle entrate nonché all'indirizzo ed alla vigilanza del Ministro dell'economia e delle finanze (3^ co.).

Al fine di garantire la continuita' e la funzionalita' delle attivita' di riscossione, viene espressamente previsto (3^ co.) che "l'ente subentra, a titolo universale, nei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, delle societa' del Gruppo Equitalia di cui al comma 1".

Quanto alla difesa in giudizio, è previsto (8" co.) che: "L'ente e' autorizzato ad avvalersi del patrocinio dell'Avvocatura dello Stato ai sensi dell'articolo 43 del testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato e sull'ordinamento dell'Avvocatura dello Stato, di cui al regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611, fatte salve le ipotesi di conflitto e comunque su base convenzionale".

Viene altresì stabilito che il nuovo ente possa anche avvalersi di avvocati del libero foro, "sulla base di specifici criteri definiti negli atti di carattere generale deliberati ai sensi del comma 5 del presente articolo", e secondo i parametri selettivi di affidamento di cui al d.lgs.50/16 ('Codice dei contratti pubblici').

Si prevede inoltre che: - l'ente possa "avvalersi ed essere rappresentato, davanti al tribunale e al giudice di pace, da propri dipendenti delegati, che possono stare in giudizio personalmente"; - "ove vengano in rilievo questioni di massima o aventi notevoli riflessi economici", l'Avvocatura dello Stato, sentito l'ente, possa in ogni caso "assumere direttamente la trattazione della causa"; - continui ad applicarsi, quanto a capacità processuale, l'articolo 11, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, concernente la costituzione in giudizio 'diretta' avanti alle commissioni tributarie.

L'indicazione legislativa di fondo è dunque nel segno della continuità sostanziale e processuale dei rapporti già facenti capo alle società di riscossione estinte; continuità garantita mediante la previsione della successione a titolo universale del nuovo ente in tutte le posizioni attive e passive del gruppo Equitalia.

Per quanto concerne, in particolare, i rapporti processuali, la nuova disciplina è già stata vagliata da questa corte di legittimità, la quale ha escluso che, per effetto della soppressione di Equitalia, si determini l'interruzione dei giudizi pendenti; giudizi che, al contrario, proseguono senza soluzione di continuità nei confronti dell'ente successore.

Ha osservato Cass. ord. 15869/18 che: "in tema di riscossione dei tributi, per effetto della cancellazione d'ufficio delle società del gruppo Equitalia dal registro delle imprese, a decorrere dalla data del 1° luglio 2017, in virtù dell'art. 1, comma 1, del d.l. n. 193 del 2016, conv. nella I. n. 225 del 2016, la successione a titolo universale, prevista dal comma 3 di tale disposizione, in favore dell'Agenzia delle Entrate-riscossione, non costituisce successione nel processo ai sensi dell'art. 110 c.p.c., bensì successione nei rapporti giuridici controversi ex art. 111 c.p.c., poiché, in ragione del "venir meno" della parte, è stato individuato sul piano normativo il soggetto giuridico destinatario del trasferimento delle funzioni precedentemente attribuite alla stessa, sicché i giudizi pendenti proseguono, con il subentro del successore, senza necessità di interruzione".

Soluzione, questa, che - come anche evidenziato nella decisione in esame - non è nuova all'ordinamento, trovando diretti ed analoghi precedenti nel trapasso di funzioni sia dal ministero delle finanze alle agenzie fiscali ex art. 57 d.lgs. 300/99 (Cass. SSUU 3116/06, sul fatto che la successione operi tanto sulla legittimazione 'ad causam' quanto su quella 'ad processum'; Cass. 1925/08), sia dalle preesistenti concessionarie per la riscossione alla stessa Equitalia spa ex art. 3 d.l. 203/05 conv.in I. 248/05 (Cass. 7318/14, la quale ha anch'essa ricondotto il fenomeno successorio, sul piano processuale, all'art.111, e non all'art.110 cod.proc.civ.).

Se specificamente riferita alla pendenza del giudizio di cassazione, poi, la soluzione in chiave di continuità del processo trova ulteriore conferma, oltre che sotto il già evidenziato profilo della successione nel rapporto sostanziale controverso ex articolo 111 cod.proc.civ., anche nella stessa struttura ufficiosa del processo di legittimità e nella correlata inapplicabilità ad esso dell'istituto dell'interruzione ex artt.299 segg.cpc (Cass.nn. 7477/17; 19864/17; 1757/16; 24635/15 ed innumerevoli altre).

Orbene, l'affermata continuità del rapporto processuale esplica effetto — nei limiti che si diranno - anche in ordine al mandato difensivo.

Appurato che il giudizio pendente alla data di estinzione della 'parte processuale' Equitalia può ciò nondimeno proseguire - senza interruzione e senza necessità di costituzione del nuovo ente - fino all'emanazione di una sentenza destinata a produrre effetti diretti nei confronti di quest'ultimo, è da ritenere che anche il mandato difensivo originariamente attribuito da Equitalia si mantenga parimenti valido ed efficace anche nei confronti dell'ente subentrato ex lege nel giudizio pendente; ma ciò, ben inteso, solo nell'ipotesi in cui quest'ultimo non intenda - per valutazione discrezionale od a seguito, come nella specie, di un particolare evento del processo - costituirsi in giudizio per l'espletamento di ulteriore attività difensiva con ministero di avvocato.

Nel caso di mancata costituzione in giudizio del nuovo ente, infatti, la non estensione (anche) al mandato difensivo della regola di successione universale nei rapporti giuridici pregressi già instaurati da Equitalia risulterebbe, in definitiva, contraria alla stessa ratio legislativa volta ad assicurare, nell'interesse pubblico sotteso alla materia, la ordinaria stabilità dei rapporti processuali in funzione della massima fluidità dell'azione di riscossione (intendimento di cui è espressione anche la regola del trasferimento automatico al nuovo ente del personale dipendente dell'ente disciolto: co.9^, art.1 cit.).

§ 2.3 Aspetti di cesura si riscontrano invece nelle diverse fattispecie di diretta instaurazione del giudizio, o di un grado di esso, da o nei confronti del nuovo ente; ed anche, come anticipato, di nuova costituzione di quest'ultimo in giudizi già pendenti al momento della soppressione di Equitalia.

Si tratta di situazioni nelle quali non possono non rilevare, a contemperamento della regola di continuità, le nuove prescrizioni di legge (applicabili con il canone del tempus regit actum) secondo cui Agenzia delle entrate Riscossione - qualora non ritenga, nei gradi e nelle sedi processuali in cui ciò è consentito, di costituirsi 'in proprio' con dipendenti delegati - può avvalersi dell'assistenza dell'avvocatura dello Stato, ed anche, ma soltanto in presenza di determinate condizioni, di 'avvocati del libero foro'.

La diretta derivazione statuale dell'attività di riscossione, la dichiarata posizione di strumentalità nella quale il nuovo ente pubblico, dismessa la veste di spa, si colloca rispetto all'agenzia delle entrate (della cui natura giuridica, pur in assenza di rapporto organico, partecipa), il generalizzato recepimento del RD 1611/1933 sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato e sull'ordinamento dell'avvocatura dello Stato costituiscono - tutti - fattori denotanti la volontà legislativa di instaurare, nell'alternativa tra difesa tramite avvocatura dello Stato e difesa tramite avvocati del libero foro, una relazione che non è di indifferenza, ma di regola-eccezione.

Un primo elemento in questa direzione può trarsi dal fatto che, come detto, l'affidamento dell'incarico difensivo ad avvocati del libero foro non è puramente discrezionale, ma sottoposto ad una serie di condizioni riconducibili, da un lato, ai criteri di selezione di cui al 'codice dei contratti pubblici' e soprattutto, dall'altro, agli "specifici criteri definiti negli atti di carattere generale deliberati ai sensi del comma 5 del presente articolo" (art.1, co. 8^, d.l. 193/16 in esame); vale a dire, nello statuto ed in quegli atti appunto di carattere generale, di competenza del comitato di gestione, "che disciplinano l'organizzazione e il funzionamento dell'ente". Va sottolineato, da un lato, come il carattere 'generale' dell'atto non confligga con la natura 'specifica' che debbono invece rivestire i criteri legittimanti il ricorso ad avvocati del libero foro; e, dall'altro, come prima dei criteri di selezione dell'avvocato (intendendosi per tali quelli concernenti il profilo strettamente personale e professionale di questi), venga in considerazione proprio la preventiva puntuale descrizione dei casi di accesso al patrocinio del libero foro in alternativa a quello dell'avvocatura dello Stato.

Un secondo elemento interpretativo, nel senso indicato, si evince proprio da uno di questi atti generali; segnatamente il 'Regolamento di amministrazione' di Agenzia delle entrate-Riscossione deliberato dal Comitato di Gestione il 26 marzo 2018, ed approvato dal Ministero dell'economia e delle finanze il 19 maggio 2018. Nel disciplinare l'aspetto del controllo e patrocinio legale, il regolamento (art.4) rimarca la sottoposizione dell'ente al controllo della corte dei conti e, dopo aver ribadito che esso "si avvale" (regola) del patrocinio dell'avvocatura dello Stato ex art.43 RD 1611/1933, stabilisce che l'ente stesso possa "continuare ad avvalersi di avvocati del libero foro", ma soltanto "in via residuale" e "nei casi in cui l'avvocatura di Stato non ne assuma il patrocinio" (eccezione), secondo le modalità operative concordate con apposita convenzione.

Un terzo elemento è poi rinvenibile nel raccordo stesso con il richiamato art.43 RD 1611/1933 cit., ed in quanto su di esso osservato - in fattispecie di mandato difensivo rilasciato da Università statale, ma con considerazioni ricostruttive di più ampia portata - da SSUU 24876/17; secondo cui, ai sensi di questa disposizione (come modificata dall'art. 11 della 1.103/79), la facoltà di derogare, "in casi speciali" al "patrocinio autorizzato" spettante per legge, "in via organica ed esclusiva", all'avvocatura dello Stato (il cui ambito di intervento è andato, nel tempo, ampliandosi, "sia per i rilevanti vantaggi sul piano economico che conseguono all'affidamento del patrocinio all'Avvocatura dello Stato sia per l'omogeneità e l'uniformità degli indirizzi defensionali che l'avvocatura dello Stato è in grado di assicurare") ha appunto carattere eccezionale, ed è subordinata, pena la nullità del mandato difensivo, all'adozione di una specifica e motivata deliberazione dell'organo amministrativo dell'ente da sottoporre agli organi di vigilanza per il controllo di legittimità.

§ 2.4 Nulla di tutto questo è dato qui riscontrare.

Agenzia delle entrate-Riscossione si è infatti oggi costituita in giudizio con nuovo difensore, facendo valere una procura alle liti rilasciata da Equitalia Sud, secondo la normativa allora vigente, ad avvocato del libero foro.

Dall'atto di costituzione in giudizio del nuovo difensore non si desume elemento alcuno sul fondamento - a fronte del radicalmente mutato contesto normativo - di quest'ultima investitura; la quale, per inciso, parrebbe preclusa, per il giudizio di cassazione, anche dal regime convenzionale richiamato dalla legge e dal citato Regolamento di Amministrazione (v. § 3.4.1 del Protocollo d'Intesa 22 giugno 2017, intercorso tra l'avvocatura dello Stato ed il commissario straordinario per l'istituzione di Agenzia delle entrate-Riscossione).

Segnatamente, non vengono indicati né l'atto organizzativo generale del nuovo ente contenente gli specifici criteri legittimanti il ricorso ad avvocati del libero foro, né la specifica e motivata deliberazione del nuovo ente che indichi (così da renderle controllabili da parte degli organi di vigilanza) le ragioni che, nella concretezza del caso, giustificherebbero tale ricorso in alternativa alla regola generale dell'assistenza da parte dell'avvocatura dello Stato.

Queste mancanze, come anticipato, non possono che comportare la nullità del mandato difensivo, e della relativa costituzione in giudizio del nuovo difensore, per contrarietà a disciplina imperativa. Ciò sulla base, ricapitolando, dei seguenti principi di diritto:

"- l'estinzione ope legis delle società del gruppo Equitalia ai sensi dell'art.1 d.l. 193/16, conv.in I. 225/16 non determina interruzione dei processi pendenti né necessità di costituzione in giudizio del nuovo ente Agenzia delle Entrate Riscossione;

- qualora il nuovo ente Agenzia delle entrate Riscossione si limiti a subentrare ex lege negli effetti del rapporto processuale pendente al momento della sua istituzione, senza formale costituzione in giudizio, esso può validamente avvalersi dell'attività difensiva espletata da avvocato del libero foro già designato da Equitalia secondo la disciplina previgente;

- qualora invece il nuovo ente Agenzia delle entrate-Riscossione si costituisca, in nuovo giudizio ovvero anche in giudizio pendente, con il patrocinio di avvocato del libero foro, sussiste per esso l'onere, pena la nullità del mandato difensivo e dell'atto di costituzione su di esso basato, di indicare ed allegare le fonti del potere di rappresentanza ed assistenza di quest'ultimo in alternativa al patrocinio per regola generale esercitato, salvo conflitto di interessi, dall'avvocatura dello Stato;

- tali fonti vanno congiuntamente individuate sia in atto organizzativo generale contenente gli specifici criteri legittimanti il ricorso ad avvocati del libero foro (art.1, co.5^ ed 8^ d. I. 193/16, conv.in I. 225/16), sia in apposita motivata deliberazione, da sottoporre agli organi di vigilanza, che indichi le ragioni che, nella concretezza del caso, giustificano tale ricorso alternativo (art. 43 r. d. n. 1611 del 1933, come modificato dall'art. 11 1.103/79)."

Vale ancora osservare, da ultimo, come la conclusione della invalidità della costituzione in giudizio così operata, nel presente processo, da Agenzia delle entrate-Riscossione non potrebbe essere evitata con l'assegnazione di un termine di regolarizzazione ex art.182 cod.proc.civ., dal momento che quest'ultima disposizione opera esclusivamente nell'ambito della fase istruttoria dei gradi di merito, non anche nel giudizio di cassazione. Il che è stato di recente riaffermato (anche con riguardo alle implicazioni CEDU del problema) dalle SSUU con sentenza n.10266/18, secondo cui: "va esclusa l'operatività, nel giudizio di legittimità, del rimedio della sanatoria postuma del difetto di procura, introdotta con la novella del 2009 dell'art. 182 cod. proc. civ.. La disposizione trova applicazione circoscritta al giudizio di merito, in difetto nel giudizio di legittimità di previsione analoga all'art. 359 cod. proc. civ. per il giudizio di appello e in presenza, invece, di una disciplina peculiare che presidia in modo esaustivo e rigoroso (artt. 365, 366 n. 5, 369 n. 3 cod. proc. civ.) l'attribuzione e l'anteriorità del potere di rappresentanza processuale davanti alla Corte di cassazione. Il che è coerente coi fondamentali principi di officiosità, celerità e massima concentrazione del giudizio di ultima istanza (Cass., 28/11/2017, n. 28449; 26/06/2017, n. 15895; 06/10/2016, n. 20016; 26/11/2017, n. 27519)."

§ 3.1 Con il primo motivo di ricorso il B. lamenta violazione degli articoli 23, 54 e 57 d.lgs. 546/92. Per avere la commissione tributaria regionale accolto l'eccezione di inammissibilità del ricorso introduttivo, nonostante che quest'ultima fosse stata proposta da Equitalia per la prima volta in appello, e senza la formulazione di appello incidentale avverso la decisione con la quale il primo giudice aveva invece ritenuto ammissibile il ricorso per difetto di prova della regolare notificazione della cartella.

§ 3.2 Il motivo è infondato.

In base all'articolo 57 d.lgs. 546/92, nel giudizio di appello non possono proporsi domande nuove, né nuove eccezioni che non siano rilevabili anche d'ufficio.

Nel caso di specie non si riscontrano i presupposti di operatività di tali limitazioni.

Va infatti considerato che l'eccezione di inammissibilità del ricorso introduttivo del contribuente avverso l'atto di intimazione (per mancata pregressa impugnazione della cartella) non era affatto stata opposta per la prima volta in appello. Al contrario, essa aveva costituito oggetto già del contraddittorio di primo grado, all'esito del quale la commissione tributaria provinciale ne aveva infatti affermato l'infondatezza sotto il profilo della mancata prova della regolare notificazione dell'atto prodromico (cartella) non impugnato, con consequenziale ammissibilità dell'impugnazione dell'atto di intimazione, assunto quale primo atto di conoscenza della pretesa impositiva.

La decisione così resa dal primo giudice, lungi dall'essere passata in giudicato, era stata impugnata con atto di appello dell'agenzia delle entrate la quale aveva, tra il resto, censurato la prima decisione deducendo la regolarità della procedura seguita. A riscontro di tale posizione, intervenne quindi la costituzione in appello dell'agente per la riscossione (rimasto contumace in primo grado), il quale produsse in giudizio (come consentitogli dal secondo comma dell'articolo 58 d.lgs. 546/92) la prova documentale dell'avvenuta regolare notificazione al B. della cartella di pagamento (quella stessa di cui il primo giudice aveva rilevato la mancanza).

Non può dunque dirsi che il giudice di appello, ritualmente investito del gravame sul punto, si sia pronunciato - nel ritenere inammissibile il ricorso introduttivo del contribuente - su domanda, ovvero eccezione, nuova; e nemmeno che egli abbia deciso sulla base di prove inammissibilmente dedotte, e volte ad introdurre in giudizio fatti costitutivi nuovi.

Va d'altra parte considerato che la deduzione in oggetto, concernente la sussistenza di una condizione di ammissibilità della domanda ex art.19 d.lgs. 546/92, riproponeva avanti al giudice del gravame non già una eccezione in senso stretto, bensì una questione suscettibile di essere rilevata anche d'ufficio; e ciò indipendentemente dalla formulazione di appello principale ovvero incidentale (in quanto successivo) da parte dell'esattore.

§ 4.1 Con il secondo motivo di ricorso il B. deduce violazione degli articoli 19 d.lgs. 546/92 e 50 d.P.R.602/73. Per avere la commissione tributaria regionale ritenuto inammissibile l'impugnazione contro l'atto di intimazione di pagamento ex articolo 50 cit. in quanto non rientrante tra gli atti previsti dall'articolo 19 cit., nonostante che quest'ultima disposizione dovesse essere interpretata estensivamente, e che l'atto in esame avesse natura sostanzialmente impositiva.

§ 4.2 II motivo è infondato.

Ferma restando, in linea di principio, l'ammissibilità di una lettura estensiva e non tassativa del novero degli atti impugnabili ex articolo 19 cit. (v.Cass. 14675/16, 26129/17 ed innumerevoli altre, sulla facoltà di impugnazione anche di atti impositivi atipici, perché non espressamente indicati nell'articolo 19 d.lgs. 546/92) nel caso concreto va fatta applicazione di quanto stabilito dal terzo comma di questa disposizione; secondo cui è consentita l'impugnazione unitaria di atti autonomamente impugnabili adottati prima dell'atto notificato, ma solo se tali atti (c.d. prodronnici) non siano stati precedentemente notificati.

Quest'ultima regola è stata ritenuta applicabile anche con riguardo alla sequenza notificatoria cartella/avviso di mora (SSUU 16412/07), ma pur sempre in una fattispecie nella quale la cartella non era stata previamente notificata.

Sennonchè, nel caso qui in esame il giudice di appello - all'opposto - ha ritenuto dimostrata la regolare notificazione al B. della prodromica cartella di pagamento, con la sua conseguente definitività in quanto non impugnata autonomamente, né impugnabile in una con l'intimazione.

Da ciò il giudice di appello ha dunque tratto corretto convincimento del fatto che, nella presente sede processuale, il B. potesse legittimamente dedurre soltanto vizi propri dell'atto di intimazione ex art.50 d.P.R.602/73 (circostanza non verificatasi), non anche profili di merito di asserita infondatezza di una pretesa impositiva ormai intangibile.

Il ricorso va dunque rigettato.

Il ricorrente dovrà rifondere le spese di lite a favore di Equitalia (limitatamente al controricorso), non anche di agenzia delle entrate, non avendo quest'ultima svolto attività processuale alcuna.

Pqm

La Corte

–   rigetta il ricorso;

–   condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione a favore di Equitalia, che liquida in euro 5.600,00, oltre rimborso forfettario spese generali ed accessori di legge;

–   v.to l'art. 13, comma 1 quater, D.P.R. n. 115 del 2002, come modificato dalla L. n. 228 del 2012;

–   dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso nella camera di consiglio della quinta sezione civile in data 23 ottobre 201

Print

Corte di Cassazione n. 28528/2018 – opposizione a preavviso di fermo amministrativo – rito ordinario di cognizione – atto introduttivo va notificato presso Avvocatura - 08/11/2018

Written by claps carlo on . Posted in Speciale Fermo Amministrativo ed Ipoteche

La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha affermato il principio di diritto secondo cui “l'impugnazione del preavviso di fermo amministrativo previsto dall'art. 86 del d.P.R. n. 602 del 1973, avendo natura di ordinaria azione di accertamento negativo della pretesa creditoria, segue le regole generali del rito ordinario di cognizione, con la conseguenza che ad essa è applicabile la previsione di cui al combinato disposto dell'art. 144, primo comma, cod. proc. civ. e dell'art. 11, primo comma, del r.d. n. 1611 del 1933, in forza del quale l'atto introduttivo del giudizio nei confronti di un'amministrazione dello Stato deve essere notificato presso l'ufficio dell'Avvocatura dello Stato nel cui distretto ha sede l'autorità giudiziaria competente, con esclusione della deroga prevista dagli artt. 6, comma 9, e 7, comma 8, del d.lgs. n. 150 del 2011, valevole solamente per í giudizi di opposizione ad ordinanza-ingiunzione e di opposizione al verbale di accertamento di violazione del codice della strada”. Nel caso di specie, la notificazione dell'atto di opposizione ex art. 615 c.p.c. avverso il provvedimento di fermo amministrativo relativo a sanzioni per violazioni al Codice della Strada è stata eseguita direttamente all'Amministrazione dello Stato e non presso l'Avvocatura distrettuale dello Stato, con conseguente nullità della medesima. Infatti, l'art. 11, primo comma, del r.d. n. 1611 del 1933, prevede espressamente che «tutte le citazioni, i ricorsi e qualsiasi atto di opposizione giudiziale, devono essere notificati alle Amministrazioni dello Stato presso l'ufficio dell'Avvocatura dello Stato nel cui distretto ha sede l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale è portata la causa, nella persona del Ministro competente»; il successivo secondo comma aggiunge: «ogni altro atto giudiziale e le sentenze devono essere notificati presso l'ufficio dell'Avvocatura dello Stato nel cui distretto ha sede l'autorità giudiziaria presso cui pende la causa o che ha pronunciato la sentenza».  La nullità è suscettibile di rinnovazione ai sensi dell'art. 291 c.p.c., ovvero di sanatoria, mediante la costituzione dell'amministrazione, che non si è verificata nella vicenda in esame. La Corte dopo aver individuato, in modo irreprensibile, nell'alveo dei giudizi oppositivi regolati dagli artt. 6 e 7 del d.lgs. n. 150 del 2011 (giudizi di opposizione a ordinanza-ingiunzione e a sanzione amministrativa) le deroghe alla regola generale posta dall'art. 11, comma 1, del r.d. n. 1611 del 1933, ne ha escluso l'applicabilità nel caso in esame. Al riguardo, la Corte ha affermato che “poiché l'azione dell'impugnazione del preavviso di fermo deve essere qualificata come azione di accertamento negativo, e non già quale opposizione ad ordinanza-ingiunzione, la stessa non è inquadrabile nell'alveo degli artt. 6 e 7 del d.lgs. n. 150 del 2011. Poiché la deroga all'art. 11, primo comma, del r.d. n. 1611 del 1933 è prevista dalla legge solamente per tale specie di giudizi oppositivi, l'impugnazione del preavviso di fermo amministrativo, per qualsiasi ragione sia stata proposta, resta soggetta alla regola generale di cui all'art. 144, primo comma, cod. proc. Civ.”.La Corte di Cassazione a sezioni unite ha, infine, ribadito quanto gia detto in precedenza, stabilendo che il preavviso di fermo amministrativo è «impugnabile secondo le regole del rito ordinario di cognizione», trattandosi di un'azione di accertamento negativo, la cui natura «resta ferma, pertanto, sia che l'accertamento si estenda al merito della pretesa creditoria, sia che riguardi l'esistenza del diritto dell'agente di procedere alla iscrizione, sia che si contesti l'iscrizione di fermo dal punto di vista della regolarità formale dell'atto».

 

CORTE DI CASSAZIONE

3 SEZIONE CIVILE

SENTENZA N. 28528 DEL 08/11/2018

 

Presidente: DE STEFANO FRANCO

Relatore: D'ARRIGO COSIMO

Data di pubblicazione: 08/11/2018

 

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 7684/2016 R.G. proposto da: Riscossione Sicilia s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'Avv. G. P., con domicilio eletto in Roma,  presso lo studio dell'Avv. C. S.; - ricorrente -

 

contro

 

Ministero dell'interno, in persona del Ministro pro tempore, Prefettura - Ufficio territoriale del governo di Messina, Prefettura - Ufficio territoriale del governo di Reggio Calabria, rappresentati e difesi ex lege dall'Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio in Roma, via dei Portoghesi, n. 12; - controricorrente e ricorrente incidentale -

C. A., rappresentato e difeso dall'Avv. A. S., domiciliato, ai sensi dell'art. 366, secondo comma, cod. proc. civ., in Roma, presso la Cancelleria della Corte di Cassazione; - controricorrente - Comune di Barcellona P.G. - Polizia urbana, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avv. F. L., con domicilio eletto in Roma, presso lo studio dell'Avv. S. C.; - controricorrente -

S. A., S. E., L. G.; Comune di Milazzo, in persona del Sindaco pro tempore; Comune di Palermo - Corpo di polizia municipale, in persona del Sindaco pro tempore; - intimati -

avverso la sentenza del Tribunale di Patti pubblicata il 18 settembre 2015.

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 3 ottobre 2018 dal Consigliere Cosimo D'Arrigo; udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Anna Maria Soldi, che ha concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso incidentale del Ministero dell'Interno e conseguente assorbimento del ricorso principale; in subordine, accoglimento del terzo motivo del ricorso principale.

 

FATTI DI CAUSA

A. C., con atto di citazione notificato il 14 ottobre 2010 all'agente di riscossione Serit Sicilia S.p.A. (ora Riscossione Sicilia S.p.A.), nonché ai Comuni di Milazzo, Barcellona Pozzo di Gotto e Palermo e alle Prefetture di Messina e Reggio Calabria, opponeva, ai sensi dell'art. 615 cod. proc. civ., il preavviso di fermo amministrativo di beni mobili registrati n. 2......... fondato su sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, deducendo l'omessa notifica dell'atto e, comunque, la prescrizione dei crediti.

Si costituivano in giudizio l'agente di riscossione, i Comuni di Barcellona P.G. e di Milazzo e la Polizia Municipale di Palermo. Rimanevano invece contumaci il Comune di Palermo e le Prefetture di Messina e Reggio Calabria.

Il Giudice di pace di Patti accoglieva l'opposizione, accertando l'illegittimità del procedimento di fermo amministrativo e annullando, conseguentemente, il relativo preavviso.

La sentenza veniva appellata dalla Serit Sicilia S.p.A. Nel giudizio di appello si costituivano Antonino Corica e i Comuni di Milazzo e Barcellona P.G. Nessuna attività difensiva veniva svolta dal Comune di Palermo e dalle Prefetture di Messina e Reggio Calabria.

Il Tribunale di Patti, in funzione di giudice d'appello, rigettava il gravame e condannava l'appellante alla refusione delle spese.

La decisione è stata fatta oggetto di ricorso per cassazione da parte della Riscossione Sicilia S.p.A. (già Serit Sicilia S.p.A.), per cinque motivi. La sentenza è stata impugnata in via incidentale, con unico ricorso e un solo motivo, dall'Avvocatura dello Stato, quale difensore ex lege del Ministero dell'Interno e delle sue articolazioni territoriali costituite dalle Prefetture di Messina e Reggio Calabria. Hanno resistito con controricorso A. C. e il Comune di Barcellona P.G. Nessuna attività difensiva è stata svolta in questa sede dagli ulteriori intimati.

 

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Va esaminato anzitutto il ricorso incidentale, giacché l'accoglimento del motivo ivi dedotto determinerebbe la nullità delle sentenze di entrambi i gradi del giudizio di merito, con conseguente assorbimento delle censure proposte in via principale avverso la sentenza d'appello.

In particolare, con l'unico motivo in cui si articola il ricorso incidentale, il Ministero dell'Interno e le Prefetture di Messina e Reggio Calabria lamentano la nullità della notificazione dell'atto di citazione introduttivo del giudizio, nonché del successivo atto di appello, poiché questi sono stati entrambi notificati direttamente presso le amministrazioni periferiche e non invece presso l'Avvocatura distrettuale dello Stato, presso cui dette amministrazioni sono domiciliate ex lege, ai sensi dell'art. 144 cod. proc. civ. Solamente il ricorso per cassazione è stato invece notificato al Ministero dell'Interno presso l'Avvocatura dello Stato, oltre che alle due prefetture.

Il motivo è fondato e deve essere accolto.

2. L'esame della censura deve prendere le mosse dalla qualificazione della natura dell'opposizione proposta dal Corica che, secondo quanto ricostruito dal Tribunale con statuizione non impugnata sul punto, ha ad oggetto un preavviso di fermo amministrativo. Tale natura dipende, a sua volta, da quella che si voglia attribuire all'atto opposto.

In proposito occorre richiamare quanto ritenuto dalle Sezioni unite che, componendo il contrasto sorto in sede di regolamento di competenza, hanno concluso nel senso che il fermo amministrativo di beni mobili registrati ha natura non di atto di espropriazione forzata, bensì di misura puramente afflittiva volta ad indurre il debitore all'adempimento; con la conseguenza che la sua impugnativa, sostanziandosi in un'azione di accertamento negativo della pretesa creditoria, segue le regole generali del rito ordinario di cognizione in tema di riparto della competenza per materia e per valore (Sez. U, Ordinanza n. 15354 del 22/07/2015, Rv. 635989).

In particolare, le Sezioni unite hanno puntualizzato che il fermo amministrativo «deve ritenersi impugnabile secondo le regole del rito ordinario di cognizione e nel rispetto delle norme generali in tema di riparto di competenza per materia e per valore, configurandosi, la corrispondente iniziativa giudiziaria, come un'azione di accertamento negativo della pretesa dell'esattore di eseguire il fermo, in cui al giudice adito sarà devoluta la cognizione sia della misura che del merito della pretesa creditoria».

Recentemente, sempre in sede di regolamento di competenza, le Sezioni unite sono tornate ad occuparsi della materia, affermando che l'impugnativa del preavviso di fermo, in quanto azione di accertamento negativo, è soggetta agli stessi criteri di competenza che valgono per l'opposizione a verbale di accertamento e per l'opposizione ad ordinanza-ingiunzione (Sez. U, Sentenza n. 10261 del 27/04/2018, Rv. 648267).

Per quanto riguarda il caso in esame, è importante sottolineare che pure in questa occasione, in continuità con la pronuncia precedente, le Sezioni unite hanno ribadito che il preavviso di fermo amministrativo è «impugnabile secondo le regole del rito ordinario di cognizione», trattandosi di un'azione di accertamento negativo, la cui natura «resta ferma, pertanto, sia che l'accertamento si estenda al merito della pretesa creditoria, sia che riguardi l'esistenza del diritto dell'agente di procedere alla iscrizione, sia che si contesti l'iscrizione di fermo dal punto di vista della regolarità formale dell'atto» (conclusioni affermate in ordine sia all'opposizione a fermo amministrativo, sia all'opposizione al preavviso di iscrizione ipotecaria).

3. Sebbene i due precedenti siano stati pronunciati nell'ambito di ricorsi per la regolazione della competenza, il principio affermato in ordine alla qualificazione della natura del giudizio di impugnazione del preavviso di fermo amministrativo è stato declinato in termini talmente ampi da avere ricadute non solo sull'individuazione del giudice competente, ma anche sul piano della disciplina generale dell'azione e, quindi, della legittimazione e della rappresentanza processuali.

Si tratta, peraltro, di principio non più contrastato nei successivi arresti della giurisprudenza di questa Corte (v. Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 15143 del 22/07/2016, Rv. 641695; Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 23564 del 18/11/2016, Rv. 641677).

Anzi, la Corte di cassazione si è spinta oltre e - in relazione all'impugnazione tanto dell'ipoteca iscritta ai sensi dell'art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973, quanto del fermo di beni mobili registrati di cui al successivo art. 86 - richiamando i princìpi sopra illustrati (nonché quello posto da Sez. U, Sentenza n. 19667 del 18/09/2014, Rv. 632587, in tema di ipoteca iscritta dall'agente di riscossione), ha tratto il corollario che né l'una, né l'altro vanno contestati con i rimedi delle opposizioni esecutive, sicché all'iniziativa giudiziaria si applicano tutte le regole del processo ordinario di cognizione riferibili ad un'azione di accertamento negativo (Sez. 3, Sentenza n. 24234 del 27/11/2015, Rv. 637764).

Quest'ultima decisione, a differenza delle altre già citate, si pone oltre l'ambito specifico del regolamento di competenza ed affronta, sulle basi delle riferite premesse, il problema dell'appellabilità della sentenza pronunciata in esito al giudizio di accertamento negativo: la non riconducibilità dell'azione alla fattispecie di cui all'art. 617 cod. proc. civ., neppure quando con la stessa si contesta la regolarità formale dell'atto impugnato, esclude l'applicabilità del regime processuale speciale dell'inappellabilità dettato dall'art. 618, secondo e terzo comma, cod. proc. civ. per i giudizi di opposizione agli atti esecutivi.

4. La questione che viene ora in rilievo ha consistenza diversa da quelle finora affrontate da questa Corte.

Qui non si pone un problema di competenza, né di appellabilità della sentenza. Il punto controverso è se l'atto introduttivo del giudizio (erroneamente intestato come opposizione all'esecuzione, ma contenente, nella sostanza, una domanda di accertamento negativo) potesse essere notificato agli uffici di prefettura di Messina e Reggio Calabria o dovesse essere notificato, in osservanza di quanto disposto dall'art. 144 cod. proc. civ., alla competente Avvocatura distrettuale dello Stato.

5. Va ricordato che l'art. 144 cod. proc. civ. va integrato con l'art. 11, primo comma, del r.d. 30 ottobre 1933, n. 611, come modificato dall'art. 1 della legge 25 marzo 1958, n. 260, che così dispone: «tutte le citazioni, i ricorsi e qualsiasi atto di opposizione giudiziale, devono essere notificati alle Amministrazioni dello Stato presso l'ufficio dell'Avvocatura dello Stato nel cui distretto ha sede l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale è portata la causa, nella persona del Ministro competente»; il successivo secondo comma aggiunge: «ogni altro atto giudiziale e le sentenze devono essere notificati presso l'ufficio dell'Avvocatura dello Stato nel cui distretto ha sede l'autorità giudiziaria presso cui pende la causa o che ha pronunciato la sentenza».

Questa Corte ha osservato che le disposizioni in commento utilizzano espressioni di contenuto inequivoco, tali da far intendere che nelle ipotesi ivi considerate la notificazione presso l'Avvocatura dello Stato è la sola praticabile (Sez. L, Sentenza n. 7315 del 16/04/2004, Rv. 572138). Sicché alla stessa è possibile sottrarsi solo nelle ipotesi particolari in cui il legislatore ha inteso espressamente derogare alla regola generale posta dall'art. 11 del r.d. n. 611 del 1933. Soltanto in tali evenienze, pertanto, troverà applicazione la previsione sussidiaria contenuta nell'art. 144, secondo comma, cod. proc. civ., che contempla le modalità di notificazione dell'atto direttamente all'amministrazione destinataria.

Conseguentemente è stato affermato che la notificazione dell'atto introduttivo di un giudizio eseguita direttamente all'Amministrazione dello Stato e non presso l'Avvocatura distrettuale dello Stato, nei casi nei quali non vi è deroga alla regola di cui all'art. 11 r.d. n. 1611 del 1933, non può ritenersi affetta da mera irregolarità, ma, secondo quanto espressamente previsto da tale disposizione, da nullità, ma non anche da inesistenza. Essa è quindi suscettibile di rinnovazione ai sensi dell'art. 291 cod. proc. civ., ovvero di sanatoria, qualora l'Amministrazione si costituisca (Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 21574 del 2017, non massimata).

6. Un'eccezione alla regola generale dell'obbligo di difesa - ed alla conseguente domiciliazione ex lege - delle amministrazioni statali riservata all'Avvocatura dello Stato è rinvenibile nel giudizio di opposizione a ordinanza-ingiunzione e a sanzione amministrativa già regolato dagli artt. 22 ss. della legge 24 novembre 1981, n. 689, e ora regolamentato dagli artt. 6 e 7 del d.lgs. 1° settembre 2011, n. 150.

In particolare, l'art. 6, commi 8 e 9, del d.lgs. n. 150 del 2011, stabilisce che il decreto di fissazione dell'udienza di comparizione delle parti deve essere notificato dalla cancelleria, unitamente al ricorso introduttivo, all'opponente ed all'autorità che ha emesso l'ordinanza impugnata, e che tali parti possono stare in giudizio personalmente, potendo l'autorità opposta avvalersi di funzionari appositamente delegati allorquando detta autorità sia un'amministrazione dello Stato. Ciò comporta, quindi, una deroga all'art. 11, comma primo, del r.d. n. 1611 del 1933 sull'obbligatorietà della notificazione all'Avvocatura dello Stato degli atti introduttivi di un giudizio contro le amministrazioni erariali; inoltre, allorquando l'autorità opposta sia rimasta contumace ovvero si sia costituita personalmente (o tramite funzionario delegato), è derogato anche il secondo comma del suddetto art. 11, che prevede la notificazione degli altri atti giudiziari e delle sentenze presso la stessa Avvocatura (Sez. U, Sentenza n. 599 del 24/08/1999, Rv. 529423; Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 25080 del 07/11/2013, Rv. 628694; Sez. 2, Sentenza n. 14279 del 19/06/2007, Rv. 597909).

7. Tali deroghe, tuttavia, non possono trovare applicazione nel caso in esame.

Infatti, poiché l'azione dell'impugnazione del preavviso di fermo deve essere qualificata come azione di accertamento negativo, e non già quale opposizione ad ordinanza-ingiunzione, la stessa non è inquadrabile nell'alveo degli artt. 6 e 7 del d.lgs. n. 150 del 2011. Poiché la deroga all'art. 11, primo comma, del r.d. n. 1611 del 1933 è prevista dalla legge solamente per tale specie di giudizi oppositivi, l'impugnazione del preavviso di fermo amministrativo, per qualsiasi ragione sia stata proposta, resta soggetta alla regola generale di cui all'art. 144, primo comma, cod. proc. civ.

Del resto, come si è già detto, il dubbio su cui ha dibattuto questa Corte - poi definitivamente risolto dagli arresti delle Sezioni unite sopra citati, sopravvenuti durante la pendenza dei gradi di merito - riguardava l'alternativa fra la domanda di accertamento negativo e l'opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi. L'eventualità che l'opposizione al preavviso di fermo amministrativo potesse essere ricondotta nell'alveo dei giudizi oppositivi regolati dagli artt. 6 e 7 del d.lgs. n. 150 del 2011 non è stata mai sostenuta da nessuno, né gli attuali scritti difensivi offrono alcuno spunto per pervenire a tale diversa conclusione. Pertanto, quand'anche si fosse invece optato per la qualificazione della domanda come di opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi, ciò non avrebbe avuto alcuna ricaduta diretta sulla questione del patrocinio e della domiciliazione obbligatoria dell'amministrazione statale presso l'Avvocatura dello Stato, incidendo semmai sul profilo dell'ammissibilità dell'appello.

8. In conclusione, va affermato il seguente principio di diritto: "L'impugnazione del preavviso di fermo amministrativo previsto dall'art. 86 del d.P.R. n. 602 del 1973, avendo natura di ordinaria azione di accertamento negativo della pretesa creditoria, segue le regole generali del rito ordinario di cognizione, con la conseguenza che ad essa è applicabile la previsione di cui al combinato disposto dell'art. 144, primo comma, cod. proc. civ. e dell'art. 11, primo comma, del r.d. n. 1611 del 1933, in forza del quale l'atto introduttivo del giudizio nei confronti di un'amministrazione dello Stato deve essere notificato presso l'ufficio dell'Avvocatura dello Stato nel cui distretto ha sede l'autorità giudiziaria competente, con esclusione della deroga prevista dagli artt. 6, comma 9, e 7, comma 8, del d.lgs. n. 150 del 2011, valevole solamente per í giudizi di opposizione ad ordinanza-ingiunzione e di opposizione al verbale di accertamento di violazione del codice della strada".

9. In applicazione di tale principio, nel caso in esame si ha che la notificazione dell'atto di citazione nei confronti del Ministero dell'interno è nulla. La stessa, infatti, è stata effettuata presso le articolazioni territoriali delle Prefetture di Messina e Reggio Calabria, in un caso diverso da quelli previsti dagli artt. 6 e 7 del d.lgs. n. 150 del 2011.

In particolare, nel giudizio di impugnazione del preavviso di fermo amministrativo il prefetto non può stare in giudizio personalmente o tramite funzionario delegato, essendo tale facoltà ristretta alle sole ipotesi testé menzionate. Conseguentemente, il soggetto legittimato passivo doveva essere individuato nel Ministero dell'interno (e non nella singola prefettura, che di tale Ministero costituisce una semplice articolazione territoriale) e la notificazione dell'atto di citazione doveva essere effettuata presso le Avvocature distrettuali dello Stato di Messina e Reggio Calabria. L'amministrazione non si è costituita e non ha sanato il vizio, né la notificazione è stata mai ritualmente rinnovata.

Consegue che la sentenza impugnata deve essere cassata.

Essendo stata riscontrata la sussistenza di una nullità del giudizio di primo grado per la quale il giudice d'appello avrebbe dovuto rimettere le parti al primo giudice, la causa deve essere rinviata, ai sensi dell'art. 383, terzo comma, cod. proc. civ., al Giudice di pace di Patti, che provvederà anche sulle spese dell'intero giudizio, compreso quello di legittimità. Ovviamente, nel prosieguo del giudizio gli atti dovranno essere notificati nell'osservanza del principio di diritto dapprima illustrato. Tale esito determina l'assorbimento del ricorso principale, contenente censure nei confronti della sola sentenza di appello.

P.Q.M.

accoglie il ricorso incidentale nei termini di cui in motivazione, assorbito quello principale; cassa la sentenza impugnata; dichiara la nullità della sentenza di primo grado e rinvia la causa al Giudice di pace di Patti, cui demanda di provvedere sulle spese dell'intero giudizio, compreso quello di legittimità.

Così deciso in Roma, il 3 ottobre 2018.

Print

Corte di Cassazione, Ordinanza n. 1974/2018 – cartelle esattoriali –notifiche –l’agente della riscossione non può attribuire autenticità agli avvisi di ricevimento – 26.01.2018. -

Written by claps carlo on . Posted in Speciale Fermo Amministrativo ed Ipoteche

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza in esame, ha precisato che: “non si può affermare che l'agente della riscossione, che è parte di un giudizio ed al quale è richiesto di dare prova dell'espletamento di una attività notificatoria, sia consentito di attribuire autenticità agli avvisi di ricevimento, che costituiscono documenti di provenienza dell'ufficiale postale, dato che l'autenticazione della copia può essere fatta: a) dal pubblico ufficiale dal quale l'atto è stato emesso; b) o presso il quale è depositato l'originale”

 

CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE V CIVILE

ORDINANZA  N. 1974 Anno 2018

 

 

Presidente: DI IASI CAMILLA

Relatore: ZOSO LIANA MARIA TERESA

Data pubblicazione: 26/01/2018

 

ORDINANZA

sul ricorso 1559-2014 proposto da:

B. A., elettivamente domiciliato in ROMA VIA …., presso lo studio dell'avvocato A. D., rappresentato e difeso dall'avvocato G. V.;

- ricorrente -

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE - DIREZIONE PROVINCIALE DI SIRACUSA in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

RISCOSSIONE SICILIA SPA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA ………….., presso lo studio dell'avvocato M. F., rappresentato e difeso dall'avvocato G. M.; controricorrenti

- nonchè contro COMUNE DI SIRACUSA; - intimato

- avverso la sentenza n. 180/2013 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di SIRACUSA, depositata il 27/05/2013; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 19/12/2017 dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO.

ESPOSIZIONE DEI FATTI DI CAUSA

1. B. A. impugnava dodici ruoli e le relative cartelle esattoriali, emesse per Tarsu, imposte dirette ed altro, notificate da Serit Sicilia S.p.A., sostenendo l'illegittimità dei ruoli in quanto non debitamente sottoscritti ed il difetto di notifica delle cartelle esattoriali. La commissione tributaria provinciale di Siracusa dichiarava il proprio difetto di giurisdizione in ordine ai crediti di natura non tributaria, annullava il ruolo 1211/2004 e la relativa cartella e rigettava il ricorso nel resto. Il contribuente proponeva appello e la commissione tributaria regionale di Palermo, sezione staccata di Siracusa, lo rigettava.

2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione il contribuente affidato a tre motivi illustrati con memoria. Resiste con controricorso l'agenzia delle entrate. Riscossione Sicilia S.p.A. ed il comune di Siracusa non si sono costituiti in giudizio.

3. Con il primo motivo il ricorrente deduce violazione di legge ai sensi dell'articolo 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., in relazione agli articoli 115 cod. proc. civ., 12, comma 4, del d.p.r. 602/1973, 1, comma 5 ter, lettera e, del decreto legislativo numero 106/2005. Sostiene il difetto di legittimità dei provvedimenti impugnati per violazione dell'articolo 12, comma 4, del d.p.r. 602/1973 in quanto i ruoli non risultano sottoscritti dal titolare dell'ufficio o da persona dallo stesso delegato. 4. Con il secondo motivo deduce violazione di legge ai sensi dell'articolo 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., in relazione agli articoli 25 e 26 del d.p.r. 602/73 ,60 del d.p.r. 600/73, 138, 139, 140, 143 e 149 cod. proc. civ., 2697, 2700 e 2719 cod. civ. Sostiene che ha errato la CTR nel ritenere che le cartelle fossero state ritualmente notificate dato che il contribuente aveva contestato formalmente la conformità agli originali delle fotocopie delle relate di notifica prodotte in giudizio dalla Serit S.p.A.. In ogni caso l'irritualità delle notifiche si evinceva dal fatto che le cartelle di pagamento numero 29820…, 29820…. e 29820070… risultavano notificate a mani di persone qualificatesi come madre e padre presso l'indirizzo di via Salibra 115 a Siracusa in epoca in cui il contribuente non era più colà residente per aver trasferito la residenza in Siracusa, via Degli Smeraldi numero 10, fin dall'Il marzo 2008. Le cartelle numero 29820040…., 298200……, 2982004….. 29820050……, 29820050…. erano state notificate mediante deposito presso la casa comunale ai sensi dell'articolo 140 cod. proc. civ. e non risultava che il soggetto notificatore avesse indicato nelle relate di notifica i tentativi di consegna degli atti ai sensi degli articoli 138 e 139 cod. proc. civ. né risultava fosse stato effettuato il deposito nella casa comunale, l'affissione dell'avviso di deposito alla porta del destinatario e l'invio della raccomandata con avviso di ricevimento, laddove tali adempimenti avrebbero dovuto risultare dalla relata di notifica. Con riguardo alla cartella numero 298200200…., essa era stata notificata in via ….., ove all'epoca risiedeva il contribuente, con consegna, però, a persona diversa dal destinatario ( madre convivente ) e non risultava che il contribuente stesso fosse stato informato della consegna della cartella a mani di soggetto diverso dal destinatario, ai sensi dell'articolo 60, comma 1, lettera b bis, del d.p.r. 600/73. Quanto alla cartella numero 2982006…., mancava la prova della ricezione della raccomandata da parte del destinatario. Quanto, infine, alla cartella numero 2982010000….., il procedimento notificatorio non si era mai perfezionato perché il destinatario risultava sconosciuto all'indirizzo di via …… 10 di Siracusa laddove, invece, egli era colà residente il 13 luglio 2011, data in cui era stata tentata la notifica.

5. Con il terzo motivo deduce violazione di legge ai sensi dell'articolo 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., in relazione all'articolo 91 cod. proc. civ., per aver la CTR condannato il contribuente alla rifusione delle spese processuali.

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Osserva la Corte che il primo motivo di ricorso è infondato. Ciò in quanto l'eventuale difetto di sottoscrizione del ruolo esattoriale da parte del titolare dell'ufficio o delegato non determina la illegittimità del medesimo giacché, ai sensi dell'art. 1, comma 5-ter, del d.l. n. 106 del 2005, conv., con modif., dalla I. n. 156 del 2005, norma di interpretazione autentica dell'art. 12, comma 4, del d.P.R. n. 602 del 1973, i ruoli sono formati e resi esecutivi anche mediante la cd. validazione informatica dei dati in essi contenuti, eseguita in via centralizzata dal sistema informativo dell'Amministrazione creditrice, che deve considerarsi equipollente alla sottoscrizione del ruolo stesso ( Cass. n. 1449 del 19/06/2017; Cass. n. 26546 del 21/12/2016 ). 2. In ordine al secondo motivo di ricorso, si osserva che l'articolo 18 del d.p.r. 28 dicembre 2000 numero 445 prescrive, al comma 2, che l'autenticazione della copia può essere fatta dal pubblico ufficiale dal quale è stato emesso o presso il quale è depositato l'originale ovvero al quale deve essere prodotto il documento; al comma 3 prevede: " Nei casi in cui l'interessato debba presentare alle amministrazioni o ai gestori di pubblici servizi copia autentica di un documento, l'autenticazione della copia puo' essere fatta dal responsabile del procedimento o da qualsiasi altro dipendente competente a ricevere la documentazione, su esibizione dell'originale e senza obbligo di deposito dello stesso presso l'amministrazione procedente. In tal caso la copia autentica puo' essere utilizzata solo nel procedimento in corso." Dunque solo se il contribuente deve produrre copia di un documento in suo possesso al concessionario della riscossione, che è sicuramente gestore di pubblico servizio, la relativa autentica può essere effettuata da un dipendente del concessionario, con l'unico limite dell'utilizzabilità della copia nel relativo procedimento.

Nel caso che occupa è stata effettuata la produzione da parte del concessionario della riscossione di copia di documenti ( le relate di notifica delle cartelle ) i cui originali sono detenuti dallo stesso concessionario, per il che in tale ipotesi l'autentica può essere effettuata solo da particolari categorie di soggetti ( notaio, sindaco, cancelliere ) e dal pubblico ufficiale dal quale è stato emesso o presso il quale è depositato l'originale. La questione si sposta, dunque, sulla spettanza o meno della qualifica di pubblico ufficiale in capo al concessionario della riscossione. Sul punto è stato ritenuto che i soggetti inseriti nella struttura organizzativa e lavorativa di una società per azioni possono essere considerati pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, quando l'attività della società medesima sia disciplinata da una normativa pubblicistica e persegua finalità pubbliche, pur se con gli strumenti privatistici ( Cass. n. 49759 del 27/11/2012 ) e che l'esattore, pur non rientrando tra i "pubblici depositari" - cui la legge attribuisce la funzione di tenere gli atti a disposizione del pubblico e che sono obbligati, ex art. 743 cod. proc. civ., a rilasciare copia degli atti anche a chi non ne è parte - è tuttavia un "depositarlo" del ruolo, datogli in consegna dall'intendente di finanza (art. 24 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602), ed inoltre è autorizzato a rilasciarne copia, ai sensi dell'art. 14 della legge 4 gennaio 1968 n. 15, secondo cui l'autenticazione delle copie, anche parziali, può essere fatta dal pubblico ufficiale presso il quale è depositato l'originale ( Cass., n. 25962 del 05/12/2011 ). Non ignora, poi, questo collegio, le decisioni assunte dalla Corte di Cassazione in materia penale ( cfr., tra le altre, Cass. n. 43820 del 23/09/2014 ) e dalla Corte dei Conti ( n. 207 del 08/05/2008 ) secondo cui, agli effetti della qualifica di pubblico ufficiale, non è richiesto lo svolgimento di un'attività che abbia efficacia diretta nei confronti di terzi, giacché ogni atto preparatorio, propedeutico o accessorio, che si esplichi nell'ambito del procedimento di riscossione, seppure destinato a fini interni alla p.a., comporta l'attuazione completa e connaturale dei fini dell'ente pubblico e non può essere isolato all'interno dell'intero contesto delle funzioni pubbliche. Per il che l'attività di riscossione mediante ruolo, con i poteri e secondo le disposizioni di cui al titolo I, capo II, e al titolo II del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, nonché l'attività di cui al D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 237, art. 4, conferisce la qualità di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio agli operatori delle s.p.a. di concessione. Tuttavia ritiene questo collegio che, anche tenuto conto di tali decisioni, non si può affermare che l'agente della riscossione, che è parte di un giudizio ed al quale è richiesto di dare prova dell'espletamento di una attività notificatoria, sia consentito di attribuire autenticità agli avvisi di ricevimento, che costituiscono documenti di provenienza dell'ufficiale postale, dato che l'autenticazione della copia può essere fatta: a) dal pubblico ufficiale dal quale l'atto è stato emesso; b) o presso il quale è depositato l'originale ( come nel caso dei ruoli emessi dall'agenzia delle entrate, nel qual caso il concessionario è autorizzato a rilasciarne copia, nell'interesse dei terzi, ai sensi dell'art. 14 della legge 4 gennaio 1968 n. 15 ). Il rilascio di copia autentica di un atto in possesso del concessionario formato da terzi nell'interesse proprio esula, dunque, da siffatte previsioni. Ragione per cui deve applicarsi la regola generale posta dall'art. 2719 cod. civ., per la quale le copie fotografiche o fotostatiche hanno la stessa efficacia di quelle autentiche se la loro conformità all'originale è attestata dal pubblico ufficiale competente o se detta conformità non sia disconosciuta dalla controparte.

Va precisato, peraltro, che il disconoscimento della conformità di una copia fotografica o fotostatica all'originale di una scrittura, ai sensi dell'art. 2719 cod. civ., non ha gli stessi effetti del disconoscimento della scrittura privata previsto dall'art. 215, primo comma, numero 2), cod. proc. civ., giacché mentre quest'ultimo, in mancanza di richiesta di verificazione, preclude l'utilizzabilità della scrittura, la contestazione di cui all'art. 2719 cod. civ. non impedisce al giudice di accertare la conformità all'originale anche mediante altri mezzi di prova, comprese le presunzioni. Ne consegue che l'avvenuta produzione in giudizio della copia fotostatica di un documento, se impegna la parte contro la quale il documento è prodotto a prendere posizione sulla conformità della copia all'originale, peraltro non vincola il giudice all'avvenuto disconoscimento della riproduzione, potendo egli apprezzarne l'efficacia rappresentativa ( cfr. Cass. n. 9439 del 21/04/2010 e Cass. n. 2419 del 03/02/2006 ). Si impone, dunque, la cassazione della sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame alla Commissione Tributaria Regionale di della Sicilia in diversa composizione che, adeguandosi ai principi esposti, procederà alle necessarie verifiche sul punto della conformità agli originali delle fotocopie delle relate di notifica prodotte in giudizio dalla Serit S.p.A. e deciderà nel merito, oltre che sulle spese di questo giudizio di legittimità, ritenendosi assorbite le ulteriori questioni esposte con il secondo motivo di ricorso e con il terzo motivo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa l'impugnata decisione e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nell'adunanza camerale del giorno 19 dicembre 2017.

 

News Legislative

2828

Inserito nella Legge di Bilancio un emendamento che prevede la stabilizzazione dei Giudici di Pace

Dopo diversi anni di battaglia i Giudici di Pace ottengono un importante risultato. Infatti, è in arrivo la regolarizzazione dei magistrati onorari, così come da emendamento alla legge di bilancio…
17312

VIAGGI ANNULLATI: L’ANTITRUST DICE NO AI RIMBORSI TRAMITE VOUCHER

Hanno vinto i consumatori: anche l’Antitrust boccia il rimborso dei viaggi solo con voucher. In pratica, l'articolo 88 bis è illegittimo. Era stato introdotto in sede di conversione in legge del…
19499

I Giudici di Pace potranno celebrare le udienze da remoto

L'Associazione UNAGIPA-Unione Nazionale Giudici di Pace, con una nota, ha dichiarato che il Ministero della Giustizia, a seguito di specifica istanza inoltrata dalla stessa associazione, ha…
20968

Giudici di Pace: Nuovo sciopero dal 24 febbraio al 21 marzo 2020 - Ecco le ragioni dello sciopero

I Giudici di Pace incroceranno nuovamente le braccia per protestare contro il Ministro della Giustiza. Di seguito pubblichiamo la lettera di proclamazione della astensione, pubblicata sul sito di…
30952

Giudice di Pace in sciopero dal 6 al 17 maggio 2019

Le associazioni di categoria dei giudici di pace e dei magistrati onorari UNAGIPA, ANGDP, COGITA E FEDERMOT, hanno proclamato un’astensione dalle udienze penali e civili, a motivo della “persistente…
30129

Femminicidio e violenza di genere

Il 25 ottobre 2018 è stata pubblicata in G.U. n. 249 la Delibera del Senato del 16 ottobre 2018 che prevede, nuovamente, l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio,…

IN EVIDENZA

21183

Scatole nere e Giudici di Pace: un rapporto problematico

Come è noto ai molti operatori della materia, il novellato art. 145bis del Codice delle…