Corte di Cassazione Ordinanza n. 6837/2022 – Cartelle esattoriali - Impugnabilità dell’estratto ruolo esattoriale – 02.03.2022 .

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza in esame, nonostante la recente normativa introdotta, che prevede la non impugnabilità dell’estratto ruolo esattoriale, in attesa della decisione della Corte Costituzionale, ha ritenuto l’estratto ruolo esattoriale impugnabile, in particolare, ha ribadito: “L'estratto di ruolo è atto interno all'Amministrazione da impugnare unitamente all'atto impositivo, notificato di regola con la cartella di pagamento, perché solo da quel momento sorge l'interesse ad instaurare la lite ex art. 100 c.p.c., salvo il caso in cui il ruolo e la cartella non siano stati notificati: ipotesi in cui, non potendo essere compresso o ritardato l'esercizio del diritto alla…

Corte di Cassazione Ordinanza n. 24632/2020 – ritardo o cancellazione volo aereo – richiesta pagamento compensazione pecuniaria e risarcimento del danno -competenza del giudice adito – 05.11.2020 –

Importante Ordinanza della Corte di Cassazione, relativa alla competenza e alla giurisdizione del giudice adito, in materia di compensazione pecuniaria e risarcimento danni subiti a causa del ritardo e/o della cancellazione dei voli aerei. In particolare, la Suprema Corte, richiamando una importante sentenza della Corte di Giustizia Europea, ha precisato che le due domande sono soggette ciascuna alla competenza di un giudice diverso. La domanda di pagamento dell'indennizzo previsto dal Regolamento 261/04 è soggetta alle regole di giurisdizione e di competenza "ordinarie", stabilite dal Regolamento 1215/12. Mentre la domanda di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale è soggetta,…

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Corte di Cassazione Ordinanza n. 24632/2020 – ritardo o cancellazione volo aereo – richiesta pagamento compensazione pecuniaria e risarcimento del danno -competenza del giudice adito – 05.11.2020 –

Written by claps carlo on . Posted in Risarcimento Danni

Importante Ordinanza della Corte di Cassazione, relativa alla  competenza e alla giurisdizione del giudice adito, in materia di compensazione pecuniaria e risarcimento danni subiti a causa del ritardo  e/o della cancellazione dei voli aerei. In particolare, la Suprema Corte, richiamando una importante sentenza della Corte di Giustizia Europea,  ha precisato che le due domande sono soggette ciascuna alla competenza di un giudice diverso. La domanda di pagamento dell'indennizzo previsto dal Regolamento 261/04 è soggetta alle regole di giurisdizione e di competenza "ordinarie", stabilite dal Regolamento 1215/12. Mentre la domanda di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale è soggetta, invece,  alle regole di competenza dettate dalla Convenzione di Montreal.

 

CORTE DI CASSAZIONE

Vi SEZ. Civile

Ordinanza Num. 24632 Anno 2020

Presidente: AMENDOLA ADELAIDE

Relatore: ROSSETTI MARCO

Data pubblicazione: 05/11/2020

Corte di Cassazione - copia non ufficiale

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al nr. 22441-2018 proposto da:

R. V., G………. elettivamente domiciliati in ROMA, ………………, presso lo studio dell'avvocato

 rappresentati e difesi dall'avvocato …;

- ricorrenti -

contro

EASYJET "UMANI', COMPANY IAD, in persona, del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,…, 21, presso lo studio dell'avvocato ……, che la rappresenta e difende;

- resistente -

per regolamento di competenza avverso la sentenza n. 930/2018 del  TRIBUNALE di PIRUGIA del 26/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 04/06/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO ROSSI XII;

lette le conclusioni scritte del PUBBLICO MINISTERO in persona  del SOSTITUTO PROCURATORE DOTI. ALBERTO CARDINO che chiede che codesta Suprema Corte voglia dichiarare la competenza del Giudice di Pace di Città di Castello, assumendo i provvedimenti di cui all'art. 49 comma 2 cpc..

FATTI DI CAUSA

1. Maria e U……. nel 2016 convennero dinanzi al Tribunale di Perugia la società Easyjet Airline Company Ltd. (d'ora innanzi, "la Easyjet"), esponendo che:

-) avevano acquistato, tramite un'agenzia di viaggi di Città di Castello (PG), sette biglietti aerei per un volo Roma-Copenaghen, operato dalla società Easyjet;

-) il giorno previsto per la partenza, la Easyjet cancellò il volo senza preavviso;

-) non essendo la suddetta tratta servita da atri voli, i viaggiatori per raggiungere Copenaghen furono costretti ad acquistare da altra  compagnia sette biglietti aerei per Amburgo, da dove dovettero raggiungere in taxi Copenaghen, con un giorno di ritardo rispetto al programma di viaggio e sostenendo ulteriori costi.

Chiesero, sulla base dei fatti appena esposti, la condanna della Easyjet sia al pagamento) dell'indennizzo previsto) dal Regolamento CE 11.2.2004 n. 261/2004, sia al risarcimento del danno ulteriore.

Quantificarono quest'ultimo nella somma di circa 20.000 curo, ottenuta cumulando il risarcimento preteso da ciascuno dei sette attori.

2. La società Easyjet si costituì ed eccepì l'incompetenza sia per valore, sia ratione loti, del Tribunale di Perugia.

Sotto il primo profilo, dedusse che la causa doveva ritenersi di competenza per valore del giudice di pace, perché le domande proposte dagli attori non potevano cumularsi tra di loro ai fini della  determinazione del valore della causa, trattandosi di domande  autonome e scindibili.

Sotto il secondo profilo, dedusse che la competenza per territorio  spettava al giudice di pace di Civitavecchia, ai sensi del Regolamento UE 12.12.2012 n. 1215/12.

Dedusse, al riguardo, che la società Easvjet aveva sede nel Regno Unito; che di conseguenza essa poteva essere convenuta dinanzi al giudice italiano soltanto nel luogo in cui il contratto avrebbe dovuto avere esecuzione, ai sensi dell'articolo 7, comma 1, lettera b), secondo trattino, del suddetto Regolamento 1215/12.

3. Gli attori aderirono all'eccezione di incompetenza ratione valoris e contestarono l'altra.

4. Con provvedimento formalmente qualificato "sentenza" del 26.6.2018 n. 930 il Tribunale di Perugia declinò la propria competenza sia ratione valoris che ratione loci.

Il Tribunale rilevò, in primo luogo, che la competenza per valore spettava al Giudice di pace, ai sensi dell'articolo 7 c.p.c., dal momento che ciascuno degli attori aveva domandato un risarcimento di 2.829,15

curo, e che nella specie non poteva trovare applicazione il disposto dell'art. 10, comma secondo, c.p.c. (secondo cui "le domande proposte nello stesso processo contro la medesima .perso//a si sommano tra loro"), in quanto tale norma si riferisce soltanto) all'ipotesi in cui sia un solo soggetto a proporre più domande contro il medesimo convenuto, e non quella in cui più attori, ciascuno titolare di un distinto diritto di credito, agiscano congiuntamente nei confronti del medesimo convenuto.

Nonostante la dichiarazione di incompetenza per valore, il Tribunale esaminò comunque anche l'eccezione di incompetenza per territorio, affermando che:

-) la competenza per territorio andava stabilita nel caso di specie non in base alle regole del codice di procedura civile, ma in base alle regole  stabilite dal Regolamento UI 1215/12;

-) tale regolamento prevede in via generale la competenza del giudice del luogo dove il convenuto ha sede; in tema di contratti di servizi,  però, il regolamento radica la competenza nel luogo dove il servizi avrebbe dovuto avere inizio;

-) competente quindi sarebbe potuto essere o il giudice di Civitavecchia, ove il volo sarebbe dovuto decollare, o il giudice di Copenaghen, dove il volo sarebbe dovuto arrivare; o quello di Londra,  dove aveva sede la Easyjet.

Il Tribunale, infine, ha affermato che nel caso di specie non s'applicava il foro del consumatore, per espressa previsione dell'art. 17 Reg.  1215/12 (o/im, art. 15 Reg. 44/01).

5. Avverso tale provvedimento hanno proposto ricorso per regolamento di competenza i sette originali attori, fondato su un solo motivo ed illustrato da memoria.

Nella illustrazione del motivo si formula una tesi così riassumibile:

-) il Tribunale di Perugia ha ritenuto la propria incompetenza per territorio applicando le regole del regolamento ti I 1215/12;

-) tale regolamento, però, si sarebbe potuto applicare al caso di specie solo se gli attori avessero domandato unicamente il pagamento dell'indennizzo previsto dal Regolamento 261/04;

-) invece, avendo gli attori domandato non solo il pagamento del suddetto indennizzo forfettario, ma anche il risarcimento del danno, la competenza andava determinata in base alla Convenzione di Montreal sulla responsabilità del vettore aereo;

-) tuttavia la Convenzione di Montreal - proseguono i ricorrenti - disciplina solo il riparto della giurisdizione tra i giudici dei diversi Stati aderenti, ma non detta criteri per l'individuazione del giudice competente all'interno del singolo Stato, che perciò resta soggetta alle regole interne di ciascuno Stato.

Poste queste premesse in diritto, i ricorrenti ne traggono due conclusioni:

a) in primo luogo, che l'eccezione di incompetenza per territorio sollevata dalla Easyjet era inammissibile, perché non conteneva l'indicazione di tutti i fori alternativi, ed in particolare del foro del  consumatore di cui all'art. 33, lettera (u), d. lgs. 5.9.2005 n. 206;

b) in secondo luogo, che comunque l'eccezione era infondata, perché secondo le regole del codice di rito la competenza spettava anche al giudice del luogo dove il contratto era stato concluso, e nel caso di specie il contratto) doveva ritenersi concluso) a Città di Castello, poiché ivi i viaggiatori avevano acquistato i biglietti, acquisto avvenuto)  telematicamente per il tramite di una agenzia di viaggi.

6. Ha resistito la Easyjet, la quale ha anch'essa depositato memoria.

La Easyjet replica alle allegazioni dei ricorrenti sostenendo che la Convenzione di Montreal, all'art. 33 (secondo cui "l'azione per il risarcimento del danno è promossa, a scelta dell'attore, nel territorio di uno degli Stati parti, o davanti al tribunale del domicilio del vettore o della sede principale della sua attività o del luogo in cui esso possiede un’impresa che ha provveduto a stipulare il contratto, o davanti al tribunale del luogo di destina, -ione"), disciplina  non solo i criteri di riparto della giurisdizione tra il giudice degli Stati  aderenti alla convenzione, ma anche i criteri di individuazione della competenza per territorio all'interno di ciascuno Stato.

7. Il Procuratore Generale ha chiesto l'accoglimento del ricorso, ritenendo non completa l'eccezione di incompetenza per territorio  sollevata dalla Easyjet.

Nelle sue conclusioni scritte il Procuratore Generale ha osservato che, ai fini della giurisdizione e della competenza, vadano distinte la domanda di pagamento della speciale "compensazione pecuniaria" prevista dal Regolamento IM 261/04, e quella di risarcimento) dell'ulteriore danno.

Mentre la prima va proposte dinanzi al giudice individuato, sia quanto alla giurisdizione, sia quanto alla competenza, ai sensi dell'articolo 7, comma 1, Reg. LIE 1215/12, la domanda di risarcimento dei danni

ulteriori va proposta dinanzi al giudice individuato, sia quanto alla giurisdizione, sia quanto la competenza, in base alle norme nazionali.

In base alle norme nazionali la Easyjet avrebbe dovuto sollevare l'eccezione di incompetenza del territorio indicando tutti i possibili fori  alternativi.

Nel caso di specie, invece, nel sollevare l'eccezione di incompetenza per territorio la Easyjet non aveva indicato il foro del consumatore, ovvero il Giudice di pace di Città di Castello.

8. Con ordinanza interlocutoria 4.6.2019 n. 15262 questa Corte, rilevato che su fattispecie identica a quella oggetto del presente  giudizio era stata chiamata a pronunciarsi la Corte di giustizia dell'Unione Europea, rinviò la casa a nuovo ruolo per ragioni di  opportunità, in attesa della decisione dei giudici di Lussemburgo.

9. Con istanza datata 27 gennaio 2020 la società Easyjet ha chiesto fissarsi udienza, segnalando l'avvenuto deposito, da parte della Corte di giustizia UI , della sentenza 7 novembre 2019, in attesa della quale la causa era stata rinviata nuovo ruolo.

La causa venne quindi fissata per l'adunanza camerale del 26 marzo 2020, ma successivamente rinviata all'adunanza camerale del 4 giugno  2020 per effetto del differimento ope legis delle attività processuali disposto dagli artt. 83, comma 1, d.l. 17.3.2020 n. 18, e 36, comma 1, d.l. 8.4.2020, n. 23.

In occasione della adunanza camerale odierna la Easyjet ha depositato una memoria ex art. 380 ter c.p .c..

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Ritiene la Corte di dovere preliminarmente rilevare come nel presente giudizio si discuta (anche) dell'applicabilità di norme di fonte comunitaria, quali sono il Regolamento 261/04, il Regolamento 1215/12 e la Convenzione di Montreal sulla responsabilità del vettore aereo (recepita dal Consiglio della Comunità europea con Decisione 2001/539/C1, del 5 aprile 2001).

Una delle parti, tuttavia, è una società commerciale avente sede nel Regno Unito, il quale non è più parte dell'Unione Europea.

Ritiene la Corte che tale circostanza sia tuttavia irrilevante ai fini del decidere: non solo perché i fatti si sono svolti nella vigenza del regolamento 1215/12; ma soprattutto perché l'articolo 127 dell'"Accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia  atomica" (in Gazz. uff. UF,, 31.1.2020), stabilisce che "il diritto dell'Unione si applica al Regno Unito e nel Regno Unito durante il periodo di transizione"; ed il "periodo di transizione" è definito dal precedente art. 126 del suddetto Accordo come quello compreso tra la data di entrata in vigore dell'Accordo e il 31 dicembre 2020.

2. Va preliminarmente esaminata, ex art. 276, comma secondo, c.p.c., la deduzione dei ricorrenti - condivisa dal Procuratore Generale nelle sue conclusioni scritte - secondo cui il Tribunale non avrebbe potuto accogliere l'eccezione di incompetenza per territorio sollevata dalla Easyjet, in quanto tale eccezione - non contenendo l'indicazione di tutti i fori alternativi - si sarebbe dovuta dichiarare inammissibile.

Essa infatti non conteneva l'indicazione del foro del consumatore ex art. 33 d. lgs. 206/05.

2.1. Tale censura è infondata.

1, Easyjet, infatti, nel costituirsi in primo grado ha basato tutta la sua difesa sull'assunto che al caso di specie non s'applicasse la normativa sui contratti dei consumatori, e che nessuno dei criteri ordinari di competenza conduceva la causa dinanzi al Tribunale di Perugia.

La Easyjet dunque ha negato la sussistenza nel caso di specie d'un criterio di competenza per territorio inderogabile, ed ha indicato i fori alternativi secondo i criteri di competenza per territorio derogabile.

Quando l'eccezione di incompetenza ha questo contenuto, non solo le ragioni del diritto, ma anche quelle della logica formale impediscono di ritenere incompleta l'eccezione per territorio che non indichi, tra i fori alternativi, quello del consumatore.

Da un lato, infatti, il foro del consumatore non è alternativo ma inderogabile; dall'altro è contrario a ragione pretendere che la parte convenuta possa essere costretta a negare ed invocare, nel medesimo atto, l'applicabilità del foro del consumatore (in tal senso Sez. 6 - 3,  Ordinanza n. 3539 del 14/02/2014, Rv. 630354 —01, in motivazione).

Quanto, poi, all'inapplicabilità al caso di specie del foro del consumatore, essa è fuori discussione, essendo espressamente prevista dall'art. 17, comma terzo, Reg. 1215/12.

3. Nel merito, correttamente il Tribunale di Perugia ha escluso la propria competenza ratione

Con l'atto introduttivo del giudizio, infatti, ciascuno degli odierni ricorrenti ha formulato due diverse domande.

Essi hanno chiesto la condanna della Easyjet sia al pagamento della "compensazione pecuniaria" prevista, nel caso di ritardo o  cancellazione, dal Regolamento CE 261/04; sia al risarcimento dei danni ulteriori (così si afferma nel ricorso per regolamento di competenza, p. 4,  

La Corte di giustizia dell'Unione europea, con la sentenza 7 novembre 2019, in causa C-213/18, Guaitoli, ha stabilito che nel caso in cui un viaggiatore proponga nei confronti del vettore aereo due domande cumulate, di pagamento sia dell'indennizzo forfettario previsto dal  Regolamento 261/04, sia del danno ulteriore, la competenza vada stabilita in base ai seguenti principi:

punto 1, del regolamento n. 1215 / 2012 e, per il secondo capo della domanda, alla luce dell'articolo 33 di detta convenzione";

(b) l'art. 33, paragrafo 1, della Convenzione di Montreal sulla  responsabilità del vettore aereo deve essere interpretato nel senso che esso disciplina, ai fini delle azioni di risarcimento del danno, non solo  la ripartizione della competenza giurisdizionale fra giudici appartenenti a differenti Stati che siano parti della Convenzione suddetta, ma anche  la ripartizione della competenza territoriale interna fra le autorità  giurisdizionali di ciascuno di tali Stati.

4. Nel caso di specie, come già accennato, gli attori nel giudizio di  merito hanno formulato due domande cumulate: l'una di pagamento  dell'indennizzo forfettario previsto dal Regolamento 261/04, l'altra di risarcimento del danno ulteriore.

Tali domande sono state coltivate entrambe, sino nella presente sede  (cfr. ricorso, p. 17, quarto capoverso). Esse,  alla luce dell'interpretazione che del Regolamento 1215/12 e della Convenzione di Montreal ha dato la Corte di giustizia dell'Unione Europea nella sentenza 7.11.2019, Guaitoli, in causa C-213/18, sono soggette ciascuna alla competenza di un giudice diverso.

5. La domanda di pagamento) dell'indennizzo previsto dal Regolamento 261/04 è soggetta alle regole di giurisdizione e di competenza "ordinarie", stabilite dal Regolamento 1215/12.

E poiché la suddetta domanda scaturisce da un contratto avente ad oggetto la prestazione di servizi, essa è devoluta alla competenza del giudice del luogo "in cui i servii sono stati o avrebbero dovuto essere prestati in base al contratto", ai sensi dell'art. 7, comma primo, n. 1), lettera b), secondo trattino, Reg. 1215/12.

Tale norma è stata interpretata dalla Corte di giustizia nel senso che  tanto il luogo di partenza del velivolo, quanto quello di arrivo, devono essere considerati, allo stesso titolo, luoghi di "fornitura principale" dei servizi oggetto di un contratto di trasporto aereo (Corte giust. Ul sez. IY, 9.7.2009, in causa C-204/08, Rehdo).

Non è controverso che il volo cancellato da Easyjet (e dunque il servizio promesso e non adempiuto) sarebbe dovuto decollare dall'aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino con destinazione Copenaghen.

Pertanto la domanda di pagamento dell'indennizzo pecuniari, ai sensi  del Regolamento 261/04, poteva essere proposta dinanzi ad un solo giudice italiano: il Giudice di pace di Civitavecchia, quale giudice del luogo di partenza del volo.

6. La domanda di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale è soggetta invece, secondo il dictum dei Giudici di  Lussemburgo, alle regole di competenza dettate dalla Convenzione di Montreal sulla responsabilità del vettore aereo. Regole, come  anticipato, che ad avviso della Corte di giustizia disciplinano non solo il riparto della giurisdizione tra giudici di Stati diversi, ma anche  l'individuazione del giudice competente all'interno di ciascuno Stato  aderente alla Convenzione.

Tale statuizione della Corte di giustizia rende non più sostenibile l'orientamento, in precedenza condiviso da questa Corte, secondo cui  la Convenzione di Montreal non si occupa dei criteri di riparto della competenza, ma solo dei criteri di riparto della giurisdizione (Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 8901 del 04/05/2016, Rv. 639710 - 01; Sez. U, Sentenza n. 22035 del 17/10/2014, Rv. 633018 - 01 (quest'ultima con riferimento alle analoghe norme contenute nella Convenzione di Varsavia); Sez. 3, Ordinanza n. 11183 del 26/05/2005, Rv. 581918 - 01.)

La competenza per territorio a conoscere della domanda di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale (diverso da quello derivante da morte e lesioni personali), proposta da un passeggero nei confronti del vettore aereo, va dunque individuata in base ai criteri stabiliti dall'art. 33, comma primo, della Convenzione di Montreal, anche quando non si faccia questione di giurisdizione.

La suddetta norma detta, a tal fine, quattro criteri alternativi, attribuendo la competenza, a scelta dell'attore:

a) al giudice avente sede nel luogo del domicilio del vettore;

b) al giudice avente sede nel luogo della sede principale dell'attività del vettore;

c) al giudice avente sede nel luogo dove il vettore possiede una "impresa" che ha provveduto a stipulare il contratto;

d) al giudice avente sede nel luogo di destinazione.

In base a tali criteri occorrerà dunque regolare la competenza nel caso di specie.

6.1. Per quanto attiene il criterio del "domicilio" della Easvjet, tale luogo per le persone giuridiche coincide con la sede legale (art. 46, comma primo, c.c., secondo cui "quando la legge la dipendere determinati effetti dalla residenza o dal domicilio, per le persone giuridiche si ha riguardo al luogo in cui è stabilita la loro sede'), come già ripetutamente affermato da questa Corte I Sez. U, Sentenza n. 22035 del 17/10/2014, § 2.5.1 dei "Motivi della decisione"; Sez. 3, Ordinanza n. 21899 del 29/08/2008, § 2, lettera (aa) dei "Motivi della decisione".

6.2. Per quanto attiene il criterio del luogo della "sede principale" dell'attività del vettore, questa Corte ha già stabilito che il luogo della sede principale deve reputarsi, sulla base di una praesumptio homillis, coincidente col luogo della sede legale, salvo prova contraria da parte di chi vi abbia interesse (Sez. U, Sentenza n. 22035 del 17/10/2014, cit.).

Ma, a tal fine, non rileva la semplice circostanza che talune attività sociali risultino decentrate, o che vi sia altro luogo utilizzato come recapito per ragioni organizzative o nel quale si trovi una persona che genericamente curi gli interessi della società stessa o sia preposta ad uffici di rappresentanza, dipendenze o stabilimenti (Sez. 13, Sentenza n. 22035 del 17/10/2014, cit.; Sez. U, Ordinanza n. 9994 del 01/02/2010).

Nel presente giudizio, tuttavia, gli attori non hanno mai né dedotto, né provato, che Easvjet abbia in Italia non già una mera rappresentanza, ma la sede principale della propria attività.

Anche il criterio del luogo della sede principale, pertanto, non è idoneo a giustificare la competenza né del Tribunale di Perugia, né di qualsiasi altro giudice italiano.

6.3. Per quanto attiene il criterio del luogo dove il vettore possiede una "impresa che ha provveduto a stipulare il contratto", esso consente di individuare un solo giudice italiano competente ratione loti, e cioè il Giudice di pace di Città di Castello.

Ciò per le considerazioni che seguono.

6.3.1. Gli attori (odierni ricorrenti) hanno dedotto in punto di fatto di avere acquistato i biglietti per il volo Roma-Copenaghen "presso" una  agenzia di viaggi ("Campo dei Miracoli", sita a Città di Castello), la quale a sua volta ha effettuato l'acquisto per il tramite della rete Internet (così il ricorso per regolamento di competenza, p. 19, penultimo  capoverso).

Tali circostanze non sono state contestate dalla Easyjet.

6.3.2. La circostanza che una agenzia di viaggi sia legittimata ad emettere un titolo di viaggio per conto di una compagnia aerea  consente di ritenere, in base ad una comune presunzione semplice ex art. 2727 c.c., che quella agenzia sia stata autorizzata dal vettore all'emissione di biglietti, e rappresenti perciò un c.d. ticket office del vettore stesso, in virtù di un apposito accordo bilaterale, idoneo a qualificarlo come institore, mandatario od appaltatore di servizi del vettore aereo.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, infatti, per potere affermare  che in Italia il vettore aereo possieda una impresa "che ha provveduto a stipulare il contratto", per i fini di cui all'art. 33 Convenzione di Montreal, è necessario che il vettore abbia in Italia una organizzazione propria (ad es., un c.d. ticket office), oppure un soggetto a lui strettamente collegato contrattualmente (ad es., un institore), per il tramite dei quali  distribuisca i biglietti aerei (Sez. U, Sentenza n. 13689 del 14/06/2006, Rv. 589556 - 01). l di norma l'agenzia di viaggi che effettui la vendita di biglietti di trasporto per conto d'un vettore aereo conclude con questi un contratto) di appalto di servizi (Sez. 2, Sentenza n. 3504 del 23/04/1997, Rv. 503882 - 01, in motivazione).

E' bensì vero che, in teoria, l'agente di viaggi potrebbe avere agito anche quale mero intermediario, senza essere legato da alcun rapporto  contrattuale al vettore aereo: ad esempio, quale semplice "agente IATA", ovvero un mero intermediario autorizzato alla vendita di biglietti in virtù di un accordo stipulato non col singolo vettore, ma con l'organizzazione dei vettori aerei (IATA), secondo un clausolario prestabilito da quest'ultima (Sales Agency Agreement).

E’, tuttavia tali circostanze, in quanto idonee a vincere la presunzione semplice cli cui si è detto, devono essere allegate e provate da chi vi abbia interesse (Cass. 13689/06, cit., in motivazione), il che nel caso di specie non è avvenuto.

L'assoluto silenzio serbato dalla Easyjet su questa circostanza di fatto impone dunque di presumere ex art. 2727 c.c. che l'agente di viaggi  tramite il quale gli odierni ricorrenti acquistarono i rispettivi biglietti aerei fosse una "impresa che ha provveduto a stipulare il contralto", ai sensi dell'art. 33, comma primo, della Convenzione di Montreal, e che di conseguenza competente per territorio a decidere sulla domanda di risarcimento del danno sia il Giudice di pace di Città di Castello: non già quale luogo dove è stato concluso il contratto o di residenza del viaggiatore, ma quale luogo dove il vettore aveva una impresa per il tramite della quale venne stipulato il contratto.

6.3.3. E' utile precisare che non viene in rilievo, ai fini della decisione  del caso di specie, la giurisprudenza di questa Corte - formatasi in tema di riparto della giurisdizione - secondo cui il luogo dove il vettore ha una impresa che ha provveduto a stipulare il contratto deve identificarsi col luogo di residenza del passeggero, quando il biglietto sia stato acquistato mediante la rete Internet (Sez. U, Ordinanza n. 3561 del 13/02/2020, Rv. 656952 - 01; Sez. U - , Ordinanza n. 18257 del 08/07/2019, Rv. 654582 - 01).

Quella giurisprudenza, infatti, si è formata con riferimento all'ipotesi di acquisto diretto del biglietto da parte del viaggiatore, e si fonda sull'assunto che solo in tal caso possa dirsi sussistente in Italia una impresa del vettore, "in quanto alcuna intermediazione materialmente individuabile si è verificata tra viaggiatore e vettore aereo", al contrario del sistema tradizionale di vendita "che avveniva tendenzialmente mediante le agenzie di viaggio" (così Cass. 18257/19, cit.).

7. La competenza per territorio a decidere sulle domande proposte dagli odierni ricorrenti va dunque regolata come segue:

-) competente per territorio a decidere sulla domanda di indennizzo ai sensi del Regolamento) 261/04 è il Giudice di pace di Civitavecchia;

-) competente per territorio a decidere sulla domanda di risarcimento del danno ulteriore è il Giudice di pace di Città di Castello.

7.1. Resta solo da aggiungere che le due domande sopra indicate presentano evidenti profili di connessione: sia quanto ai presupposti di fatto, che sono identici per entrambe; sia per pregiudizialità, dal momento che, in presenza di danni eccedenti l'indennizzo di cui al Regolamento 261/04, l'importo di questo, se già percetto, va defalcato dal risarcimento, giusta la previsione di cui all'art. 12, comma primo, secondo periodo, Regolamento (Cl) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell' 11 febbraio 2004.

I rapporti tra le due domande separatamente proposte dovranno dunque essere coordinati secondo le previsioni dettate, in materia di  connessione, dall'art. 30 Reg. 1215/12, come del resto segnalato anche dall'Avvocato Generale presso la Corte di Giustizia, nelle conclusioni scritte (§ 51) depositate con riferimento alla causa Guaitoli, sopra  ricordata.

8. Le spese della presente fase del giudizio vanno compensate integramente tra le parti, in considerazione della peculiarità e novità del caso.

P.q.m.

-) dichiara la competenza per territorio del Giudice di pace di Civitavecchia a conoscere la domanda di pagamento dell'indennizzo ai sensi del Regolamento CL 261/04;

-) dichiara la competenza per territorio del Giudice di pace di Città di Castello a conoscere la domanda di risarcimento del danno ulteriore;

(-) compensa integralmente tra le parti le spese della presente fase del giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione civile della Corte di Cassazione, addì 4 giugno 2020.

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Corte di Cassazione Ordinanza 456/2021 – caduta su strada sconnessa – responsabilità del Comune anche in caso di condotta incauta del pedone – 13.01.2021

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La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in oggetto, ha ribadito l’oramai costante orientamento secondo cui,in caso di caduta di un pedone, (insidia e trabocchetto),  il fatto che una strada risulti "molto sconnessa" con buche e rattoppi, indice di cattiva manutenzione non costituisce un'esimente per l'ente pubblico in quanto il comportamento disattento e incauto del pedone non è ascrivibile al novero dell'imprevedibile. L'ente proprietario di una strada si presume responsabile, ai sensi dell'art. 2051 c.c., dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo immanente connesse alla struttura ed alla conformazione della stessa e delle sue pertinenze, fermo restando che su tale responsabilità può influire la condotta della vittima, la quale, però, assume efficacia causale esclusiva soltanto ove sia qualificabile come abnorme.

CORTE DI CASSAZIONE

III SEZIONE CIVILE

ORDINANZA  N. 456 Anno 2021

 

Presidente: SESTINI DANILO

Relatore: MOSCARINI ANNA

Data pubblicazione: 13/01/2021

 

ORDINANZA

sul ricorso 28872-2018 proposto da: C. P. S., rappresentata e difesa dall'avvocato G. B., e con il medesimo elettivamente domiciliata in ROMA, ….. presso lo studio dell'avv.. - ricorrente

- contro COMUNE DI NAPOLI, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato F. M. F., ed elettivamente domiciliato in ROMA, presso lo studio .. - controricorrente

- avverso la sentenza n. 1096/2018 della CORTE D'APPELLO di NAPOLI, depositata il 07/03/2018; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 02/10/2020 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI;

FATTI DI CAUSA

1.Con atto di citazione del 1/12/2011 la signora Stella Pasqualina Carfora convenne, davanti al Tribunale di Napoli, il Comune della stessa città chiedendone la condanna al risarcimento dei danni ex art. 2043 c.c. o, in subordine, ex art. 2051 c.c. per l'infortunio, consistente nella frattura di una vertebra lombare, riportato in conseguenza di una caduta avvenuta a Napoli, all'incrocio tra Corso Novara e via Firenze, quando, mentre attraversava la strada, finiva con il piede in una pozzanghera d'acqua che celava una buca e la presenza di cubetti di porfido malfermi, perdendo l'equilibrio e cadendo sulla schiena.

Assunte prove testimoniali e CTU medico-legale il Tribunale di Napoli, con sentenza n. 4046/2014„ ritenuta raggiunta la prova in ordine alla situazione di insidia o trabocchetto, accolse la domanda ex art. 2043 c.c. condannando il Comune al pagamento della somma di C 37.875,09 oltre rivalutazione interessi e spese legali.

2. La Corte d'Appello di Napoli, adita dal Comune con appello principale e dalla C. con appello incidentale condizionato affinché, nell'ipotesi in cui fosse rigettata la domanda ex art. 2043 c.c., fosse invece accolta quella formulata ex art. 2051 c.c., con sentenza n. 1096 del 7/3/2018, ha accolto l'appello principale, dichiarando assorbito l'incidentale e condannato la C. alle spese del grado. Per quel che è ancora qui di interesse la Corte d'Appello ha ritenuto che la fattispecie rientrasse nell'alveo dell'art. 2051 c.c. e che, conseguentemente, l'ente proprietario fosse gravato dei sinistri riconducibili a situazioni di pericolo connesse alla struttura o alle pertinenze della strada salva la possibilità per l'utente danneggiato di percepire o prevedere con l'ordinaria diligenza la situazione di pericolo.

Ciò premesso la Corte territoriale ha ritenuto che la pronuncia di primo grado meritasse censura per non aver richiamato i principi e gli insegnamenti giurisprudenziali in punto di autoresponsabilità dell'utente di strade demaniali che, ove considerati, avrebbero dovuto condurre il giudice a ritenere esigibile, da parte della danneggiata, una condotta più prudente evitando di poggiare il piede proprio nella buca ricolma d'acqua. Il giudice ha, pertanto, ritenuto di dover considerare l'efficienza del comportamento imprudente della vittima nella produzione del danno che si atteggia a concorso causale colposo valutabile ai sensi dell'art. 1227 c.c. fino ad interrompere il nesso eziologico tra la condotta omissiva dell'ente proprietario della strada e l'evento dannoso integrando gli estremi del fortuito. Sulla base di queste premesse ed in riforma della sentenza di primo grado ha, in accoglimento dell'appello, rigettato la domanda della Cantore. 3. Avverso la sentenza la signora C. ha proposto tempestivo ricorso per cassazione sulla base di quattro motivi.

Ha resistito il Comune di Napoli con controricorso.

4. La trattazione è stata fissata in adunanza camerale ai sensi dell'art. 330-bis 1 c.p.c. in vista della quale la ricorrente ha depositato memoria mentre il Procuratore Generale presso questa Corte non ha concluso.

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.Con il primo motivo di ricorso- violazione dell'art. 352 c.p.c. e dell'art. 190 cpc con riguardo all'art. 360, co. 1 n. 3 cpc e nullità della sentenza ai sensi dell'art. 360, co. 1 n. 4 cpc - la ricorrente si duole che la causa sia stata introitata in decisione prima della scadenza dei termini per il deposito delle comparse di replica.

2. Con il secondo motivo - omesso esame di un fatto decisivo del giudizio oggetto di discussione tra le parti ai sensi dell'art. 360, co. 1 n. 5 c.p.c. - la C. si duole che la sentenza abbia valorizzato la presenza della buca omettendo di valutare il fatto che la caduta fosse eziologicamente riconducibile alla presenza occulta dei cubetti di porfido malfermi ed instabili, non visibili né prevedibili.

3. Con il terzo motivo - violazione e falsa applicazione dell'art. 2051 c.c. con riguardo all'art. 360 co. 1 n. 3 c.p.c. - si duole che la sentenza abbia ritenuto interrotto il nesso eziologico tra la condotta della danneggiata ed il danno, senza dare la prova del fortuito che avrebbe dovuto consistere in una condotta autonoma, eccezionale, imprevedibile e colposa della vittima. La Corte d'Appello avrebbe dovuto, non solo provare la condotta negligente della vittima, ma accertare anche che la condotta non fosse prevedibile da parte del custode.

4. Con il quarto motivo di ricorso - violazione e falsa applicazione dell'art. 1227 co. 1 c.c. - la ricorrente si duole che la sentenza abbia mal applicato la disposizione indicata in epigrafe perché non avrebbe posto in relazione la presunta violazione del dovere di cautela incombente sulla danneggiata con la violazione degli obblighi di custodia che gravano sull'ente.

 2-3-4 Il Collegio ritiene che la causa possa essere decisa in base alla ragione più liquida e dunque prescindendo dall'esame della questione processuale posta con il primo motivo rispetto al quale, per le ragioni di qui a poco evidenziate, la . perde interesse allo scrutinio. Il ricorso va infatti accolto con riguardo ai motivi secondo terzo e quarto che, trattati congiuntamente, meritano accoglimento. Innanzitutto è fondato il secondo motivo con il quale la C. si duole che la Corte d'Appello abbia omesso di considerare che la caduta sia stata causata dai cubetti di porfido malfermi, instabili invisibili e imprevedibili chiaramente emersi nell'istruttoria.

La corte territoriale ha omesso di considerare il nesso eziologico tra tale incontestata circostanza, provata dai testi, ed il danno, pur avendo costituito il fatto omesso oggetto di discussione tra le parti. In secondo luogo è fondata la censura introdotta con il terzo motivo con cui si assume e si argomenta la violazione, da parte della corte territoriale, dell'art. 2051 c.c. Come è noto la norma configura un caso di responsabilità oggettiva del custode e prevede che il danneggiato debba limitarsi a provare il nesso causale tra la cosa in custodia ed il danno, spettando al custode la prova cd. liberatoria mediante dimostrazione positiva del caso fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera di custodia avente impulso causale autonomo e carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità.

L'ente proprietario della strada supera la presunzione di colpa quando la situazione che provoca il danno si verifica non come conseguenza di un difetto di diligenza nella sorveglianza della strada ma in maniera improvvisa e per colpa esclusiva dello stesso danneggiato. Il Comune avrebbe dovuto dimostrare che il fatto della stessa danneggiata nel caso in esame avesse i caratteri dell'autonomia, eccezionalità, imprevedibilità ed inevitabilità e che fosse da solo idoneo a produrre l'evento, escludendo i fattori causali concorrenti.

La sentenza non ha rispettato le condizioni richieste dalla giurisprudenza di questa Corte secondo la quale la condotta della vittima del danno causato da una cosa in custodia costituisce caso fortuito idoneo ad escludere la responsabilità del custode ex art. 2051 c.c. ove sia colposa e imprevedibile (Cass., 3, n. 25837 del 31/10/2017; Cass., 6-3, n. 27724 del 30/10/2018; Cass., 6-3 n. 9997 del 28/5/2020).

Del pari fondata è la violazione dell'art. 1227, primo co. c.c. in quanto la Corte territoriale ha lasciato, nella sostanza, irrisolto il punto nodale della condotta della vittima non facendo buon governo dell'art. 1227 c.c. E' principio affermato da questa Corte che, se il fatto colposo del danneggiato può concorrere nella produzione dell'evento, il fatto che una strada risulti "molto sconnessa" con buche e rattoppi, indice di cattiva manutenzione non costituisce un'esimente per l'ente pubblico in quanto il comportamento disattento e incauto del pedone non è ascrivibile al novero dell'imprevedibile (Cass., 3, n. 15761 del 29/7/2016). L'ente proprietario di una strada si presume responsabile, ai sensi dell'art. 2051 c.c., dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo immanente connesse alla struttura ed alla conformazione della stessa e delle sue pertinenze, fermo restando che su tale responsabilità può influire la condotta della vittima, la quale, però, assume efficacia causale esclusiva soltanto ove sia qualificabile come abnorme, cioè estranea al novero delle possibilità fattuali congruamente prevedibili in relazione al contesto, potendo, in caso contrario, rilevare ai fini del concorso causale ai sensi dell'art. 1227 c.c. (Cass., 3, n. 15761 del 29/7/2016; Cass., 3, n. 2480 del 1/2/2018).

La condotta del danneggiato che entri in interazione con la cosa si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull'evento dannoso in applicazione anche ufficiosa dell'art. 1227 co. 1 c.c. richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela riconducibile al principio di solidarietà espresso dall'art. 2 Cost. sicchè quanto più la situazione di danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l'adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente prevedibili in rapporto alle circostanze tanto più incidente deve considerarsi l'efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisce un'evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale connotandosi per l'esclusiva efficienza causale nella produzione del sinistro (Cass., 6-3 n. 9315 del 3/4/2019). Non risulta che la sentenza si sia attenuta a questi principi. 5. Conclusivamente il ricorso va accolto con riguardo ai motivi secondo, terzo e quarto, assorbito il primo, la sentenza cassata in relazione e la causa rinviata alla Corte d'Appello di Napoli in diversa composizione anche per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo, il terzo ed il quarto motivo del ricorso, assorbito il primo, cassa l'impugnata sentenza e rinvia la causa per nuovo esame ed anche per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione alla Corte d'Appello di Napoli in diversa composizione. Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Terza Sezione Civile

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Corte di Cassazione Ordinanza n. 8978/2020 – furto auto presso autolavaggio – responsabilità del gestore – “caso fortuito” “forza maggiore” – prova dell’inadempimento – 15.05.2020 -

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La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza in oggetto, dovendo decidere sulla responsabilità del gestore di un autolavaggio, per il furto di un’auto di lusso, avvenuto mentre l’auto era in custodia presso lo stesso,   ha precisato che la disciplina applicabile in tema di liberazione del depositario da responsabilità in caso di perdita non imputabile della detenzione della cosa, trova integrale applicazione anche quando l'obbligazione della custodia e della riconsegna sia necessariamente compresa nel contenuto del contratto diverso dal deposito [come, nella specie, il contratto d'opera] o formi parte di un contratto misto nel quale confluiscano le cause del deposito e di altro contratto. In caso di sottrazione della cosa depositata, pertanto, il depositario, per ottenere la liberazione dalla propria obbligazione, è tenuto a fornire la prova che l'inadempimento è dipeso da causa a lui non imputabile».

 

CORTE DI CASSAZIONE

VI SEZIONE CIVILE

ORDINANZA Num. 8978 Anno 2020

 

Presidente: FRASCA RAFFAELE

Relatore: IANNELLO EMILIO

Data pubblicazione: 15/05/2020

 

sul ricorso iscritto al n. 30512/2018 R.G. proposto da La .. SA, società di diritto svizzero, rappresentata e difesa dall'Avv. …V… e dall'Avv. S. C., con domicilio eletto presso lo studio di quest'ultima in Roma, ….. .; - ricorrente –

 contro P. C., rappresentato e difeso dall'Avv. A. G., con domicilio eletto in …., n. ., presso lo studio dell'Avv. M.; - controricorrente;

avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano, n. 3492/2018, depositata il 18 luglio 2018;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 19 dicembre 2019 dal Consigliere Emilio Iannello. Rilevato che:

 1. La … SA, società di diritto svizzero, convenne in giudizio avanti il Tribunale di Milano C. P., gestore di un distributore «Esso», chiedendone la condanna al pagamento, in via surrogatoria ex art. 1916 cod. civ., della somma di euro 120.195,43, pari all'indennizzo da essa liquidato alla propria assicurata, E. S… s.a. da Lugano, per la sottrazione della vettura Porsche Panamera 5 Hibrid targata … a seguito della rapina perpetrata il 14 febbraio 2013, durante operazioni di lavaggio e rifornimento del mezzo affidate al convenuto.

 2. La domanda venne rigettata dal Tribunale, con decisione confermata, con la sentenza in epigrafe, dalla Corte d'appello, sul rilievo che l'azione illecita che aveva condotto alla sottrazione del mezzo integrava una esimente in favore del custode, tale da esonerarlo da ogni responsabilità per caso fortuito, secondo quanto previsto dall'art. 1218 cod. civ., in quanto caratterizzata da imprevedibilità ed inevitabilità, con impossibilità per il custode di resistere all'azione.

3. Avverso tale sentenza …la   SA  propone ricorso per cassazione affidato ad un solo motivo, cui resiste l'intimato, depositando controricorso.

4. Essendo state ritenute sussistenti le condizioni per la trattazione del ricorso ai sensi dell'art. 380-bis cod. proc. civ., il relatore designato ha redatto proposta, che è stata notificata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell'adunanza della Corte.

 La ricorrente ha depositato memoria ex art. 380-bis, comma secondo, cod. proc. civ..

Considerato che:

1. Con l'unico motivo di ricorso La … SA denuncia «violazione dell'art. 360 c.p.c. comma 3 (violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro)» (così testualmente la rubrica). Lamenta che erroneamente la Corte d'appello ha ritenuto che nel caso in esame la rapina costituisca esimente di responsabilità, «in quanto — osserva — l'esimente opera solo se il custode dimostra di avere fatto il possibile per evitare l'evento che era prevedibile, dato il valore dell'auto». Occorreva, dunque, valutare se il custode avesse osservato la dovuta diligenza, ponendo in essere tutte le necessarie cautele per impedire l'evento, tenuto conto del valore commerciale del mezzo. Tali cautele, sostiene, non risulta siano state nella specie osservate, atteso che, sebbene l'autovettura si trovasse in fase di asciugatura, e avesse quindi terminato il lavaggio, aveva ancora le chiavi inserite e considerato inoltre che le telecamere, peraltro non funzionanti, non erano strumenti idonei ad impedire la rapina, ma semmai per tentare di individuare il colpevole. Secondo la ricorrente tale aspetto della questione non è stato preso in considerazione dalla Corte d'appello, ciò integrando il denunciato errore di diritto.

2. La censura è fondata e merita accoglimento.

Secondo principio di diritto costantemente affermato nella giurisprudenza di questa Corte, «l'art. 1780 cod. civ. [in tema di liberazione del depositario da responsabilità in caso di perdita non imputabile della detenzione della cosa] trova integrale applicazione anche quando l'obbligazione della custodia e della riconsegna sia necessariamente compresa nel contenuto del contratto diverso dal deposito [come, nella specie, il contratto d'opera] o formi parte di un contratto misto nel quale confluiscano le cause del deposito e di altro contratto. In caso di sottrazione della cosa depositata, pertanto, il depositario, per ottenere la liberazione dalla propria obbligazione, è tenuto a fornire la prova che l'inadempimento è dipeso da causa a lui non imputabile». La questione di diritto (non di fatto) che pone il ricorso è se il giudice d'appello abbia o meno correttamente vagliato la fattispecie concreta al suo esame, quale accertata in sentenza, alla luce di tale principio; si tratta segnatamente di valutare se gli elementi raccolti coprissero oppure no (come sostiene la ricorrente) ogni aspetto del tema di scrutinio imposto dalla fattispecie astratta, del quale necessariamente fa parte anche la valutazione. dell'esistenza e dell'adeguatezza (secondo il parametro della diligenza qualificata di cui all'art. 1176, secondo comma, cod. civ.) delle cautele da osservare, da parte di chi detenga in custodia un bene, specie se di valore, per prevenirne l'illecita sottrazione da parte di terzi, ai fini della configurabilità del fatto non imputabile, idoneo a liberare il depositario dalla responsabilità per mancata restituzione della cosa. In proposito, la più recente giurisprudenza di questa Corte — sia pure riferita al contratto di trasporto ed alla responsabilità del vettore per la perdita della cosa consegnatagli, ma con argomenti certamente trasponibili anche alla fattispecie in esame — ha evidenziato che la responsabilità ex recepto (che, come detto, incombe anche sul prestatore d'opera che comporti la presa in consegna di un bene) «può essere vinta solo dalla prova specifica della derivazione del danno da un evento positivamente identificato e del tutto estraneo al vettore stesso, ricollegabile alle ipotesi del caso fortuito e della forza maggiore, le quali non ricorrono nel caso di rapina, che costituisce attività che impone di per sé particolari forme di cautela, dovendosi ritenere prevedibile il prodursi di un simile evento» (Cass. 20/12/2013, n. 28612).

In termini analoghi è stato affermato che «la forza maggiore ed il fatto del terzo, ... escludono la suddetta responsabilità solo quando, secondo il criterio dell'ordinaria diligenza, rapportato alle modalità dell'accaduto ed alle condizioni di tempo e di luogo, si versi nell'ipotesi di un evento imprevedibile o al quale il vettore sia nell'impossibilità di opporsi. Ne consegue che l'impossessamento della cosa traportata a seguito di rapina non può configurarsi come causa liberatoria della responsabilità del vettore quando, appunto, le circostanze di tempo e di luogo in cui la sottrazione con violenza o minaccia si sia verificata siano state tali da renderla prevedibile ed evitabile» (Cass. 21/04/2010, n. 9439, che ha ravvisato l'adeguatezza e logicità della motivazione della sentenza impugnata, con la quale era stato escluso il caso fortuito in relazione all'avvenuta rapina, nottetempo, del carico di un autocarro durante una sosta effettuata dal vettore in una piazzola incustodita dell'autostrada del Sole, così determinando una notoria situazione di grave pericolo, senza l'adozione di alcuna misura idonea ad elidere o attenuare il rischio della perdita della merce trasportata). In termini analoghi si è espressa Cass. 13/05/2009, n. 11024, secondo cui «per integrare l'esimente del caso fortuito prevista dall'art. 1693 cod. civ. non è sufficiente che un evento come la rapina appaia solo improbabile, ma occorre anche che esso sia imprevedibile, in base ad una prudente valutazione da effettuarsi, in caso di vettore professionale, con la diligenza qualificata di cui all'art. 1176, secondo comma, cod. civ., ed assolutamente inevitabile, tenuto conto di tutte le circostanze del caso concreto e delle possibili misure idonee ad elidere od attenuare il rischio della perdita del carico; la prevedibilità od inevitabilità della rapina costituendo comunque oggetto di un giudizio di fatto, non censurabile in Cassazione ove adeguatamente motivato» (v. anche in termini Cass. 27/03/2009, n. 7533). Nello stesso senso è da ricordare ancora Cass. 09/08/2007, n. 17478, secondo cui «la rapina in sé stessa non integra il caso fortuito di cui all'art. 1693 cod. civ. aifini dell'esclusione della responsabilità del vettore per la perdita delle cose consegnategli, occorrendo invece, allorché il rischio di rapina non sia imprevedibile, che questi provi di avere adottato, tra le varie possibili modalità ordinarie del trasporto, quelle più idonee a garantire la puntuale esecuzione del contratto e che l'evento era, in definitiva, inevitabile in relazione ad un parametro valutativo della diligenza da apprezzarsi, in caso di vettore professionale, alla stregua dell'art. 1176, comma secondo cod. civ.».

Nel caso di specie la Corte di merito ha adottato uno schema qualificatorio non conforme all'esposta ricostruzione dei criteri di attribuzione (ed esclusione) della responsabilità da perdita della cosa consegnata per l'esecuzione del contratto, concentrandosi esclusivamente sulle modalità del fatto del terzo che ha condotto alla sottrazione dell'autovettura di valore, ma omettendo di valutare se e quali cautele fossero state predisposte per prevenire ed evitare quell'azione che, seppur violenta, non può considerarsi imprevedibile né a priori e in assoluto irresistibile (non trattandosi di rapina a mano armata). I giudici a quibus, invero, sulla scorta del solo rilievo che «la sottrazione del veicolo è avvenuta ad opera di soggetto rimasto sconosciuto, riuscito (esercitando un'improvvisa e violenta spinta ai danni dell'addetta all'asciugatura, di cui aveva anche provocato la caduta a terra) ad entrarvi attraverso la portiera anteriore, a porsene alla guida, ad avviarne il motore stante la presenza delle chiavi, e ad allontanarsi a tutta velocità a bordo dello stesso» (v. sentenza, pag. 12), ed ancora sul rilievo che l'azione perpetrata integrasse una rapina, di per sé caratterizzata da «imprevedibilità ed inevitabilità» (pag. 13), hanno ritenuto di poter pervenire alla conclusione che «l'esercizio della violenza fisica, improvvisa ed invincibile, costituisca esimente della responsabilità per l'omessa restituzione del bene  ricevuto in custodia ...». Appare evidente però che tale valutazione, in assenza di alcuna attenzione rivolta alle cautele esigibili ed effettivamente osservate, si rivela espressione di una valutazione giuridica, sindacabile nei termini detti, e non di un insindacabile giudizio di fatto. Nel caso di specie, tali accorgimenti difensivi, specie di fonte al valore del veicolo, potevano consistere in una maggiore sorveglianza del veicolo, tanto più considerando che il fatto è avvenuto in un luogo di libero accesso e con possibilità di allontanarsi rapidamente. Inoltre, proprio la circostanza che nella manovra in uscita dal tunnel l'operaia non poteva esercitare il controllo diretto sul veicolo in modo immediato avrebbe imposto l'adozione di maggiori cautele. La motivazione sorvola, come detto, su tali aspetti rilevanti con affermazione del tutto astratta (quale quella che nella specie si fosse trattato di rapina, dato di per sé ancora neutro e insufficiente come evidenziato dagli arresti sopra richiamati) e si presta a sindacato in termini di vizio di sussunzione per carenza di motivazione in iure. 3. In accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata va pertanto cassata, con rinvio al giudice a quo, al quale va anche demandato il regolamento delle spese del presente giudizio di legittimità

P.Q.M.

accoglie il ricorso; cassa la sentenza; rinvia alla Corte d'appello di Milano in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso il 19/12/2019

 

 

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Corte di Cassazione Ordinanza 31288/2019 – in caso di soccombenza il giudice deve condannare al pagamento delle spese legali -29.11.2019

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La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha confermato il principio secondo cui il Giudice può compensare le spese solo in Caso di soccombenza reciproca, diversamente, in caso di accoglimento della domanda, dovrà necessariamente condannare la parte soccombente al pagamento delle spese legali.

CORTE DI CASSAZIONE CIVILE

SEZIONE LAVORO

ORDINANZA Num. 31288 Anno 2019

Presidente: D'ANTONIO ENRICA

Relatore: CALAFIORE DANIELA

Data pubblicazione: 29/11/2019

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ENRICA D'ANTONIO - Presidente

Dott. DANIELA CALAFIORE - Rel. Consigliere

R.G.N. 5604/2014

Dott. FABRIZIO AMENDOLA - Consigliere -

Cron.

Dott. NICOLA DE MARINIS - Consigliere -

Rep.

Dott. VALERIA PICCONE - Consigliere - Ud. 10/10/2019

ha pronunciato la seguente cc

ORDINANZA

sul ricorso 5604-2014 proposto da: S. O., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA …., rappresentato ..e difeso dall'avvocato F. G.;

- ricorrente -

contro

I.N.P.S. - ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA

SOCIALE, in persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA .. Presso l'Avvocatura Centrale dell'Istituto, rappresentato e difeso dagli Avvocati C. P., E.C., M. R.;

- controricorrente -

avverso il decreto del TRIBUNALE di CATANIA,

depositato il 13/11/2013 R.G.N. 8622/2012.

 

RILEVATO che:

1. il Tribunale di Catania, su istanza di O. S., ha omologato, come da C.T.U., accertamento tecnico preventivo concernente i requisiti sanitari ai fini del riconoscimento dell'assegno di invalidità civile, compensando le spese del procedimento e senza addurre alcuna motivazione su tale punto;

2. avverso il provvedimento propone ricorso per cassazione O. S. con unico motivo illustrato da memoria;

3. l'INPS resiste con controricorso;

CONSIDERATO che:

1. con unico motivo di ricorso, il ricorrente deduce, ex art. 360 cod.proc.civ., violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 e carenza ed illogicità della motivazione relativamente alla compensazione delle spese di lite;

2. osserva che la compensazione delle spese è stata disposta senza alcuna motivazione e che tale compensazione non è giustificata, non essendosi verificata alcuna soccombenza ma, piuttosto, la soccombenza dell'Istituto, poichè, secondo il principio di causalità, la necessità di ricorrere al giudice è stata imputabile all'Inps, come dimostrato dall'esito dell'accertamento. Evidenzia che, in ogni caso, l'art. 92 c.p.c., prevede che il giudice possa compensare le spese tra le parti solo in caso di soccombenza reciproca, quando, cioè, sia ravvisabile una pluralità di pretese contrapposte rigettate a svantaggio di entrambi gli istanti, mentre nella specie il giudice ha accolto in toto le domande proposte da parte istante che è risultata invalida civile nella misura dell'82%;

3. il ricorso è ammissibile sulla scorta di quanto già affermato dalla giurisprudenza di questa Corte Suprema in fattispecie analoghe (cfr. Cass. n. 6084/14, Cass. n. 6149 del 9/3/2017), perchè il decreto di omologa, nella statuizione relativa alle spese, costituisce un provvedimento definitivo, di carattere decisorio, che incide

indubbiamente sui diritti patrimoniali e che non è soggetto ad impugnazione in altre sedi;

4. in relazione al necessario coordinamento tra condanna alle spese di lite e soccombenza, è stato affermato che "Nel regime normativo posteriore alle modifiche introdotte all'art. 91 c.p.c., dalla L. n. 69 del 2009, in caso di accoglimento parziale della domanda il giudice può, ai sensi dell'art. 92 c.p.c., compensare in tutto o in parte le spese sostenute dalla parte vittoriosa, ma questa non può essere condannata neppure parzialmente a rifondere le spese della controparte, nonostante l'esistenza di una soccombenza reciproca per la parte di domanda rigettata o per le altre domande respinte, poichè tale condanna è consentita dall'ordinamento solo per l'ipotesi eccezionale di accoglimento della domanda in misura non superiore all'eventuale proposta conciliativa" (Cass. n. 1572 del 23/01/2018);

5. è' stato rilevato in proposito (Cass. n. 21069 del 19/10/2016) che il principio è ricavabile a contrario dell'art. 91 c.p.c., comma 1, dallo stesso periodo secondo, norma che prevede che il giudice "se accoglie la domanda in misura non superiore all'eventuale proposta conciliativa, condanna la parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta, salvo quanto disposto dall'art. 92": se per giustificare la condanna dell'attore parzialmente vittorioso risulta necessario che egli abbia immotivatamente rifiutato l'offerta conciliativa proprio di quanto

gli è stato parzialmente riconosciuto, ciò significa che, eccetto tale ipotesi, il sistema processuale impone che, salva facoltà di compensazione, si faccia rigorosa applicazione del principio di causalità e

non si condanni mai alla rifusione delle spese chi è stato costretto a innescare la lite in modo fondato anche solo in parte;

5. in base alle svolte argomentazioni il ricorso va accolto ed il decreto di omologa cassato, con rinvio al giudice del merito che provvederà alla regolazione delle spese attenendosi agli enunciati principi;

6. al medesimo giudice è pure demandato di provvedere sulle spese del giudizio di legittimità;

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato in parte qua e rinvia al Tribunale di Catania in persona di diverso magistrato, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 10 ottobre 2019.

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CORTE DI CASSAZIONE ORDINANZA N. 8763/2019 – JUVENTUS CONDANNATA AL RISARCIMENTO DEI DANNI SUBITI DA UN TIFOSO COLPITO DA UN PETARDO – RESPONSABILITÀ CONTRATTUALE DEL CLUB – 29.03.2019

Written by Simone Glovi on . Posted in Risarcimento Danni

I fatti risalgono al 2004, allorquando, in occasione del match Juventus – Fiorentina, un tifoso bianconero, che si trovava nella curva Nord dello stadio delle Alpi di Torino, dopo il gol vittoria della squadra di casa allo scadere della partita, veniva colpito da un petardo lanciato dal settore ospiti, riportando gravi menomazioni per le quali gli veniva riconosciuta una invalidità del 46%. Per tali motivi, il tifoso adiva l'autorità giudiziaria, deducendo la responsabilità contrattuale della società convenuta che era tenuta agli obblighi di sicurezza nei confronti degli acquirenti del biglietto e, in via subordinata, quella extracontrattuale, ai sensi degli articoli 2050 c.c. o, in via ulteriormente subordinata, ai sensi dell'articolo 2043 c.c, quale esercente attività pericolosa rappresentata dall'organizzazione di una partita di calcio e quale titolare del diritto di superficie, tenuta ad adottare misure di sicurezza. La richiesta di risarcimento, disattesa in primo grado, era stata accolta dal giudice di appello, per il quale sussisteva la responsabilità contrattuale della Juventus, in quanto quest'ultima non aveva dimostrato che l'inesatta esecuzione della prestazione era determinata da impossibilità di adempiere per causa non imputabile. Invero, secondo la Corte d'Appello di Torino la distanza di circa 10 m tra le opposte tifoserie aveva risolto il problema del contatto tra queste e limitato grandemente il rischio di lancio di oggetti tra tifosi posti sullo stesso livello, ma non aveva escluso quello dei lanci in diagonale tra tifosi posti su diversi livelli e tale rischio era concreto e noto, per cui la misura adottata non era sufficiente per proteggere gli spettatori che si trovavano in diversi livelli. Sulla base di queste considerazioni, la Corte territoriale condanna la Juventus a pagare al tifoso quasi 80.000 euro di danni. Avverso tale decisione propone ricorso per cassazione la società convenuta. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 8763 del 29 marzo 2019, ha condiviso la ricostruzione del giudice del gravame, secondo cui la responsabilità contrattuale per lancio di un oggetto in diagonale non rappresenti un fatto nuovo rispetto alla responsabilità contrattuale per lancio di un oggetto esplosivo in generale.

Dott. Simone Glovi

 

CORTE DI CASSAZIONE

3 SEZIONE CIVILE

ORDINANZA N. 8763 DEL 29.03.2019

 

Presidente: OLIVIERI STEFANO

Relatore: POSITANO GABRIELE

Data di pubblicazione: 22.03.2019

ORDINANZA

sul ricorso 10036-2016 proposto da:

JUVENTUS F C SPA , in persona dell'Amministratore Delegato Dott. ALDO MAZZIA, elettivamente domiciliata in ROMA, presso lo studio dell'avvocato F.A.M., rappresentata e difesa dall'avvocato M.F. giusta procura in calce al ricorso; - ricorrente -

contro

C.S., elettivamente domiciliato in ROMA, presso lo studio dell'avvocato F.C., rappresentato e difeso dall'avvocato A.G. giusta procura in calce al controricorso; - controricorrente -

avverso la sentenza n. 1858/2015 della CORTE D'APPELLO di TORINO, depositata il 22/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 14/06/2018 dal Consigliere Dott. GABRIELE POSITANO;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. ALBERTO CARDINO che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;

 

Rilevato che:

con atto di citazione del 9 novembre 2009 S.C. evocava in giudizio la S.p.A. società Juventus F.C. davanti al Tribunale di Torino deducendo che in occasione della partita Juventus Fiorentina, giocata il 10 novembre 2004, presso lo stadio delle Alpi di Torino, l'attore, tifoso della Juventus, si trovava nella curva Nord dello stadio e che, poco prima della fine della partita, quando la Juventus aveva segnato il goal della vittoria, era stato colpito da un oggetto lanciato dalla tifoseria ospite. Si trattava di un petardo che era esploso, procurandogli seri danni alla mano destra, al volto, all'occhio e all'orecchio destro, in conseguenza dei quali aveva perduto parzialmente l'uso delle prime tre dita della mano, subito un trauma all'occhio destro e una ipoacusia destra. Menomazioni per le quali gli era stata riconosciuta una invalidità civile del 46%. Sulla base di tali elementi deduceva la responsabilità contrattuale della società convenuta che era tenuta agli obblighi di sicurtà nei confronti degli acquirenti del biglietto e, in via subordinata, quella extracontrattuale, ai sensi degli articoli 2050 c.c. o, in via ulteriormente subordinata, ai sensi dell'articolo 2043 c.c, quale esercente attività pericolosa rappresentata dall'organizzazione di una partita di calcio e quale titolare del diritto di superficie, tenuta ad adottare misure di sicurezza. Il danno si riferiva al pregiudizio patrimoniale, quale danno emergente per le spese mediche e per perdita di lavoro e al danno non patrimoniale, sotto il profilo di quello biologico, morale, esistenziale e alla vita di relazione. Il tutto per complessivi euro 200.000;

il Tribunale di Torino con sentenza del 12 gennaio 2013 rigettava la domanda risarcitoria escludendo la responsabilità della convenuta poiché, per l'ipotesi di lancio del petardo la responsabilità contrattuale non sussisteva, attesa l'impossibilità di adempiere l'obbligazione di sicurezza, tenuto conto degli esorbitanti accorgimenti predisposti con l'ausilio delle forze dell'ordine per prevenire le aggressioni. Quanto al fatto storico del ferimento dell'attore, ricorreva solo un labile indizio e la responsabilità ai sensi dell'articolo 2050 c.c. non sussisteva perché la società aveva dimostrato di avere fatto tutto il possibile per evitare l'ingresso e il lancio di oggetti esplodenti. Ai sensi dell'articolo 2043 c.c. non ricorrerebbe la colpa. In ogni caso dalle risultanze processuali emergeva la riconducibilità dei danni alla sola condotta colposa del danneggiato, sotto tale profilo incomprensibile e contraria a buona fede, in quanto lo stesso aveva raccolto il petardo che poi era scoppiato in mano, invece di allontanarsi dopo la caduta del fumogeno. Pertanto, la condotta scorretta dello spettatore costituiva caso fortuito, che escludeva la responsabilità anche ai sensi dell'articolo 1227 c.c;

avverso tale decisione proponeva appello il danneggiato, mentre l'appellata insisteva per la conferma della decisione;

la Corte d'Appello di Torino con sentenza del 22 ottobre 2015, in totale riforma della sentenza impugnata condannava la S.p.A. Juventus a pagare in favore di S.C. l'importo di euro 79.413 oltre interessi e rivalutazione e spese di lite;

avverso tale decisione propone ricorso per cassazione Juventus F.C. S.p.A. affidandosi a sette motivi che illustra con memoria ex art. 380 bis c.p.c. Resiste in giudizio con controricorso S.C. Il Procuratore generale conclude per il rigetto del ricorso.

Considerato che:

la Corte territoriale ha accolto il secondo motivo di appello relativo alla responsabilità contrattuale affermando che la S.p.A. Juventus non aveva dimostrato che l'inesatta esecuzione della prestazione era determinata da impossibilità di adempiere per causa non imputabile. Sulla base di una valutazione in fatto, fondata sulle risultanze probatorie, ha rilevato che la distanza di circa 10 m tra le opposte tifoserie aveva risolto il problema del contatto tra queste e limitato grandemente il rischio di lancio di oggetti tra tifosi posti sullo stesso livello, ma non aveva escluso quello dei lanci in diagonale tra tifosi posti su diversi livelli e tale rischio era concreto e noto, per cui la misura adottata non era sufficiente per proteggere gli spettatori che si trovavano in diversi livelli. Le risultanze processuali consentivano di ritenere che l'oggetto esploso aveva raggiunto la curva Nord provocando lesioni al C. il quale aveva allontanato con la mano destra il petardo, perché potenzialmente pericoloso. Secondo la Corte la condotta del tifoso non costituiva causa sopravvenuta sufficiente a provocare da sola le lesioni ed ad escludere il nesso causale, perché -al contrario- la reazione dello spettatore era prevedibile in considerazione del tipo di evento. Ricorrendo il nesso di causalità e mancando la prova della colpa esclusiva del danneggiato, il quale aveva tenuto una condotta istintiva e fisiologica, in difetto di prova della possibilità di una agevole fuga e di allontanare l'oggetto con un calcio (la circostanza avrebbe potuto danneggiare altri tifosi), riteneva sussistente la responsabilità contrattuale, liquidando i danni sulla base delle tabelle di Milano;

con il primo motivo la società lamenta la violazione dell'articolo 2697 c.c. dell'articolo 115, c.p.c, ai sensi dell'articolo 360, n. 3 c.p.c. In particolare, la Corte avrebbe tratto la propria decisione sulla base di circostanze storiche non allegate, in quanto il fatto costitutivo del lancio di un oggetto esplosivo non trovava riscontro nell'attività istruttoria. Infatti, i testi escussi non avevano riferito nulla riguardo all'esistenza del petardo. Ribadisce che non era stato allegato dall'attore che l'ordigno fosse stato lanciato in diagonale, da un livello superiore e che, comunque, nessuno aveva dichiarato di aver visto arrivare l'oggetto esplosivo. Inoltre, la distanza tra le tifoserie era stata garantita anche con altri strumenti e cioè con la collocazione di un numero sufficiente di doppie bandelle elastiche sui tre anelli. Inoltre, la Corte avrebbe statuito omettendo di considerare un dato documentale rappresentato dal posto assegnato all'infortunato dal titolo di accesso allo stadio. C. avrebbe dovuto trovarsi al secondo livello del settore 102, fila 14, distante circa 73 m dalla tifoseria avversaria;

il motivo si traduce in una censura del fatto, attraverso un presunto errore di diritto. Irritualmente si deduce la violazione dell'articolo 115 c.p.c. poiché in tema di valutazione delle risultanze probatorie in base al principio del libero convincimento del giudice, la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. è apprezzabile, in sede di ricorso per cassazione, nei limiti del vizio di motivazione di cui all'art. 360, comma 1, n. 5), c.p.c, e deve emergere direttamente dalla lettura della sentenza, non già dal riesame degli atti di causa, inammissibile in sede di legittimità (Sez. 2 - , Sentenza n. 24434 del 30/11/2016, Rv. 642202 - 01). La violazione dell'art. 115 c.p.c. può essere dedotta come vizio di legittimità solo denunciando che il giudice ha dichiarato espressamente di non dover osservare la regola contenuta nella norma, ovvero ha giudicato sulla base di prove non introdotte dalle parti, ma disposte di sua iniziativa fuori dei poteri officiosi riconosciutigli, e non anche che il medesimo, nel valutare le prove proposte dalle parti, ha attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre (Sez. 3, Sentenza n. 11892 del 10/06/2016, Rv. 640192 - 01). Profili, questi, non dedotti in ricorso;

per il resto parte ricorrente pur denunciando, formalmente, ipotetiche violazioni di legge che vizierebbero la sentenza di secondo grado, (perché in contrasto con gli stessi limiti morfologici e funzionali del giudizio di legittimità) sollecita a questa Corte una nuova inammissibile valutazione di risultanze di fatto (ormai definitivamente cristallizzate sul piano processuale) sì come emerse nel corso dei precedenti gradi del procedimento, ritenendo errata la valutazione della Corte sulla inadeguatezza delle fasce di rispetto predisposte, così strutturando il giudizio di cassazione in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto, ormai consolidatosi, di fatti storici e vicende processuali, quanto l'attendibilità maggiore o minore di questa o di quella ricostruzione probatoria, quanto ancora le opzioni espresse dal giudice di 'appello non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone ai propri desiderata - quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei fatti di causa fossero ancora legittimamente proponibili dinanzi al giudice di legittimità;

in ogni caso non ha allegato di avere sottoposto al giudice di appello i dati fattuali, della diversa posizione dell'attore rispetto al posto assegnato e la esistenza degli altri accorgimenti adottati, comunque presi in esame dalla Corte territoriale;

con il secondo motivo lamenta la violazione degli articoli 2727 e 2729 c.c. riguardo all'utilizzo del regime delle presunzioni. In particolare, la Corte territoriale avrebbe dedotto dalla circostanza riferita da alcuni testi che durante la partita ed in occasione del goal cadevano petardi addosso ai tifosi, il fatto che il lancio degli oggetti provenisse dalla tifoseria ospite, con ciò operando una praesumpto de praesumpto;

la censura è infondata poiché la violazione riguarda la valutazione del materiale probatorio e non l'utilizzo illegittimo dell'istituto della presunzione: la Corte territoriale ha riferito che i testimoni hanno descritto la situazione affermando che "durante la partita dalla tifoseria opposta erano ancora arrivati oggetti nella curva Nord e che dopo il goal erano stati lanciati petardi", che petardi cadevano addosso ai tifosi e che in occasione della rete "si scatenò l'inferno". Da ciò ha ragionevolmente dedotto che il petardo o fumogeno era giunto dalla tifoseria opposta ("durante la partita dalla tifoseria opposta erano arrivati oggetti"), che tali oggetti erano rappresentati dai petardi ("dopo il gol erano stati lanciati petardi");

con il terzo motivo lamenta le medesime violazioni oggetto della doglianza precedente, sotto il profilo dell'adozione di nozioni di comune esperienza con riferimento alla distanza percorribile da un lancio in diagonale, al fine di ritenere inadeguata l'ampiezza dell'area di rispetto tra le tifoserie. Analoga censura riguarda il comportamento del C. ritenuto "normale" nel suo tentativo di allontanare immediatamente un oggetto di cui si ignorano le specifiche caratteristiche tecniche e ciò anche con l'uso delle mani. Al contrario le caratteristiche del luogo, la frequentazione dello stadio e l'esistenza di una tifoseria "calda", avrebbero certamente lasciato presumere la pericolosità dell'ordigno rinvenuto;

è inammissibile la censura relativa al fatto notorio: in tema di prova civile, in sede di legittimità è censurabile per violazione di legge l'assunzione da parte del giudice di merito di una inesatta nozione di fatto notorio - da intendere come fatto conosciuto da uomo di media cultura, in un dato tempo e luogo - e non anche il concreto esercizio del suo potere discrezionale di ricorrere alla massima di esperienza, che può essere censurato solo per vizio di motivazione (Sez. 5 - , Sentenza n. 5438 del 03/03/2017, Rv. 643456 - 01). Nel caso di specie il vizio è dedotto solo ai sensi dell'articolo 360, n. 3 c.p.c. quale inesatta nozione di fatto notorio. Ciò consente di escludere l'ammissibilità della seconda censura con la quale si contesta il potere discrezionale del giudice secondo cui rientrava nelle massime di esperienza la reazione adottata dal C. Quanto al profilo relativo alla distanza percorribile da un lancio diagonale, la censura è infondata, perché la Corte territoriale valuta la congruità della zona di rispetto sulla base delle dichiarazioni rese da un soggetto qualificato, il funzionario della Questura di Torino, M.M., ascoltato in sede penale il quale aveva rilevato che la distanza tra le opposte tifoserie di circa una decina di metri "non ha eliminato del tutto la possibilità di lanci di oggetti in diagonale ovvero tra tifosi posti su diversi livelli, sebbene l'abbia reso più difficile". Oltre a tale dato probatorio la Corte territoriale aggiunge la circostanza che il rischio di lanci in diagonale era concreto e noto, poiché i testi escussi avevano fatto riferimento agli oggetti che erano arrivati addosso ai tifosi. Pertanto, la valutazione esula da quella della massima di esperienza o del fatto notorio;

per il resto, anche il terzo motivo tende ad una inammissibile rivalutazione del merito della controversia;

con il quarto motivo lamenta la violazione dell'articolo 1227 c.c. e dell'articolo 41 del codice penale riguardo al comportamento tenuto dallo stesso danneggiato, ritenuto normale dalla Corte territoriale e prevedibile;

il motivo è inammissibile poiché si tratta di una valutazione in fatto operata dalla Corte territoriale; sotto altro profilo la censura è inammissibile perché parte ricorrente non ha allegato di avere sottoposto alla Corte territoriale i dati fattuali ai quali fa riferimento. Di essi non vi è menzione nella decisione impugnata, per cui la ricorrente avrebbe dovuto documentare di avere dedotto, ai sensi dell'articolo 1227 c.c. che il C. avrebbe preso parte agli scontri e che si sarebbe spostato fisicamente rispetto all'area dello stadio che corrispondeva al proprio biglietto;

con il quinto motivo lamenta la violazione l'articolo 112 c.p.c. e dell'articolo 101 c.p.c. oltre che dell'articolo 111, secondo comma, Cost, ai sensi dell'articolo 360, n. 4 c.p.c. In particolare la Corte avrebbe deciso sulla base di un elemento fattuale nuovo e cioè quello del lancio in diagonale dell'oggetto pirotecnico. Da ciò deduce l'inidoneità delle misure adottate con riferimento a tale specifico evento, diverso da quello prospettato dall'attore in citazione, con conseguente violazione dell'articolo 112 c.p.c. poiché la circostanza del lancio in diagonale sarebbe emersa esclusivamente dalle risultanze istruttorie. Ricorre, pertanto, un'ipotesi di decisione cd della terza via che, ai sensi dell'articolo 101, secondo comma c.p.c, avrebbe dovuto determinare la regressione del procedimento nella fase precedente;

il motivo è inammissibile poiché la ricorrente avrebbe dovuto allegare e trascrivere l'atto di citazione e rilevare che rispetto all'originaria deduzione ad a quella oggetto della denunzia-querela del C., le circostanze fattuali risultavano del tutto differenti;

in ogni caso è ragionevole la posizione della Corte d'Appello secondo cui la responsabilità contrattuale per lancio di un oggetto in diagonale non rappresenti un fatto nuovo rispetto alla responsabilità contrattuale per lancio di un oggetto esplosivo in generale, in quanto, come osservato dal Procuratore generale, il tema è sempre stato quello cinematico del lancio del petardo;

con il sesto motivo deduce la violazione degli articoli 1218 e 2697 c.c, ai sensi dell'articolo 360, n. 3 c.p.c. rilevando che la Corte d'Appello, nonostante l'elenco delle misure adottate dalla organizzatrice con la collaborazione delle forze dell'ordine, arrestava la propria indagine sulla sola ampiezza della zona di rispetto, realizzata a separazione dei tifosi ospitati. Ma tale precauzione non costituiva l'unica separazione tra le opposte tifoserie, poiché la distanza era salvaguardata ulteriormente attraverso divisori strutturali, quali il separatore in vetro antisfondamento in plexiglass, la rete metallica e le doppie bandelle elastiche, nonché attraverso il cordone degli agenti di polizia. Tali elementi avevano consentito di assolvere la società calcistica da ogni profilo di responsabilità penale;

il motivo è inammissibile poiché consiste in una richiesta di rivalutazione del materiale probatorio e della idoneità dello stesso a dimostrare l'adozione di tutte le cautele necessarie per evitare la responsabilità contrattuale. Sotto altro profilo, la censura non coglie nel segno poiché l'adozione di una serie di cautele di ordine generale attiene ad una valutazione della complessiva idoneità della struttura, ma non riguarda l'indagine concreta in oggetto, nella quale il profilo decisivo individuato dalla Corte territoriale interessa la pericolosità della limitata zona di suddivisione delle tifoserie rispetto alla possibilità, ricorrente frequentemente nella pratica, di lanci di oggetti e petardi incendiari;

con il settimo motivo lamenta, ai sensi dell'articolo 360, n. 5 c.p.c, l'omesso esame del documento acquisito d'ufficio dalla Corte territoriale relativo alle dichiarazioni rese dal funzionario della Questura. In particolare, il completo esame delle dichiarazioni rese dal funzionario della Questura, il quale riferiva di lancio di oggetti da parte dei tifosi collocati al secondo livello verso quelli posti al primo livello, avrebbe consentito di escludere ogni responsabilità nei confronti del C., che sulla base del biglietto acquistato avrebbe dovuto trovarsi al secondo livello;

il motivo è inammissibile poiché parte ricorrente non ha allegato di aver sottoposto al giudice di merito il dato fattuale relativo all'esatta collocazione del danneggiato all'interno dello stadio ed il suo presunto spostamento rispetto al posto assegnato, poiché di tale questione non vi è traccia nella sentenza impugnata. Per il resto vanno ribadite le considerazioni riferite al quarto e quinto motivo; ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile; le spese del presente giudizio di cassazione - liquidate nella misura indicata in dispositivo - seguono la soccombenza. Infine, va dato atto - mancando ogni discrezionalità al riguardo (tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra molte altre: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) - della sussistenza dei presupposti per l'applicazione dell'art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, inserito dall'art. 1, comma 17, della I. 24 dicembre 2012, n. 228, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione e per il caso di reiezione integrale, in rito o nel merito.

P.T.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese in favore della controricorrente, liquidandole in C 5.600,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi dell'art. 13, comma 1 quater del d.p.r. 115 del 2002, da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma ibis dello stesso articolo 13.

Così deciso nella camera di Consiglio della Terza Sezione della Corte Suprema di Cassazione in data 14 giugno 2018.

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